Numero speciale 45 anni di Prima – Editoriale

Nata nel 1973 Prima tocca il traguardo delle 500 copertine realizzate lungo 45 anni di vita in cui il mensile, i suoi speciali e il sito Primaonline.it hanno seguito gli sviluppi dell’universo comunicativo. Oggi per l’uscita in edicola del numero speciale di 380 pagine abbiamo deciso di anticipare sul sito alcuni passaggi significativi dell’editoriale di Umberto Brunetti, direttore di Prima, che nel 1973 ha avuto l’idea e ha raccolto un gruppo di soci per fare un giornale che raccontasse cosa succedeva nel mondo dei media, della politica, della cultura e della pubblicità.

Giorgio Bocca (di spalle), alla sua sinistra Sandro Bianchi (Manifesto), sul divano Umberto Brunetti (a destra), insieme a Piero Ottone (direttore del Corriere della Sera) e a destra Claudio Petruccioli (condirettore dell’Unità) durante la tavola rotonda sulle conseguenze del voto delle amministrative del 15 giugno sulla struttura e lo schieramento della stampa italiana, che verrà pubblicata su Prima Comunicazione n. 23 del luglio 1975.

Sintetizzava benissimo la missione che avrebbe avuto Prima la pagina di pubblicità del lancio con un bellissimo disegno di Tullio Pericoli. Il testo diceva: “Cosa fa in cattivo quando vuole apparire buono? Si camuffa. Una volta si camuffava con gli abiti. Oggi con le parole. L’uomo cattivo fa discorsi, chiacchiera, parla. Batte sempre sullo stesso chiodo: lui è buono. Lo dice con tutti i mezzi a sua disposizione: i giornali, la radio, la televisione, la pubblicità, il cinema, la politica i libri. Finchè la gente ci crede. E dice: lui è uno buono. ‘Prima’ si interessa di questo uomo, scopre come riesce a vendere i suoi miti le sue ideologie come il consenso popolare. Il potere. “

Sono passati 45 anni e 500 copertine da quel debutto, anni in cui se ne sono viste di tutti i colori, belli e brutti. Anni di grandi soddisfazioni umane e civili e di grandi preoccupazioni economiche. Ecco come li ricorda, senza tanti fronzoli, Brunetti.

“Sono pochi i giornalisti che in vita possono vedere un loro prodotto festeggiare un compleanno del genere. C’è Eugenio Scalfari con L’Espresso e poi con Repubblica, uscita nel 1976 in tempo perché noi potessimo vivere da vicino quella straordinaria impresa editoriale e giornalistica. Testimoni degli entusiasmi e delle preoccupazioni di Carlo Caracciolo, Scalfari e Mario Formenton, convinti di riuscire a inventarsi un quotidiano che avrebbe tolto la primazia al Corriere della Sera. Sudarono le classiche sette camicie e anche qualcuna di più, tanto che a un certo momento la Mondadori fu tentata di abbandonare la società. L’indiscutibile bravura di Scalfari, quella di un’ottima redazione e l’evoluzione della sinistra italiana furono gli ingredienti che assicurarono a Repubblica un successo straordinario sulla scena esangue dell’editoria italiana.

Si dirà che erano altri tempi e non solo perché non c’era Internet. Quando è nata Prima esistevano solo due canali televisivi della Rai e L’Unità arrivava anche a un milione di copie. Tempi di furia ideologica e creativa che permetteva, come è successo a me, di riuscire a imbarcare nella società che avrebbe editato Prima giornalisti di prim’ordine come Giorgio Bocca e Oreste Del Buono, ma anche manager olivettiani o di case editrici, pubblicitari come Gianni Muccini ed Emanuele Pirella, sociologi, consulenti e ricercatori. Insomma, una quarantina di persone interessate a un prodotto che raccontasse un mondo fino ad allora rimasto sotto traccia: il mondo del giornalismo, della pubblicità e della cultura soffocati dal conformismo politico e dal potere economico. Non a caso il sottotitolo di Prima – e anche lo slogan della prima campagna pubblicitaria con un disegno bellissimo di Tullio Pericoli di un diavolo che si trasforma in vescovo – era ‘Prima: la comunicazione come tecnica di potere’.

Eravamo aggressivi e un po’ faziosi, soprattutto nei confronti di quel sudario democristiano che ammantava tutto con una convinzione quasi spudorata. E anche con i rappresentanti di un giornalismo altrettanto conformista e leccaculo. Da lì nacque una rubrica tra le più divertenti di Prima – ‘Il lecchino d’oro’ – in cui prendevo in giro i giornalisti che si esibivano in prestazioni poco dignitose. Dopo anni e milioni di spese legali – perché molti giornalisti protestano quando sono querelati, ma corrono starnazzando dall’avvocato appena gli tocchi le penne – mi sono stufato, anche perché con il crescere bulimico del mercato editoriale e televisivo, per onestà iconoclasta, avrei dovuto riempire intere pagine di lecchini. Adesso, poi, con tutto il tracimare di cattiverie in Rete non ci si può più permettere di scrivere verità brutali e fuori dai ranghi. Altrimenti ti danno dell’hater, dell’odiatore. Una delle tante parole inglesi che hanno stupidamente invaso il nostro linguaggio con il dilagare delle tecnologie digitali.

(….)

Che cosa è successo di rilevante nel mondo di Prima in questi 45 anni lo raccontiamo pubblicando le notizie e le foto di quegli anni. È un grande lavoro fatto con il suo perfezionismo certosino da Dina Bara, aiutata da Marco Castrovinci. Il compito più difficile è stato selezionare le fotografie da contenere in due pagine ogni cinque anni. Il passato importante da ricordare e interessante perché rende ancora più evidente il contrasto con un presente abitato da personaggi e sensibilità diverse, che è il protagonista della prima parte di questo numero speciale. L’abbiamo intitolato ‘Da qui all’eternità’, un modo per dire che il mondo di chi produce informazione, prodotti industriali di qualità, creatività, intrattenimento, comunicazione ha un futuro, tanto più in una realtà spinta da sofisticate tecnologie……(continua).

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