Diritto d’autore, l’Ordine dei giornalisti: Google attacca la direttiva Ue per salvaguardare la dittatura dell’algoritmo

L’Ordine dei giornalisti prende le distanze dalla campagna stampa lanciata da Google per chiedere modifiche alla direttiva Ue sul diritto d’autore criticando duramente la logica dell’algoritmo che di fatto regola la circolazione dell’informazione online e di cui le piattaforme digitali sono padrone, Google in testa. E lo fa aprendo sul suo sito uno spazio di riflessione denominato “Insieme per la libertà”, il cui primo contributo è del giornalista Michele Mezza.

“La campagna scatenata da Google su tutti i giornali in Europa per la modifica della legge comunitaria sul copyright ha l’aggravante, oltre alla brutale pressione che esercita sugli editori, di cogliere un aspetto oggettivamente debole di quella legge”, spiega un post sul sito dell’Odg a firma di Michele Mezza. “Avere anche ragione per chi vuole usare l’occasionale giustezza delle sue osservazioni per ribadire un potere coercitivo è davvero insopportabile”.

“La legge che disciplina l’accesso ai contenuti della stampa è infatti inadeguata e del tutto datata”, secondo Mezza. “In una civiltà basata sulla circolarità dei contenuti e sull’accesso molteplice e immediato di ogni cittadino ad ogni notizia, requisito ormai essenziale per esercitare la propria cittadinanza, limitare e commercializzare quest’accesso è del tutto anti storico”.

“Il 75 % della pubblicità digitale è oggi bottino di soli 3 soggetti globali che nulla hanno a che fare con il mercato editoriale professionale”, ricorda inoltre Mezza. “Il 87 % di ogni query, ossia ricerca on line, viene oggi canalizzata dallo stesso Google. Non è monopolio ma vera e propria dittatura di un solo algoritmo”. Una dittatura che “va contenuta e risolta, come giustamente sollecita il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, in quella che al momento è l’unica reazione del mondo del giornalismo a quell’irruzione arrogante di Google”.

Carlo Verna, presidente Odg

Due sono le questioni fondamentali che Verna e l’Odg intendono evidenziare: la prima è che “la circolazione delle informazioni nel mondo e la loro selezione invece di essere una funzione pubblica è oggi una discrezionalità privata e proprietaria”. E la seconda è che “i sistemi intelligenti che governano con le notizie l’intera ricerca di contenuto sono basati sugli interessi e le discrezionalità dei proprietari e non sull’automaticità tecnologica”.

Motivo per cui, secondo Verna, “la rotta di Google va decisamente corretta: non può essere ‘insieme per il Copyright’, come il gigante digitale ha fatto pubblicare in una pagina a pagamento sui grandi quotidiani, ma ‘insieme per la libertà’ perché la circolazione delle informazioni nel mondo non può essere una discrezionalità privata e proprietaria”.

“Partendo proprio da quel che scrive Google, l’Ordine dei Giornalisti ritiene di dover affrontare direttamente questo tema strategico domandandosi chi decida, e per quali motivi, la circolazione dell’informazione”, conclude Verna. “Riteniamo necessaria una presa di coscienza per affermare l’assoluta autonomia e indipendenza dai poteri monopolistici che circondano ogni nostra scelta”.

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