‘Comandano i terroni’, titolo chock di Libero. Ira Di Maio: giornale finanziato anche dai terroni. Crimi: entro tre anni stop ai soldi

“Buongiorno con la prima pagina di Libero, giornale finanziato con soldi pubblici, anche quelli dei terroni. Questa e’ la preziosa informazione da tutelare con i vostri soldi! Ma tranquilli: abbiamo gia’ iniziato a togliergliene da quest’anno e nel giro di 3 anni arriveranno a zero. P.S. Anche questa volta l’Ordine dei giornalisti rimarra’ in silenzio?”. Cosi’, in un post su Facebook, il ministro e vicepremier Luigi Di Maio, commentando la prima pagina del quotidiano che apre con il titolo “Comandano i terroni. Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4”.

“Libero, il quotidiano del parlamentare FI con il record di astensionismo Antonio Angelucci, ha aperto stamattina con il titolo ‘Comandano i Terroni’, alludendo alle cariche istituzionali ricoperte da uomini e donne del Sud. L’ennesima prima pagina vergognosa di un quotidiano che negli ultimi anni ha ricevuto milioni di euro di soli contributi diretti statali e che ancora continua a riceverne. E sono soldi anche dei cittadini del Sud che hanno contribuito ogni anno per veder alimentare questo tipo di ‘informazione’, se cosi’ possiamo definirla. Questa e’ un’anomalia italiana a cui abbiamo messo fine in Legge di Bilancio. Da qui al 2021 taglieremo gradualmente i finanziamenti pubblici ai giornali che nel giro di tre anni saranno azzerati. Anche stavolta l’Ordine dei giornalisti rimarra’ in silenzio?”. Cosi’, in un post sul suo profilo Facebook Veronica Giannone, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera.

“Se allo stadio urlano “Terroni” arrivano denunce, curve chiuse, messaggi indignati. Oggi Libero lo scrive in prima pagina. L’Odg ha niente da dire? Non e’ ‘informazione’, e’ #razzismo finanziato con soldi pubblici (4,6 milioni nel 2017). Ma fra 3 anni finiranno anche per Libero”. Lo scrive su Twitter il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi.

Ordine dei Giornalisti

“Due modi diversi di voler male al giornalismo e di essere irrispettosi dei cittadini che hanno il diritto di essere correttamente informati. Per il titolo strillato del quotidiano Libero ‘Comandano i terroni’ e i relativi contenuti, è stata già predisposta la segnalazione al consiglio territoriale di disciplina. Recentemente il Tribunale di Milano ha confermato, su uno dei tanti brutti titoli di Libero che costituiscono un caso, una sanzione emessa dall’Ordine dei Giornalisti. Ma è altrettanto inaccettabile il post di Luigi Di Maio che, strumentalizzando la vicenda, torna a compiacersi per i tagli al sostegno all’editoria”. E’ quanto dichiara in una nota il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, in riferimento al titolo in prima pagina di oggi del quotidiano Libero e del relativo commento del vicepremier Di Maio sui suoi canali social.
“Attendiamo che il premier Conte e il sottosegretario Crimi – aggiunge Verna – attivino quel tavolo di ragionamento critico sui tagli all’editoria promesso in diretta dal Presidente del Consiglio durante la conferenza di fine anno. Imputare le colpe del quotidiano Libero a tutta la stampa libera è purtroppo perfettamente in linea con gli insulti generalizzati per i quali Di Maio è a sua volta atteso da un consiglio di disciplina”.

Fnsi

“Il titolo odierno di apertura del quotidiano Libero, dedicato ai ‘terroni’ ai vertici delle istituzioni, non può essere considerato una provocazione e neanche un divertissement. Senza voler invadere le competenze dell’Ordine dei giornalisti in materia deontologica, è semplicemente inaccettabile perché in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e anche con i principi della Carta di Roma, alla quale la Federazione nazionale della Stampa italiana ha aderito”. Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, che ritengono tuttavia “altrettanto inaccettabile l’esultanza del vicepremier Luigi Di Maio per il taglio del fondo per l’editoria, che non colpirà soltanto Libero, ma anche tante altre testate, assestando un colpo mortale al pluralismo dell’informazione e al mercato del lavoro”.
“In democrazia – aggiungono Lorusso e Giulietti – la chiusura di un giornale non è mai una bella notizia, neanche quando non se ne condivide la linea politica. Un esponente di governo che esulta per il taglio dei fondi all’editoria rende ancor più palese la sua idea di democrazia. Riformare il settore dell’editoria è possibile con l’introduzione di regole stringenti in materia di rispetto delle carte deontologiche e delle leggi sul lavoro, come proposto dalla Fnsi. Utilizzare il potere di legiferare per compiere ritorsioni e consumare vendette nei confronti di un settore industriale strategico per la democrazia e di una categoria di professionisti, come è recentemente avvenuto, non è degno di un Paese civile e democratico”.

 

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