Crimi su pirateria e pezzotto: è un reato che uccide il mercato e che va repressa, ma serve cultura

“L’IPTV, di cui oggi molti sentono parlare perché lo chiamano il “pezzotto”, è un sistema che consente di ricevere tutti i canali a pagamento gratuitamente o con un esborso veramente irrisorio. Quello che succede, e di cui molti non si rendono conto, è che è un reato: questa operazione va a toccare il mercato di quei produttori di prodotti audiovisivi, cinema, serie, film, e in qualche modo non si va solo a commettere un reato toccando le tasche, come molti pensano, dei grandi produttori e delle grandi multinazionali, dietro quelle multinazionali ci sono dei produttori, ci sono dei lavoratori, ci sono degli impiegati cioè gente che fa le riprese, artisti, e tutte queste persone lavorano in questo mercato. Nel momento in cui si commette questo reato si va ad incidere su questo mercato e si impedisce lo sviluppo”. Lo ha detto a Sky TG24 il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria Vito Crimi, che ieri con un post sui social ha denunciato il fenomeno delle IPTV illegali.

Vito Crimi (Foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

La diffusione illegale di contenuti audiovisivi – ha spiegato Crimi – uccide un mercato virtuoso “perché nel momento in cui non ci sono introiti sufficienti, automaticamente i produttori possono avere minori risorse per produrre nuovi prodotti, quindi, di fatto andiamo ad uccidere un mercato che è virtuoso, è un mercato in sviluppo, sempre. Le IPTV colpiscono le dirette televisive, in particolare gli eventi sportivi. Quando c’è un evento sportivo e un’azienda lo ha acquistato pagando i diritti, se viene diffuso illegalmente si vanno a ledere dei diritti, a minare l’economia di aziende e di conseguenza di tutto un mercato”.

Per combattere questo fenomeno “serve la cultura, serve di far comprendere l’importanza del prodotto autoriale, serve far comprendere, ma fin dall’inizio, fin dalle scuole, quanto è importante tutelare chi produce, e non lo si fa solamente in maniera repressiva. È vero però che esistono dei fenomeni che non possono non essere repressi, quindi, quando di fatto questa attività sfocia in un’ attività illegale va repressa, però bisogna partire sin dalla scuola”.

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