Tim, Cda: Genish sollevato dal ruolo di ad perché nascose i conti e le difficoltà nel rispettare i target del piano

La rimozione di Amos Genish dalla guida operativa di Tim rappresenta “l’esito di un fisiologico – per quanto sofferto – processo di perdita della fiducia dell’organo collegiale delegante nei confronti dell’organo monocratico delegato”. Lo si legge in un documento che elenca una serie di valutazioni predisposte dal Cda di Tim e depositate sul sito internet del gruppo in vista della prossima assemblea degli azionisti convocata per il 29 marzo.

Le ragioni che il Board adduce per giustificare la decisione di revocare a maggioranza le deleghe a Genish, sintetizza l’agenzia DowJones, fanno riferimento in particolare a un tentativo prolungato che quest’ultimo avrebbe messo in atto per nascondere al Consiglio le difficoltà nel rispettare i target del Piano strategico consegnato ai mercati solo qualche mese prima. “Le previsioni del primo anno del piano strategico approvato nel marzo 2018 non hanno retto al confronto con il deteriorato quadro competitivo e regolatorio, e comunque l’execution di questo piano non ha visto mettere in campo a tempo debito azioni correttive idonee a evitare l’obbligo di accertamento di un significativo impairment loss” da due miliardi di euro “in sede di relazione finanziaria al 30 settembre 2018”, si legge infatti nel documento, che definisce queste circostanze “di per sé sufficienti a mettere a dura prova la relazione fiduciaria con ogni Ceo, a tanto maggior ragione quando questo rapporto già aveva conosciuto momenti di tensione e cedimento”.

L’ad di Tim Amos Genish (ANSA / MATTEO BAZZI)

Nel ripercorrere le settimane critiche che hanno portato all’uscita dell’ormai ex group Ceo, il Cda di Tim ricorda come a Genish fosse stato “chiesto ripetutamente un momento di verifica del piano approvato” e constata come non sia stato “possibile instaurare un confronto aperto e conclusivo”, benché i risultati al 30 settembre “dimostrassero un progressivo e importante deterioramento, che ha concorso alle decisioni in materia di impairment” comunicate in novembre.

Il documento rivela inoltre che già nel luglio dello scorso anno le funzioni interne dell’azienda hanno predisposto un forecast che evidenziava “uno scostamento rispetto alle previsioni di budget contenute nel piano industriale”. Tale documento era stato consegnato all’a.d. che tuttavia “non lo ha trasmesso al Cda né al Comitato per il Controllo dei Rischi, nonostante i consiglieri ne avessero fatto richiesta, in quanto aveva ritenuto lo stesso incompleto e da sottoporre a ulteriori approfondimenti”.

Una serie di eventi che ha portato tra l’altro il Consiglio a rimandare al mittente il termine “golpe” che Vivendi e lo stesso Genish hanno utilizzato per definire gli esiti della riunione del 13 novembre nel corso della quale al manager israeliano erano state tolte tutte le deleghe di gestione dell’azienda.

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