Mentana su Open a un mese dal debutto: faremo un giornalismo “misto”. Il Seo? Non sapevo cosa fosse

Cosa ha imparato Enrico Mentana in un mese di Open? A spiegarlo è lui stesso in un’intervista all’Agi: “ho imparato ad avere pazienza con i giovani che non sono come noi e non sono ancora formati professionalmente”. Non soltanto: “All’inizio certe cose non le capivo, come ad esempio il Seo (l’ottimizzazione per essere trovati dai motori di ricerca) o i Tag (che marcano le parole chiave di un articolo)”. Ad aiutarlo il figlio Stefano, anch’egli giornalista: “Certo che mi dà consigli. Così come io li darei a lui se me li chiedesse”.

Open “non ha bisogno” di rincorrere l’ultimo tweet, spiega Mentana: “Uno dei motivi per i quali l’informazione in Italia non ha acquirenti tra i giovani è proprio questo: se vuoi sapere cosa dicono Salvini o Di Maio basta seguirli sui social media”. A tendere Open farà giornalismo di desk o da marciapiede? “Con il tempo faremo un giornalismo il più possibile misto”.

Una differenza tra il giornalismo di ieri e quello di oggi, secondo Mentana è che “noi siamo nati professionalmente in un’epoca dove entravamo in redazioni dove le regole, i flussi di lavoro erano codificati e seguiti da tutti: poteva capitare che qualcuno imparasse in fretta”. Mentre “oggi lo scenario è totalmente cambiato e in continua evoluzione: in questo contesto le regole, le procedure e i flussi te li devi inventare di volta in volta. E’ molto più complicato e difficile di prima”.

Sulla scelta di fare un sito pensato quasi esclusivamente per lo smartphone, il fondatore di Open conclude: “La maggior parte delle persone si informa attraverso lo smartphone e, se guardo avanti, penso che questo sarà sempre di più lo strumento unico per informarsi”.

E sul fatto che Open non prevede abbonamenti, come invece fanno altri giornali all’estero, ma è gratuito: “è un mio vizio: non ho mai cercato di copiare”.

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