“Tg1 caposaldo dell’informazione per pubblico maturo”. Carboni: mi considero un prodotto Rai, precario per 16 anni

“In un contesto di abbassamento complessivo della platea tv, anche per la forte pressione esercitata dai social, il Tg1 ha mantenuto la sua leadership, confermandosi caposaldo dell’informazione italiana, soprattutto presso la fascia di pubblico più matura e meno attratta dalle nuove offerte, ma anche – e questo è un dato lusinghiero – presso i segmenti dei 45-64enni (concentrazione +0.7% rispetto all’edizione del TG5 delle 20.00) e dei laureati (concentrazione +14.9% rispetto all’edizione del Tg5 delle 20.00), nel giorno medio feriale del periodo che va dal 1 ottobre al 30 novembre 2018″. Lo ha detto Giuseppe Carboni, direttore del Tg1, oggi in audizione in Commissione di Vigilanza Rai. (Nella giornata di oggi era prevista anche l’audizione del direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, successivamente rinviata).

Con il cambio di direzione negli ascolti del Tg1 non c’e’ stato alcun calo, tanto meno significativo, ha spiegato Carboni, che ha rilevato come nei primi due mesi di sua direzione, dal 7 novembre al 9 gennaio, lo share sia stato del 23,2%, un dato simile a quello del passato in occasione del cambio di responsabile. La variazione èstata “davvero minima”, ha evidenziato, intorno a -0,1%, “cioe’ niente in termini di platea televisiva”, ha aggiunto.

Giuseppe Carboni (Foto ANSA)

Nei primi giorni del nuovo anno, ha detto ancora elencando altri dati, l’edizione delle 20 ha avuto un seguito di quasi 6 milioni di persone (5 milioni e 725mila, con il 24,5% share), “un valore, questo, che supera quello dello stesso periodo del 2018 di +0,6% punti, e che quasi sempre porta l’edizione principale del Tg della prima rete ad essere il programma più seguito in Tv nell’intera giornata”. “Relativamente al 2019 l’edizione più vista è stata quella di domenica 13 gennaio, con 6 milioni e 202mila spettatori e il 25.9% di share”.

“Lo spettatore che ogni giorno sceglie il Tg1 per informarsi è per noi uno stakeholder, un giudice, un azionista che, edizione dopo edizione, decide se rinnovare o meno la sua fiducia”, ha aggiunto, rimarcando come “questa fiducia non va mai data per scontata, ma va mantenuta, migliorando costantemente il modo unico e distintivo, di fare informazione”. “Completezza, correttezza, unicità, accessibilità, affidabilità sono componenti fondamentali dell’identità del Tg1, al servizio di uno stesso obiettivo: restituire allo spettatore uno sguardo multiprospettico sulla realtà”.

“Il nostro impegno è fornire strumenti di lettura” dei fatti allo spettatore. “L’elemento del dubbio è uno strumento e non un limite”, ha detto il direttore, ricordando che il Tg1 è “un tg classico, che si deve confrontare e raccontare, un tg chiamato a confrontarsi anche con un mondo social in continua evoluzione” e dove il giornalista “non deve perdere il ruolo di intermediazione in merito all’arrivo della notizia”.

Una delle chiavi narrative del ‘nuovo’ Tg1 e’ quella del racconto in presa diretta, l’esperimento è già partito in alcune redazioni. Per l’inviato il racconto in presa diretta “rappresenta una modalità efficace e diversa” per informare il telespettatore, “rompendo lo schema rigido del servizio tradizionale”. E in controtendenza con la cosiddetta ‘deskizzazione’ dell’informazione, l’impegno – ha spiegato Carboni – è quello di andare a scavare, a cercare storie “lì dove nascono, la nostra voce narrante è sui luoghi dei fatti, raccontati in diretta”.
Il direttore del Tg1 ha quindi aggiunto che si sta lavorando alla costituzione di team di inviati, ai quali dare il compito di far sì che “nel racconto in presa diretta rendano riconoscibile al telespettatore lo stile, la qualità e l’accuratezza dell’informazione del Tg1”. Un telegiornale – ha poi detto Carboni rispondendo ad uno dei commissari – dove “dev’esserci tutto, ed e’ evidente che c’e’ una compressione” dei fatti.

Rispondendo agli interventi Paolo Tiramani (Lega – Salvini Premier) e Salvatore Margiotta (Pd) che ponevano questioni sull’equilibrio della testata, Carboni ha ribadito: “Il racconto della politica è complesso e delicatissimo. Il nostro sforzo è muoverci alla ricerca di un equilibrio complesso nel raccontare le ragioni della maggioranza e l’opposizione. L’obiettivo dove possibile è quello di tematizzare gli argomenti, per arrivare a una completezza dell’informazione”.

“La narrazione del governo e dell’opposizione non la fa il direttore del Tg1 ma le forze politiche”. “Le regole non le faccio io, cerco di mantenere il giornale in equilibrio. C’è una regola non scritta per parlare di politica, quella del 30, 30 e 30 (cioè dare un 30% dello spazio al governo, un 30% alla maggioranza, e un 30% all’opposizione, più un 10% degli organi istituzionali, ndr). Io sto di molto sotto quella soglia”.

“Liberare la Rai dalla politica è una grande missione, quello che il direttore del Tg1 può fare è basarsi su scelte meritocratiche e io su come si lavora ho avuto una scuola molto dura e severa”, ha aggiunto, per poi ripercorrere alcuni passaggi della sua carriera. “Mi considero un prodotto Rai. Sono stato preso da una radio privata tanti anni fa da un grandissimo professionista, Pierluigi Tabasso. Ho fatto la gavetta con i maestri di vecchia scuola Rai, quella creata da Bernabei. Ho iniziato dal basso, non sono figlio di nessuno e lo sottolineo, quest’anno faccio 40 anni in Rai, di cui 16 da precario. Sono salito per tutti gli step aziendali”.

Rispondendo a Daniela Santanchè che gli chiedeva se ci fossero stati motivi politici dietro la nomina di un vicedirettore in più rispetto al passato, Carboni ha spiegato: “Il settimo vicedirettore è servito per seguire al meglio nella giornata il flusso del lavoro. In un Tg1 con la prima edizione alle 6.30 ma il lavoro che inizia alle 5 della mattina per finire alle 2 di notte, devo avere una copertura completa, mi serve un controllo costante, nel senso buono del termine”. “Io non faccio un ragionamento basato su giallo verde rosso o nero, ma su una valutazione estremamente rigida delle capacità professionali” ha aggiunto.

 

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