Radio, ottima raccolta 2018 (+5.5%) e trend positivo da anni. Il futuro però passa dagli smartspeaker – INFOGRAFICHE

Sorrisi e pacche sulle spalle a profusione stamattina alla sede del ‘Sole’ per Radiocompass 2019. Evento arrivato alla quarta edizione, organizzato da Mindshare e Fcp, e  diventato una sorta di Stati Generali della Radiofonia italiana.

Clima di euforia alimentato all’apertura dei lavori da Roberto Binaghi e Fausto Amorese che hanno annunciato una raccolta 2018 in crescita del 5.5% (“oltre le aspettative”) ultima performance di un positivo trend che negli ultimi quattro anni ha segnato un incremento del 23%, secondo solo a Internet che registra un +40% nel quinquennio.

Risultati eccezionali che confermano la forza  della radio, mezzo antico di nascita ma  straordinariamente moderno grazie alla sua nota e apprezzata resilienza. Capace di legare a doppio filo gli ascoltatori e di essere estremamente efficace negli investimenti pubblicitari. “La radio è il mezzo leader come reach sul target commerciale 11-45, ha un rapporto formidabile audience-prezzo e funziona benissimo nell”ultimo miglio’, nella delicata fase che porta all’acquisto. E’ normale quindi che stia andando così bene considerando, oltretutto, che ci troviamo in una fase storica nella quale la tv comincia ad accusare qualche colpo e Internet non ha ancora espresso pienamente le sue potenzialità”, dice il chairman e ceo di Mindshare che spiega come la crescita della raccolta è legata anche alla dimensione del comparto: “il mercato radiofonico italiano vale 450 milioni di euro mentre la tv vale 4 miliardi. Le dimensioni contenute le consentono quindi margini di crescita che altri non hanno”.

“Per ora non si sente nemmeno la pressione delle piattaforme digitali come Spotify che non incidono più di tanto visto che al momento il loro core sono gli abbonamenti e non sull’advertising”. Ma non è detto che vada sempre avanti così, dice Binaghi che, alzando lo sguardo a tutto il mercato nazionale fatica a fare previsioni per l’andamento della pubblicità in questo 2019: “pensavamo di poter avere un moderato ottimismo e avevamo indicato come possibile dato un raccolta 2019 a +1%, ma i segnali di questi primi due mesi non sono incoraggianti e forse saremo costretti a rivedere le cose. E’ comunque presto per dire se si tratta di una contrazione congiunturale o strutturale”.

A differenza di altri Paesi europei la radio in Italia- secondo  i dati offerti da Radiocompass 2019 –   è  ancora un mezzo non tanto di sottofondo ma di attenzione (con un incremento del 9% rispetto il 2016). Inoltre  favorisce la prova di prodotto ed è  considerata una valida fonte di raccomandazione (con incrementi rispettivamente del 31% e del 10% rispetto il 2016). In Italia emerge anche un sentimento di passionalità nei confronti della radio che non ha eguali negli altri paesi europei, che sui social media sta esplodendo pur essendo complementare con la fruizione della Rete.

 

Uno degli interventi più apprezzati del Radiocompass è stato di Alberto Mattiello di JWT che ha provato a delineare il futuro della radio. Non esiste praticamente più un mercato della radio, ma piuttosto un mercato dell’ascolto, dice Mattiello secondo cui l’industry di questo comparto dovrà presto fare i conti con gli smartspeaker (come Google Home e  Amazon Echo). “Tra uno-due anni questi apparecchi saranno nelle case di tutti. La loro forza è essere un prodotto mainstream – non di nicchia! – che crea routine. Il 20% degli americani ne ha già uno in casa e visti i prezzi non è difficile immaginare che presto diventino  quello che una volta erano i Dvd: ne avremo tutti più d’uno in giro per casa”.

Dal suo osservatorio newyorkese Mattiello segnala anche che il ‘mercato dell’ascolto’ è in continua evoluzione con realtà digitali che potrebbero cambiare ancora gli scenari. L’esempio sono un paio di app, Laylo e ScoutFm. La prima trasforma chiunque in un talent scout musicale potenzialmente in grado di individuare e segnalare musica di successo. La seconda  è focalizzata sulla scoperta e condivisione di podcast.

Roberto Borghi

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Radiocompass è stata anche l’occasione per presentare lo studio ‘Tracce sonore’ di Federica Setti, chief research officer GroupM e Antonello D’Elia, consulting manager GroupM che ha suddiviso il popolo degli ascoltatori della radio in 8 cluster. 

L’enorme quantità di informazioni proprietarie relative al comportamento di navigazione degli italiani ha consentito a GroupM, media holding del gruppo WPP, di rileggere l’Italia e i comportamenti degli italiani attraverso i dati. Oltre 50 milioni di interazioni giornaliere (che si traducono in più di 350 interazioni settimanali) e più di 360 categorie di interessi hanno permesso a GroupM di innovare e ridefinire i confini della ricerca di base, elaborando informazioni per integrare metodi di ricerca sino ad oggi probabilistici con approcci innovativi e deterministici. La nuova “materia prima” dei big data, che la DMP proprietaria [m]Core raccoglie, è stata rielaborata attraverso due analisi integrate, una fattoriale e una dei cluster, per restituire l’affresco dell’Italia di oggi e per fare un focus ad-hoc sui pubblici della radio.

GroupM ha analizzato i dati raccolti e ha dato vita a una segmentazione della popolazione italiana suddivisa in otto cluster. I diversi segmenti sono stati definiti in base alle loro caratteristiche descrittive, ai loro consumi e alle loro fruizioni mediali, con un focus su alcuni indicatori relativi all’esposizione, al comportamento e ai ruoli che il mezzo radiofonico assume per ciascuno di loro.

Il primo cluster, le Active Family, sono 3,5 milioni di individui (10,8% pop) in prevalenza mamme di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Fortemente assorbite dalla gestione familiare, sono forti ascoltatrici della radio (il 65% di loro lo fa tutti i giorni) ma anche molto evolute anche nella fruizione del digitale. La radio, che ascoltano sia a colazione che durante la preparazione dei pasti, è parte integrante dell’atmosfera familiare. La radio risuona nelle loro giornate in momenti nei quali gli altri media fanno più fatica ad arrivare, nel posto – la casa – al quale appartiene ancora una quota preponderante dei consumi. FMCG, soprattutto.

I Money Seeker sono 4,1 milioni di persone (12,5 % pop), in prevalenza maschi di età tra i 35 e i 44 anni, orientati all’affermazione personale e lavorativa. La radio è la colonna sonora energizzante delle loro giornate: l’ascolta il 72% soprattutto in ufficio ed è fonte di aggiornamento continuo sia per le notizie dell’ultima ora che per i tormentoni musicali del momento. Tra i loro interessi spiccano gli argomenti finanziari, la tecnologia (con gli ultimi gadget) e la vita notturna. In termini di consumi parliamo di un target fortemente attratto da beni e servizi ad alto contenuto d’immagine e influenzati dagli stili di vita più up to date e più vicini al lusso accessibile.

Gli Small Business rappresentano il popolo delle partite iva: commercianti, artigiani, free lance, etc. Sono 3,6 milioni di persone (11% pop) e sono molto orgogliosi per il loro lavoro e per la loro appartenenza al territorio. La radio (73% tutti i giorni) è una presenza costante nelle loro giornate: la tengono accesa mentre viaggiano. Conoscono molto bene i palinsesti delle diverse stazioni radiofoniche sulle quali seguono con assiduità programmi e personaggi preferiti. Per questo segmento che è ancora la spina dorsale dell’economia italiana, la radio rappresenta un mezzo ad alta rilevanza sia per la comunicazione dei servizi professionali (prodotti e servizi legati al lavoro come tlc, mezzi di trasporto, etc.) che per i loro consumi personali.

I World Citizen sono oltre 4 milioni di persone (13,1% pop), di età giovane e centrale caratterizzate da uno stile di vita dinamico e orientato alla ricerca di esperienze di qualità. Dedicano la gran parte del loro tempo e delle loro risorse ai viaggi e all’esplorazione delle culture, anche le più lontane. Aggiornati e globalizzati, non sono il core target della radio ma hanno un rapporto intenso con il mondo audio (audioscape): tendono infatti ad approvvigionarsi di musica in rete, ma possono usare la radio per orientarsi meglio sulle piattaforme di streaming. Questo cluster rappresenta un laboratorio di osservazione fondamentale per comprendere i mondi audio del futuro.

Prevalentemente donne tra i 18 e i 34 anni, le Socializer sono 3,3 milioni (10% pop) e rappresentano una parte della popolazione che ormai vive in stato quasi simbiotico con i social, quelli visivi soprattutto. Sociali anche per abitudini di vita rappresentano la parte più spensierata della popolazione. I loro interessi chiave sono lo shopping in generale, il mondo beauty & fashion, le celebrities. Per loro la radio più che un medium è una festa: eventi e concerti che frequentano spesso e in compagnia. Hanno un legame molto forte con la musica che scelgono come si sceglie un outfit. Condividono le playlist dei personaggi più cool. E si legano ai brand radio che le portano vicino ai loro personaggi.

I Nester sono persone che vivono in modo più semplice e tranquillo. Sono circa 5 milioni (16,1% pop), frequentano sempre lo stesso gruppo di amici e hanno spesso un animale domestico. Sono pieni di curiosità e di interessi culturali: cinema, lettura, giochi. La radio (59% tutti i giorni) è una presenza costante nelle loro giornate, come sottofondo, mentre navigano on-line. Ma anche come bolla per cullarsi nel loro mood. Per questo target la radio è funzionale alla promozione di consumi legati all’intrattenimento e a mercati settoriali e tematici (prodotti di nicchia, consumi emergenti, etc.).

L’Open élite comprende oltre 2 milioni di persone (6,8% pop) di età superiore ai 45 anni. È il profilo più evoluto ed esclusivo: hanno una forte sensibilità per l’estetica e per temi sociali – come la sostenibilità. Sono forti utenti radiofonici (66% tutti i giorni) ma anche forti fruitori di quotidiani e pay tv. Per loro, ascoltare la radio è la cosa più vicina alla lettura. Un momento di ascolto attento e quasi meditativo. Anche nel weekend, mentre leggono, ad esempio, l’inserto culturale del loro quotidiano preferito. Per questo segmento la radio può essere un medium privilegiato anche per comunicare mercati di fascia alta e prodotti di qualità.

L’ultimo segmento, i Digital Mainstreamer, sono il segmento più numeroso, 6,4 milioni di persone (19,7% pop) e rappresentano la “gente”, ovvero la pancia generalista della nostra società. Sono il core target dei media di intrattenimento (social inclusi). La loro relazione con la radio è viscerale (69% tutti i giorni). Usano la radio per cantarci sopra (nella doccia o nel traffico) e la ascoltano per seguire i personaggi famosi e al supermercato. La radio è il medium dove trovare la voce o la canzone giusta che accompagna stati d’animo e situazioni, allegre e tristi. Rappresentano il popolo di riferimento del mass market. E la radio è uno dei mezzi più performanti, in assoluto.

 

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