Comunicazione interna Rai: le dichiarazioni ai media spettano a Cda, presidente e ad

La Rai richiama all’ordine dipendenti e collaboratori sul rapporto con i media. E lo fa con una comunicazione interna, firmata dal direttore delle risorse umane e dall’ad Fabrizio Salini, in cui il servizio pubblico altro non fa se non ricordare le disposizioni aziendali vigenti in materia dal 1993. In particolare che ogni dichiarazione resa agli organi di informazione “è di competenza esclusiva del Consiglio di amministrazione, del presidente e dell’amministratore delegato”. E che “l’unico soggetto legittimato a divulgare comunicati e informazioni aziendali è la Struttura relazioni con i media della Direzione comunicazione, relazioni esterne, istituzionali e internazionali”.

La sede Rai di Viale Mazzini (Foto Ansa -ALESSANDRO DI MEO)

Ogni altro soggetto aziendale “deve fare necessariamente riferimento in materia a tale Funzione, secondo le procedure autorizzatorie previste dalle citate normative aziendali”. Il fine di simili disposizioni, ricorda la Rai, è “prevenire eventuali danni d’immagine/reputazione” e “allo scopo di garantire un flusso comunicativo coerente e consapevole verso i media”.

“Ogni lavoratore (subordinato o autonomo, in coerenza con quanto previsto dagli specifici accordi contrattuali)”, prosegue il servizio pubblico, “deve astenersi scrupolosamente, e con riferimento a qualsiasi contesto pubblico o aperto al pubblico (incluse testate online, blog, social media, social network, ecc.), dal rilasciare interviste non autorizzate ad organi di stampa, connesse al ruolo aziendale (e comunque al rapporto di lavoro) o su tematiche attinenti attività e fatti aziendali in senso ampio”. E deve altresì astenersi dal “rilasciare commenti o assumere prese di posizione personali su attività, notizie e/o fatti aziendali, ovvero attinenti colleghi o altri esponenti aziendali”, nonché dal “divulgare, pubblicare o condividere informazioni aziendali riservate e/o coperte da segreto aziendale senza preventiva autorizzazione”. Divieti di divulgazione, pubblicazione o condivisione “si estendono altresì agli atti e ai documenti aziendali”.

Il compito di monitorare l’applicazione delle disposizioni spetta alla Direzione risorse umane e organizzazione. Ogni violazione “sarà valutata per i profili di carattere disciplinare”. Per quanto riguarda infine social network e presenza digitale, la comunicazione rimanda alla regolamentazione definita dalla specifica circolare.

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