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Il Foglio intervista Vittorio Feltri sui titoli offensivi e provocatori: lo faccio apposta, ecco perché

“Certo che provoco, lo faccio apposta”. Con queste parole, dopo l’ultimo titolo provocatorio di Libero [1] (“Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”, in precedenza c’era stato anche un “Comandano i terroni”), Vittorio Feltri prova a giustificarsi in un’intervista a ruota libera sul Foglio [2] esponendo le motivazioni per cui volutamente, spesso, decide di ricorrere a simili toni ed espressioni. Un linguaggio “offensivo” secondo la Fnsi e che l’Ordine dei giornalisti ha già segnalato al Consiglio di Disciplina, ma che ottiene, soprattutto sui social, visibilità, tempeste di commenti, prese di distanza e anche approvazioni.

Vittorio Feltri (Foto ANSA/MOURAD BALTI)

“Sono quarant’anni che sto dentro il codice dello sberleffo e della ribalderia”, spiega Feltri, che non si è affatto pentito del suo ultimo titolo (“assolutamente no”). E aggiunge, in un’intervista in cui non mancano, ancora una volta, provocazioni, volgarità e parole spinte: “io per natura sarei sempre tentato di scrivere in modo paludato. E invece scelgo professionalmente il linguaggio colloquiale e provocatorio”.

“Non ho nulla contro gli omosessuali”, precisa Feltri, e “tutti i miei migliori amici sono terroni”. Ma “se cè chi non capisce il codice dell’ironia, della provocazione, anche eccessiva e paradossale sono problemi suoi”. Il riferimento è, in particolare, alla componente pentastellata dell’esecutivo: al vicepremier Luigi Di Maio e al sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi che hanno colto l’occasione per ribadire l’intenzione di tagliere i finanziamenti pubblici a Libero.

“Fanno un decreto apposta?”, si domanda ironico Feltri, “vogliono trasformare l’Italia nell’Iran?”. E conclude: “non tutto quello che vorrebbero fare lo possono fare. Questi qua sono dei poveracci. Agiscono così, ma li riconosciamo. E’ una roba da stato etico”.