Tlc: le big Usa dominano il settore. Italia quarto mercato in Ue. Nel 2017 Tim prima per investimenti nel vecchio continente

Anche nel 2017 si conferma il primato per fatturato del mercato statunitense nel settore delle telecomunicazioni (310 miliardi di ricavi da servizi), seguito dall’Europa (213 miliardi) e dalla Cina (179 miliardi). E’ il dato che emerge dallo studio condotto da R&S Mediobanca sulle telecomunicazioni che mette a confronto i maggiori gruppi europei e italiani tra il 2013 e il 2017, e nei primi 9 mesi del 2018.
Stando ai numeri, nel 2017 le americane AT&T, con ricavi per 133,9 miliardi di euro, e Verizon Communications con 105,1 miliardi e la cinese China Mobile con 94,9 miliardi, si sono affermate come i primi 3 operatori internazionali, con Telecom Italia sedicesima con 19,5 miliardi.

(elaborazione R&S Mediobanca)

Stringendo il focus sul Vecchio Continente l’Italia nel 2017 è stata il quarto mercato per fatturato (con 32,2 miliardi di euro), dietro a Germania (56,7 mld), Regno Unito (40,1 mld) e Francia (36,2 mld) ma davanti alla Spagna, l’unica a crescere nei cinque anni (30,0).

(elaborazione R&S Mediobanca)

Tra le maggiori compagnie di telecomunicazioni europee sul gradino più alto del podio troviamo la tedesca Deutsche Telekom (74,9 mld), davanti alla spagnola Telefonica (52 mld), alla britannica Vodafone (46,6 mld) e alla francese Orange (41,1 mld). Telecom si colloca al settimo posto, con un fatturato di 19,5€ mld, in crescita del 4,4% rispetto al 2016, ma in calo del 15,1% sul 2013.

(elaborazione R&S Mediobanca)

Telecom Italia segna, tuttavia, una redditività industriale con un rapporto MON su fatturato al 18%, secondo solo a Telenor (21,4%). Al terzo posto BT Group (16,7%). Telenor segna l’incidenza migliore anche in termini di risultato corrente (21,5%) e risultato netto (9,6%), seguita da BT Group (rispettivamente 13,5% e 8,6%).

(elaborazione R&S Mediobanca)

Per risultato netto cumulato nel periodo 2013-2017, in testa si colloca Vodafone Group (69 mld), staccando sia Telefonica (15,8 mld) che Deutsche Telekom (13,2 mld). Telecom si posiziona all’ottavo posto avendo accumulato utili per 3,5 miliardi, di cui 2 miliardi ottenuti dalla controllata brasiliana.

Vodafone Group guida anche la classifica degli operatori europei con maggiore presenza estera con una quota di fatturato realizzato all’estero pari all’84,9%. Seguono la norvegese Telenor (al 77%, attività in parte dismesse nel 2018) e la spagnola Telefònica (75,7%, con il 49,3% dei ricavi concentrato in America Latina). In generale, le compagnie europee più importanti fatturano all’estero mediamente il 51,5% del totale. Sotto la media Telecom Italia, con una quota del 28%, di cui 23% in Brasile.
La compagnia italiana primeggia, invece, quanto a investimenti industriali sul fatturato (sia materiali che immateriali), con un 29,3% che la pone al primo posto davanti a Deutsche Telekom (27,2%) e Orange (18,4%).

Sotto il profilo patrimoniale, Vodafone ha la maggiore solidità finanziaria, con debiti finanziari sul patrimonio netto pari al 63,1%, mentre per Telecom Italia l’incidenza è più elevata (129,8%), ma comunque migliore di Telefónica (209%) e BT Group (138,5%). Confrontando invece l’incidenza della liquidità sull’indebitamento finanziario, Telenor segna il valore più elevato (30,3%), superando Orange (17,8%) e Telecom Italia (11,6%).

Nei primi 9 mesi del 2018, rispetto allo stesso periodo del 2017, il fatturato aggregato degli 8 principali operatori telefonici europei è diminuito del 3,1%. Il trend negativo riguarda, in particolare, Atlice e Vodafone. Chiudono in rosso i primi 9 mesi del 2018 anche Telecom Italia.

Guardando nello specifico alla situazione italiana, stando al report, il settore nel 2017 ha rappresentato l’1,9% del Pil, il 2,5% della spesa delle famiglie e il 5,2% degli investimenti complessivi. Sia nel 2016 che nel 2017 sono cresciuti i ricavi (+0,9% sul 2016), che toccano ora quota 32,2€ mld. Il fatturato della rete fissa è cresciuto del 3,8% (16,4€ mld in totale), mentre continua il trend negativo della rete mobilie che presenta un fatturato in calo dell’1,9% (15,8€ mld in totale). Nonostante il recupero avviato negli ultimi due anni, il settore TLC in Italia è in forte contrazione sul 2013 (-5,1% la rete fissa e -9,2% quella
mobile), rispecchiando un trend comune con altri paesi europei.

(elaborazione R&S Mediobanca)

Anche quest’anno la classifica dei principali player in Italia è dominata da Telecom Italia, con un fatturato di 19,5€ mld, in crescita del +4,4% rispetto al 2016. Novità al secondo posto dove Vodafone Italia (6,3€ mld, +1,3% sul 2016) ha scalzato Wind Tre, i cui ricavi si sono contratti del 4,5% e si attestano a quota 6€ mld. Se consideriamo i dati aggregati degli ultimi cinque anni, il fatturato si è ridotto per tutte le compagnie ad eccezione di Fastweb che ha segnato una crescita del 18,4%. Telecom Italia è, invece, la società che ha subito il maggior calo in termini di fatturato (-15,1%).

Telecom Italia (MON al 18% dei ricavi) eccelle per redditività industriale, seguita da Vodafone Italia (12%) e Wind Tre (10%). A causa della contabilizzazione di oltre 700€ mln per la ristrutturazione del personale, l’utile netto di TIM passa dal 9,7% del 2016 al più modesto 5,8% del 2017, perdendo il proprio primato in favore di Vodafone e Fastweb (entrambe all’8,2%). Anche il risultato corrente premia Vodafone (11,9% del fatturato), prima davanti a Telecom Italia (10,3%) e Fastweb (8,9%).
In generale, le TLC italiane hanno investito 7,15€ mld nel 2017 (erano 6,9€ mld nel 2016), per il 69% destinati alla telefonia fissa. Fastweb realizza, inoltre, il maggior tasso medio di investimenti del periodo 2013-2017 (32,7%) e del solo 2017 (32%). Dalla sua fondazione nel 1999, l’azienda del Gruppo Swisscom ha investito oltre 9€ mld nella propria infrastruttura di rete fissa. Seguono Telecom (25% nel quinquennio e 29,3% nel 2017) e Wind Tre (21,1% e 20,9%).

L’andamento dei ricavi nei primi 9 mesi dello scorso anni è piuttosto altalenante. C’è chi sale, come Fastweb (+7,2%) e Postepay (+5,8%) e chi scende, come Wind 3 (-11,2%), Tiscali (-10,8% nella prima metà dell’anno), Telecom Italia (-3,1%) e Vodafone (-6,2% nella prima metà dell’anno).

(elaborazione R&S Mediobanca)

L’ingresso nel mercato di Iliad ha prodotto una perdita per le concorrenti di circa 300€ mln se confrontiamo il fatturato aggregato del terzo trimestre del 2018 con quello dell’anno precedente. L’impatto di Iliad si è fatto sentire anche sul fronte Arpu (ricavi medi per unità). I 2,23 mln di clienti acquisiti dalla compagnia francese hanno portato ad una progressiva accelerazione nel calo dell’Arpu di tutti gli operatori, spingendo anche Telecom Italia e Vodafone a creare un secondo brand low-cost (rispettivamente Kena e ho.) con un generale calo dei prezzi.

(elaborazione R&S Mediobanca)

L’Italia, rileva ancora lo studio, è uno dei paesi con la più elevata penetrazione della fonia mobile (139%), dietro solo a Russia (160%) e Svezia (142%). In miglioramento anche il dato del 4G: nel settembre 2018 il 65% delle sottoscrizioni complessive è dotato, infatti, della tecnologia di trasmissione dati di quarta generazione. È ancora bassa, invece, la diffusione di linee fisse broadband con 27 connessioni ogni 100 abitanti rispetto alle 44 per l’Olanda e alle 42 per la Francia. Migliora il dato della copertura in modalità FTTH (Fiber-to-the-home), con il 21,7% delle abitazioni italiane raggiunte.

(elaborazione R&S Mediobanca)

L’Italia si posiziona, inoltre, solo al 27esimo posto mondiale per velocità di download (17,23 Mbps), lontanissima dalle prestazioni delle prime nazioni (Lussemburgo irraggiungibile coi suoi 375,78 Mbps) ma anche da quelle di molti paesi europei (dove spiccano i 90,36 Mbps dell’Islanda). Sul fronte 5G, dove l’Italia è tra i paesi pionieri nella sperimentazione (tra le 17 città europee scelte ben 6 sono italiane).

Per quanto concerne le quote di mercato nel mobile (inclusi gli operatori virtuali e le not human SIM), Telecom Italia torna primo operatore (31,0% a fine settembre), davanti a Vodafone Italia (29,4%), Wind Tre (29,1%), PosteMobile (3,9%), e Iliad (2,2%). Nel fisso (voce + dati) al primo posto c’è sempre Telecom Italia al 51,2%, seguita da Vodafone Italia (13,6%), Wind Tre (13,2%), Fastweb (12,7%), Linkem (2,8%) e Tiscali (2,2%). Telecom detiene la quota di mercato più ampia anche in quanto a banda larga (44,5%). Inseguono Vodafone (15,4%), Fastweb (14,8%), Wind Tre al (14,4%), Linkem (3,3%) e Tiscali (2,8%).

Per lo studio la sfida delle tlc si gioca anche sulle reti di nuova generazione di proprietà, in particolare sul numero di abitazioni connesse in tecnologia Ftth (Fiber to the home). In Italia Open Fiber a fine settembre 2018 ha connesso 3,6 milioni di abitazioni superando Fastweb e Tim entrambe a 3 milioni. La società, partecipata da Enel e Cdp, ha chiuso il 2017 con ricavi per 87 milioni, un risultato operativo negativo per 44 milioni e una perdita di 37,6 milioni. Per il 2018 è stimato invece un mol di 50 milioni di euro. Le linee di nuova generazione attivate da Vodafone (Fttc, Fiber to the cabinet) sono 3,2 milioni, circa 8 milioni complessivamente quelle di Fastweb e circa 22,4 milioni quelle di Tim (nella somma, avverte R&S, ci sono però anche delle linee secondarie Ftth).

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