Zuckerberg difende Facebook: non vendiamo dati. Noi più trasparenti sulle pubblicità viste rispetto ad altri media

“Noi non vendiamo i dati delle persone, anche se spesso viene detto il contrario”. Il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg scende in campo per difendere la sua creatura e per farlo sceglie un pulpito inedito: non un post o un’intervista, ma un commento firmato sul Wall Street Journal.

“Di recente ho sentito molte domande sul nostro modello di business, quindi voglio spiegare i principi in base ai quali operiamo”, scrive Zuckerberg cercando di rispondere ad alcuni punti sulla gestione dei dati e delle inserzioni pubblicitarie. Non a caso si intitola ‘The Facts About Facebook’.

Zuckerberg sottolinea di avere “bisogno delle informazioni” degli utenti “per il funzionamento e la sicurezza”. Ma sono gli iscritti a “controllare come li usiamo per la pubblicità”. La piattaforma è gratuita e “lavora separatamente con gli inserzionisti per mostrare annunci pertinenti”. Questo “può sembrare opaco e siamo tutti diffidenti nei confronti di ciò che non comprendiamo. A volte questo significa che le persone suppongono cose che non facciamo. Ad esempio, non vendiamo i dati degli utenti”.

Il ceo si riferisce al fatto che le informazioni raccolte non sono “vendute” direttamente agli inserzionisti. E’ Facebook che sfrutta i dati per garantire alle imprese di raggiungere il pubblico desiderato. Zuckerberg ne fa una questione di business: “Vendere le informazioni delle persone agli inserzionisti sarebbe contrario ai nostri interessi commerciali, perchè ridurrebbe il valore unico del nostro servizio”. Come a dire: se diamo i dati per soldi, la prossima volta non ci pagheranno perchè potrebbero sfruttare le informazioni in autonomia. Per questo motivo “abbiamo un forte incentivo a proteggere le informazioni delle persone dall’accesso di chiunque altro”.

Mark Zuckerberg (Foto Ansa EPA/ETIENNE LAURENT)

Zuckerberg contrattacca poi sulla trasparenza. Facebook non sarebbe opaco, al contrario “consente maggiore trasparenza e controllo sugli annunci che vedi rispetto a tv, radio o stampa. Su Facebook, hai il controllo su quali informazioni utilizziamo e puoi bloccare qualsiasi inserzionista”.
“I principi più importanti in materia di dati sono trasparenza, scelta e controllo”, scrive Zuckerberg dimostrandosi aperto a una “regolamentazione che codifica questi principi su Internet” perchè “sarebbe un bene per tutti”.
A chi sostiene che Facebook ottenga più informazioni e le conservi più a lungo del necessario, Zuckerberg risponde che “non c’è dubbio” che la raccolta sia abbondante. Ma per il fondatore è “importante per l’efficacia ma anche per la sicurezza dei nostri servizi”.

Come già fatto di fronte al Congresso, Zuckerberg spiega poi perchè non ci possa essere un’alternativa a un modello basato sulla pubblicità. “Quando ho fondato Facebook, non stavo cercando di costruire un’azienda globale. Mi resi conto che in Internet si poteva trovare quasi qualsiasi cosa eccetto quella che conta di più: le persone. Se ci impegniamo a servire tutti, allora abbiamo bisogno di un servizio accessibile a tutti. Il modo migliore per farlo è offrirlo gratuitamente”.
E al momento l’unica soluzione è la pubblicità. Il modello che ha “chiari vantaggi”: da una parte “miliardi di persone ricevono un servizio gratuito per esprimersi e rimanere in contatto con coloro a cui stanno a cuore”. Dall’altro “le piccole imprese hanno accesso a strumenti che le aiutano a crescere”. Su Facebook oggi ce ne sono “oltre 90 milioni”. “La maggior parte non poteva permettersi di comprare pubblicità televisive o cartelloni pubblicitari, ma ora ha accesso a strumenti che solo le grandi aziende potevano usare. Stanno usando i nostri servizi per creare milioni di posti di lavoro”.

“Alcuni temono che gli annunci creino un disallineamento tra i nostri interessi e quelli degli utenti”. Cioè  che Facebook incoraggi le persone a condividere e navigare anche a discapito della loro qualità della vita e della loro privacy. Zuckerberg nega: “Siamo molto concentrati nell’aiutare le persone a condividere e connettersi di più. Ma dal punto di vista commerciale, è importante che il loro tempo sia ben speso, oppure non utilizzeranno i nostri servizi nel lungo termine. Clickbait e altre porcherie possono creare coinvolgimento solo nel breve periodo, ma sarebbe folle favorirli intenzionalmente, perchè sono ciò che gli utenti vogliono”.
E allora perchè Facebook è ancora pieno di post che lo stesso Zuckerberg definisce “dannosi e divisivi”? Il problema esiste, ma non per volontà del social quanto per una sua mancanza: “L’unico motivo per cui i contenuto nocivi ci sono ancora è perchè lo staff e i sistemi di intelligenza artificiale che utilizziamo per esaminarli non sono perfetti, non perchè abbiamo un incentivo a ignorare il problema”.

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