I 20 anni di Montalbano: due nuove serie e un po’ di polemiche. La direttrice di Rai1, De Santis: spunti di riflessione, non imbarazzo

La Rai festeggia con una grossa torta i 20 anni di successi della fiction Montalbano, della quale lunedì 11 febbraio andrà in onda su Rai1 la prima delle due nuove serie tratte dai romanzi di Andrea Camilleri: ‘L’altro capo del filo’, un giallo sull’omicidio di una donna in una Sicilia toccata dal dolore degli sbarchi dei migranti; lunedì 18 febbraio, sempre in prima serata, andrà la seconda, ‘Un diario del ‘43’ sull’emigrazione all’inverso, il ritorno nella sua Vigata di un siciliano novantenne finito in America durante la guerra.

Nella foto gli attori Anna Ferruzzo, Elena Radonicich, Luca Zingaretti, Peppino Mazzotta, Giorgia Salari e Cesare Bocci (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Ma insieme alle pirotecniche candeline spente dall’attore-commissario Luca Zingaretti nella Sala degli Arazzi di viale Mazzini, sono scoppiettate le polemiche su una voce riguardo alla preoccupazione, ai piani alti del palazzo Rai, di uno sbilanciamento della fiction verso una posizione troppo favorevole all’accoglienza dei migranti, con il rischio di un nuovo ‘caso Baglioni’. Motivo per cui la direttrice di RaiUno,
Teresa De Santis, è scesa in conferenza stampa per gestire l’eventuale polemica. Archiviata con un “nessuna fibrillazione, il servizio pubblico dà conto in modo completo degli argomenti legati alla realtà, anche se complessi”, ma un attimo prima aveva avvertito: “Per la Rai nessun imbarazzo verso la fiction Montalbano, se ci fosse stato imbarazzo non ci sarebbe stata la messa in onda”.

Comunque lunedì 11 Montalbano sarà seguito non da ‘Che fuori tempo che fa’ di Fabio Fazio (spostato al martedì) ma da uno speciale di Vespa sulle elezioni in Abruzzo, cosa inusuale alla quale chiede spiegazioni il deputato Pd Michele Anzaldi.

Alcuni momenti delle riprese (foto di Duccio Giordano )

Per la Rai però la fiction del commissario siciliano è il prodotto vincente per eccellenza, seguito in media da 11 milioni di spettatori nel 2018 anche con 190 repliche, rilanciato dalla Bbc e da France Tv; “Il Cile si ferma quando c’è Montalbano”, dice una giornalista cilena.
Dal 1999, quando iniziò con ‘Il ladro di merendine’, “In 20 anni la fiction è stata vista solo in Italia da 1 miliardo e 200mila telespettatori”, informa Carlo Degli Esposti, patron della Palomar che produce la serie con Rai Fiction e con Nora Barbieri e Max Gusberti.
Realizzata dalla stessa squadra per 36 serie, “il personaggio non deve cambiare, è amato per il suo senso di giustizia ma anche perché deraglia un po’, scivola” verso l’umanità tutta italiana e siciliana che lo rende unico, spiega Zingaretti, indispettito dalle polemiche giornalistiche e politiche: “Sono roba vostra, perché continuate a parlare di fibrillazioni che sono state smentite? Io sono un attore, recito un copione e non faccio di testa mia, ma se volete sapere cosa ne penso sui migranti sentite il mio monologo dell’anno scorso”, ripete.  Su una bambina di tre anni affetta da una malattia rara, per Telethon.

Anche Degli Esposti è tranchant: “Ognuno faccia il suo mestiere, poi faccia le riflessioni che vuole. Vengo tutti i giorni in Rai, non vedo fibrillazioni su questo”.

“Camilleri invita a cambiare lo sguardo verso le cose, a vederle in modo diverso da quello che ogni giorno guardiamo in tv”, dice a Prima il regista Alberto Sironi. La fiction ‘l’Altro capo del filo’ si apre infatti con l’arrivo di un barcone e i migranti soccorsi sia dai poliziotti che dai ‘vigatesi’, con Montalbano che raccoglie il corpo di un naufrago ma anche sdrammatizza i sospetti su presunti infiltrati dell’Isis.
“Il messaggio di Camilleri è importante”, prosegue il regista “ ci vuole dire che tutta la cultura araba nei secoli ha portato al nostro Paese e all’Europa un apporto culturale enorme. Così individua le figure del flautista e del medico arabo e ci fa guardare all’immigrazione cogliendo il valore della differenza. Non è niente di politico o di contrario al governo, è un messaggio che capiranno tutti, anche chi non la pensa così”.
Squadra che vince non si cambia: “Siamo lo stesso gruppo da vent’anni”, prosegue Sironi, “stessi sceneggiatori – Francesco Bruni, Andrea Camilleri, Salvatore De Mola e Leonardo Marini -, stessi operatori, musicisti, scenografi. Rispetto agli altri abbiamo un grande scrittore come Camilleri, che può variare gli argomenti e renderli attuali”. “Dopo un periodo a ralenty, ora si girano due serie l’anno; per l’anno prossimo saranno tre, due film da due romanzi, ‘Il caso Catalanotti’ e ‘La rete di proiezione’, poi un altro da alcuni racconti”.

Il festeggiamento in conferenza stampa

Il cast è presente alla conferenza stampa: Cesare Bocci (il dongiovanni Mimì Augello); Peppino Mazzotta (Fazio) Elena Radonicich nei panni di Elena, la vittima, manca Angelo Russo, il rumoroso e sicilianissimo Catarella, a letto con l’influenza. Mentre viene ricordato più volte, anche da Zingaretti, l’attore Marcello Perracchio, il burbero medico legale (goloso di cannoli) che Camilleri fa morire anche nella fiction. E, sotto al cavallo di Viale Mazzini, tanti poliziotti siciliani e non, contenti che la loro, di squadra, sia protagonista di una serie così popolare.

Il festeggiamento in conferenza stampa

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