Carlo Verdelli, un direttore di idee e carattere per Repubblica

Domani il Cda di Gedi Gruppo editoriale nominerà ufficialmente Carlo Verdelli a direttore di Repubblica.‎ Una scelta motivata soprattutto dalla sua reputazione di innovatore di prodotti editoriali (dimostrata in modo eclatante alla Gazzetta dello Sport e a Vanity Fair) e di persona di polso nel governare le redazioni (dote che secondo gli editori serve molto a Largo Fochetti). Sarà interessante sapere cosa ha in testa il nuovo direttore per dare smalto e brillantezza a Repubblica come vorrebbe l’editore. Una grande responsabilità per il giornalista milanese, sessantaduenne, che sarà il quarto responsabile del giornale fondato nel gennaio del 1976 dopo Eugenio Scalfari, Ezio Mauro e Mario Calabresi.

Carlo Verdelli (Foto ANSA/GIORGIO ONORATI)

Verdelli è un vero animale di redazione, molto esigente e rigoroso, ha iniziato a lavorare come giornalista a 20 anni, collaborando proprio alle pagine dell’edizione locale di Repubblica. Un anno più tardi è stato assunto a Duepiù in Mondadori, poi passa a Pm (Panorama Mese) e a Epoca dove diventa inviato, caporedattore centrale e vice direttore quando alla direzione arriva Nini Briglia.
Nel ’94 Paolo Mieli lo chiama in Rcs a dirigere Sette, il magazine del Corriere della Sera, due anni dopo diventa vice direttore del quotidiano con delega alla supervisione di tutti i supplementi. Un breve passaggio alla direzione sviluppo e nuove iniziative di Rcs, quindi Verdelli entra in Condé Nast come vice presidente editoriale development e direttore del settimanale Vanity Fair che, con la sua gestione decolla e diventa il primo settimale femminile e gallina dalle uova d’oro del gruppo. Nel febbraio 2006 è di nuovo in Rcs come direttore della Gazzetta dello Sport, che rivoluziona nella grafica e nel modo di raccontare lo sport, inserendo nelle ultime pagine anche notizie non sportive. Quattro anni alla rosea e torna in Condé Nast come vice presidente esecutivo.

Nel 2015 Antonio Campo Dall’Orto, appena nominato direttore generale Rai, gli propone la direzione editoriale dell’offerta informativa. Per Verdelli, partito con grandi progetti di cambiamenti, è forse l’esperienza professionale più negativa dovendo misurarsi con la diffidenza e ostilità di più di mille giornalisti, con una azienda molto conservatrice che davanti alle sue proposte, ad esempio quella di spostare il Tg2 a Milano o il disegno per la digitalizzazione dell’informazione, ha alzato barricate. Fino allo scontro finale proprio sui ritardi sull’online con polemiche infuocate da parte del Cda aziendale, sindacati dei giornalisti e politica.
Di fronte alle quali all’inizio del 2017 Verdelli saluta tutti e lascia il cosiddetto servizio pubblico.

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