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Spotify ora punta ai podcast: in corso “trattative avanzate” con Gimlet

Spotify, il gigante svedese dello streaming di musica, sarebbe in una fase di “trattative avanzate” per finalizzare l’acquisizione di Gimlet, la società newyorkese che ha trainato lo sviluppo dei podcast negli Stati Uniti e ha nel suo catalogo alcuni degli audio-programmi più ascoltati oltreoceano.La notizia, che conferma il fermento che vive il settore dei podcast, è stata diffusa in anteprima venerdì 1 febbraio dal giornalista di Recode [1], Peter Kafka, e poi ripresa dal Wall Street Journal [2] e dall’esperto di podcast del sito Nieman Lab [3], Nicolas Quah, che citando fonti vicine all’azienda, ha scritto che l’offerta economica messa sul piatto da Spotify ammonterebbe a 230 milioni di dollari (poco più di 201 milioni di euro).

Daniel Ek, ceo e fondatore di Spotify

Gimlet media è stata fondata nel 2014 da due ex giornalisti della radio pubblica statunitense NPR, e autori di podcast di successo, Alex Blumberg e Matt Lieber. Il modello di business iniziale si basava sugli introiti pubblicitari, a cui dal 2015 si è affiancato prima un programma di membership a pagamento, e in seguito la produzione di contenuti audio sponsorizzati da dei brand partner.
In questi anni, la società ha raccolto in tutto circa 28,5 milioni di dollari di investimenti, compresi 5 milioni da parte dell’agenzia di pubblicità WPP, che nel 2017 è diventata socia di minoranza. Sempre nel 2017, al momento dell’ultimo round di finanziamento, il valore di mercato di Gimlet era stato stimato in 70 milioni di dollari.

Se l’accordo con Spotify venisse siglato, ha notato Quah, si tratterebbe della più grande acquisizione di sempre nel mercato dei podcast. Inoltre, sarebbe anche il primo acquisto in assoluto, da parte della compagnia svedese, di una società produttrice di contenuti. Secondo Kafka, finora Spotify non aveva fatto alcuna mossa in questa direzione “in parte perché è improbabile che abbia le risorse per comprare un’etichetta musicale importante, e in parte perché qualsiasi mossa per comprare un’etichetta più piccola farebbe irritare le grandi etichette, costantemente preoccupate che Spotify possa diventare un loro concorrente diretto”.
Diverso, evidentemente, è il caso dei podcast, anche se al momento – ha specificato l’articolo del Wall Street Journal – le trattative sono in corso ed “è ancora possibile che l’accordo non venga concluso”.