Ramses II testimone alla presentazione di ‘Nubiana’, libro sul salvataggio dei templi di Abu Simbel

Il Museo Egizio di Torino, uno dei luoghi dell’eccellenza culturale italiana, ha ospitato ieri pomeriggio, 4 febbraio, la prima presentazione del libro ‘Nubiana. The great undertaking that saved the temples of Abu Simbel’. Il volume, edito da Rizzoli, in inglese e con centinaia di magnifiche fotografie, racconta una delle imprese ingegneristiche più colossali del Novecento: il lavoro svolto tra il 1964 e il 968 per smontare i rimontare (180 metri più indietro e 65 metri più in alto) dei templi di Abu Simbel, in modo da metterli in salvo dalle acque della diga di Assuan, voluta dal presidente egiziano Nasser e inaugurata nel 1970.

Tra i protagonisti di questa impresa realizzata da un consorzio europeo, il gruppo di costruzioni italiano Impregilo che nel 2013 si è fuso con Salini spa, formando in gruppo Salini-Impregilo, uno dei gruppi di costruzione di grandi opere maggiori al mondo. Il libro è un modo per celebrare i 50 anni dell’impresa di cui sono pochi a ricordare le meraviglie.

La foto sulla cover di ‘Nubiana’

I due templi risalgono al XIII secolo prima dell’era cristiana, quando regnava il faraone Ramses II, la cui statua domina la Galleria dei Re dell’Egizio torinese dove si è tenuto l’incontro coordinato da Stefano Cingolani. Dopo Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo Egizio e il direttore del Museo, Christian Greco, che ha contribuito insieme a Beppe Mososio e a Tommaso Montonati alla parte storica del volume, ha parlato Ana Luiza Thompson-Flores, direttore dell’Ufficio regionale dell’Unesco per la Scienza e la Cultura in Europa, ricordando l’impegno dell’organizzazione nel salvataggio di Abu Simbel e di tutti i luoghi di valore storico e paesaggistico al mondo; si sono visti gli acquarelli del taccuino di viaggio in Egitto di Stefano Faravelli, e si assistito alla testimonianza di Luciano Paoli, marmista di Carrara che da giovane lavorò alla faraonica impresa come scalpellino.

Il marmista Luciano Paoli

Ha chiuso Pietro Salini, ad del gruppo, che ha sottolineato come fosse giusto, 50 anni fa, impegnarsi con mezzi, uomini e intelligenze per fare a pezzi i templi, e salvarli, sotto gli occhi ammirati del mondo. Era un’Italia che sapeva fare, che guardava al futuro. “Una sfida vinta, anche per le generazioni future”, ha detto Salini. “Perché le grandi opere vanno fatte, e fatte bene”. Parole che suonano chiare in un periodo come questo, in cui politici e istituzioni dibattono su scavi e lavori, dalla Tav (in sala tra i molti rappresentanti della economia e cultura torinese anche Mario Virano, direttore generale di TELT Sas, Tunnel Euralpin Lyon Turin, società binazionale incaricata della costruzione della contestatissima linea ferroviaria Torino Lione) ad altri mille cantieri, a volte perdendo di vista l’interesse comune e delle imprese italiane.

Pietro Salini e Stefano Cingolani

Il 13 febbraio il libro sarà presentato anche alla Triennale di Milano, con a seguire un concerto dei cameristi della Scala.

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