Garante Privacy: da parte di Facebook trattamento illegittimo dati personali alle politiche 2018

E’ stato “illegittimo il trattamento di dati personali dei cittadini italiani realizzato da Facebook” attraverso il prodotto Candidati installato sulla piattaforma del social network in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. A comunicarlo l’Autorità arante per la protezione dei dati personali in una nota in cui spiega di aver chiuso l’istruttoria contro il social creato da Mark Zuckerberg aperta in occasione dello scoppio del caso Cambridge Analytica. Il Garante vieta pertanto a Facebook il” trattamento di ogni eventuale dato raccolto mediante tali modalità e delle valutazioni espresse dagli utenti a seguito del messaggio che sollecitava la condivisione”.

Mark Zuckerberg (Foto Ansa / EPA/ETIENNE LAURENT)

La pagina in questione, si spiega, “consentiva agli elettori che fornivano il proprio indirizzo postale di avere informazioni sui candidati della propria circoscrizione elettorale e sui loro programmi. Facebook, pur affermando di non registrare informazioni su come gli utenti si fossero orientati su tali profili, conservava i file di log delle loro azioni per un periodo di 90 giorni, per poi estrarne ‘matrici aggregate’ non meglio definite”.

Inoltre, prosegue il Garante Privacy, “nel giorno delle elezioni appariva sul newsfeed degli utenti di Facebook un messaggio che sollecitava la condivisione dell’essersi o meno recati al voto e ad esprimere opinioni sull’importanza dello stesso”.

Il Garante “ha rilevato che queste due funzioni di Facebook, specificamente concepite e rivolte ai cittadini italiani in prossimità delle elezioni, non sono previste tra le finalità indicate nella ‘data policy’ della piattaforma”.

L’autorità ricorda che “i dati personali possono essere raccolti per finalità determinate ed esplicite e successivamente trattati in modo compatibile con tali finalità. A maggior ragione le finalità del relativo trattamento devono essere descritte con estrema precisione quando vengono raccolti dati sensibili, come quelli potenzialmente idonei a rivelare opinioni politiche, in modo tale da consentire agli utenti di esprimere il proprio consenso libero e informato. E dati ‘sensibili’ sono ad esempio le informazioni sull’essersi recati o meno alle urne o le dichiarazioni a favore del voto (rimaste visibili sulla piattaforma anche se, secondo quanto sostenuto da Facebook, non monitorate)”.

Il trattamento – si sottolinea dall’Autorità – viene giudicato illegittimo “in quanto basato su un generico consenso reso dall’utente al momento della registrazione alla piattaforma dopo la lettura di una informativa del tutto inidonea”. L’Autorità si è riservata la contestazione di sanzioni amministrative per gli illeciti trattamenti di dati riscontrati mentre il provvedimento è stato trasmesso all’Autorità di protezione dati dell’Irlanda, Paese dove è insediato lo stabilimento principale di Facebook in Europa, per le valutazioni di competenza, in cooperazione con il Garante italiano.

La replica del social: risponderemo a Garante. No impatto in Italia
“Stiamo esaminando la decisione del Garante Privacy e risponderemo a breve. L’indagine è nata dalla preoccupazione che i dati dei cittadini italiani potessero essere stati impattati da Cambridge Analytica ma, come abbiamo già chiarito, le prove mostrano che il dottor Kogan (creatore dell’app ‘thisisyourdigitallife’, ndr) ha condiviso con Cambridge Analytica solo i dati relativi agli utenti statunitensi”. Lo ha affermato il portavoce di Facebook, commentando la chiusura dell’istruttoria del Garante Privacy italiano.

“Come già detto in precedenza avremmo dovuto indagare di più nel 2015 sulle segnalazioni ricevute in merito a Cambridge Analytica”, ha spiegato il portavoce del social, sottolineando come “già all’epoca” erano state apportate “importanti modifiche alla nostra piattaforma e limitato in modo significativo le informazioni a cui gli sviluppatori di applicazioni possono avere accesso”. “Siamo fortemente impegnati nel proteggere la privacy delle persone e, solo nell’ultimo anno, abbiamo investito in risorse, tecnologia e partnership, oltre ad aver assunto più di 20mila persone impegnate sulla sicurezza. Stiamo lavorando duramente per affrontare queste sfide e prendiamo molto seriamente le nostre responsabilità in questi ambiti”.

Riguardo l’app ‘Candidati’, citata nell’istruttoria del Garante, Facebook ha spiegato che lo strumento è stato lanciato “lo scorso anno, in vista delle elezioni politiche 2018 in Italia, ed è pensato per favorire il coinvolgimento delle persone nelle elezioni e far conoscere meglio i partiti e i candidati locali. Ha permesso agli utenti, non solo di di scoprire i candidati del proprio collegio elettorale e le loro posizioni su temi rilevanti, ma anche di trovare informazioni sulle nuove modalità di voto e sui programmi dei diversi partiti e movimenti politici. ‘Candidati’ – ha aggiunto  il portavoce di Facebook – è stato realizzato con un ampio coinvolgimento della società civile e conteneva anche il video tutorial ufficiale sulle nuove modalità di voto, realizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Interno”. “Siamo convinti – ha affermato in conclusione – che ‘Candidati’ sia stata una risorsa preziosa per gli elettori in Italia e stiamo lavorando con il Garante per la protezione dei dati personali per comprendere meglio le sue obiezioni”.

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