Calabresi spiega su Repubblica la sua uscita: mancata sintonia con l’editore su organizzazione, priorità e linee di sviluppo

Sul cambio di direzione a Repubblica, Mario Calabresi  – sostituito  pochi giorni fa da  Carlo Verdelli – risponde ai lettori  nella rubrica quotidiana di Corrado Augias  a cui sono giunte molte richieste di spiegazioni. Augias ha quindi deciso di lasciare il suo spazio alla risposta del diretto interessato.

Mario Calabresi (foto Ansa)

Mario Calabresi (foto Ansa)

di Mario Calabresi –  Ringrazio Corrado Augias per avermi ceduto il suo prezioso spazio, così da poter rispondere brevemente ai lettori prima del mio editoriale di congedo tra una settimana.

Nei giornali di tutto il mondo i direttori cambiano con una certa frequenza, Repubblica finora aveva fatto eccezione, avendone avuti soltanto due in quarant’anni. Quando sono arrivato non ho messo il mio nome sotto la testata, lasciando solo quello del fondatore perché una eccezionalità era finita e un segno di normalità è anche una direzione di tre anni.

I tempi e i modi sono stati certo bruschi e repentini, inoltre le vecchie formule degli stringati comunicati aziendali probabilmente non funzionano più, viviamo tempi in cui si pretende trasparenza e dialogo orizzontale e tutto questo ha disorientato e spaventato molti di voi, così ho deciso di scrivere oggi, per dirvi che di Repubblica, dei suoi giornalisti e del nuovo direttore Carlo Verdelli potrete continuare a fidarvi.

Ricordo che anche quando arrivai, dopo i 20 anni di Ezio Mauro, tanti lettori erano preoccupati, temevano uno stravolgimento dell’identità e all’inizio furono diffidenti, poi il tempo ha fatto cadere barriere e costruito nuove relazioni feconde. I giornali sono case di vetro, ogni giorno avete la possibilità di valutare le posizioni, le idee e perfino le sfumature.

Non ci sono retroscena particolari in questo passaggio, motivazioni nascoste e oscure, e nemmeno un crollo nelle edicole o nei numeri digitali, ma idee diverse sull’organizzazione del giornale, le priorità e le linee di sviluppo. Quando tra l’editore e il direttore viene meno la sintonia, si chiude un ciclo.

Difficile nascondere che mi dispiace lasciare questa direzione, a cui ho lavorato con passione e dedizione, c’erano nuovi progetti e il cantiere del quotidiano era ed è in fermento. Sono convinto che Repubblica abbia espresso una sua identità chiara e forte, particolarmente preziosa in questo momento. Una linea di opposizione a questa maggioranza che sta isolando e lacerando l’Italia.

Mi sono battuto per un mondo aperto, per salvaguardare lo spazio europeo, per l’integrazione, per la scienza, le competenze e i diritti. Ma tutto questo fa parte del Dna di Repubblica, non sono soltanto mie convinzioni, appartengono al corpo dei giornalisti e alla comunità dei nostri lettori. Non ho dubbi che anche il nuovo direttore interpreterà, con il suo stile personale, questo mondo di valori.

Grazie di cuore a tutti quelli che hanno scritto in questi giorni esprimendomi apprezzamento e affetto, sono certo che con molti di voi ci ritroveremo anche in futuro a condividere storie e battaglie ideali.

 

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