Nel 2018 libertà di stampa deteriorata in Italia. Consiglio d’Europa: Giornalisti più attaccati con il nuovo governo

La libertà di stampa si è “chiaramente deteriorata in Italia” nel 2018 e “la maggior parte degli allarmi registrati sono stati inviati dopo l’insediamento del nuovo governo di coalizione il 1 giugno”. E’ quanto si legge nella Relazione annuale per il 2019 redatto dalle organizzazioni partner della piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo, in cui si afferma che “la libertà di stampa sul continente non è mai stata così fragile dalla fine della guerra fredda”.

Secondo il rapporto dell’organizzazione internazionale – che al nostro Paese dedica un paragrafo a parte – come a Turchia, Russia e Ungheria – “l’Italia è tra gli stati con il maggior numero di avvisi pubblicati sulla piattaforma nel 2018: tredici allarmi sono stati focalizzati sull’Italia, lo stesso numero della Federazione Russa”. Secondo i dati forniti dal rapporto, “la libetà di stampa si è chiaramente deteriorata in Italia nel 2018: il numero di violazioni segnalate alla Piattaforma è più che triplicato rispetto al 2017” e l’Italia “è lo stato membro dell’Ue con il più alto numero di minacce attive sulla piattaforma”, per un totale di 19. “Da giugno 2017, le autorità italiane non hanno risposto a tutti gli avvisi pubblicati sulla piattaforma”.

CC0 Creative Commons (foto: Pixabay.com)

“La crescente violenza contro i giornalisti in Italia e’ particolarmente preoccupante – aggiunge il documento – la mafia e il crimine organizzato rimangono una delle maggiori minacce dei giornalisti. Ventuno giornalisti italiani minacciati dalla mafia vivono in modo permanente protezione della polizia. Inoltre, diversi giornalisti sono stati intimiditi e attaccati da membri di gruppi neofascisti”.

“La maggior parte degli allarmi registrati nel 2018 sono stati inviati dopo l’insediamento del nuovo governo di coalizione il 1 giugno. I due vice primi ministri, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, esprimono regolarmente sui social media una retorica particolarmente ostile ai media e giornalisti”, aggiunge il rapporto.

Il commento del presidente dell’Odg, Carlo Verna:
“Un dato allarmante che dovrebbe essere un monito a quanti quotidianamente prendono di mira coloro che, di professione e spesso rischiando, intendono raccontare i fatti nella loro completezza”. Così il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, ha commentato le conclusioni che emergono dal rapporto delle 12 organizzazioni che gestiscono la piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalisti.
“Negli ultimi giorni c’è stata una escalation di minacce contro i cronisti. Ricordo le due teste mozzate di agnello sul cofano dell’auto di Fabiola Foti in Sicilia, oppure le porte sbarrate oggi alla redazione de La città di Salerno, per non parlare della montagna di querele temerarie per le quali al Senato sta iniziando una discussione per una legge di riforma”, ha aggiunto Verna.

“Tutto questo però non significa mancanza di responsabilità per i giornalisti che sono tenuti al rispetto della deontologia professionale, in tutti i luoghi e in tutti i contesti. Ricordo che chiunque, anche non giornalista, può segnalare ai Consigli Territoriali di Disciplina, che sono autonomi, violazioni dell’etica professionale”.

“Diritti e doveri vanno a braccetto. Vale per i cittadini e vale per i giornalisti, i quali godono di diritti aggiuntivi e di doveri aggiuntivi al fine di applicare il dettato costituzionale della libera informazione”, ha concluso.

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