La stampa locale antidoto alla polarizzazione del voto. Negli Usa pesa fino al 2%

Il combinato disposto tra la crisi della stampa locale negli Stati Uniti d’America e la “nazionalizzazione” delle notizie di politica interna sui principali quotidiani ed emittenti ha un prezzo: la polarizzazione delle scelte di voto.

Un seggio in Virginia (Foto Ansa)

Secondo uno studio condotto da tre docenti universitari sugli effetti prodotti dalla chiusura di 110 testate tra il 2009 e il 2012 (pubblicato da The Conversation e rilanciato da Niemanlab), l’1,9% degli elettori risulta più incline a votare per il medesimo partito, sia alle presidenziali sia per il congresso, laddove una voce dell’editoria locale si è spenta. Nell’indagine di Joshua P. Darr (Louisiana State University), Johanna Dunaway (Texas A&M University) e Matthew P. Hitt (Colorado State University) il paragone è stato fatto con segmenti di elettorato di aree dove invece non hanno chiuso giornali locali: qui l’elettorato si è dimostrato meno cristallizzato sulle proprie scelte di voto.

Per dare una misura della proporzione della crisi dell’editoria locale negli Usa, i tre studiosi ricordano che, mentre New York Times e Wall Street Journal hanno realizzato notevoli risultati grazie soprattutto agli abbonamenti digitali (e il Nyt ha assunto 120 persone all’interno della redazione) e la Cnn ha fatto registrare il suo record storico di ascolti nel 2018, lo stesso non può dirsi per le testate che si rivolgono al pubblico di un determinato stato, provincia o città. La maggior parte delle testate che hanno chiuso sono settimanali come il Clarke Courier of Virginia o il Boston Phoenix ma anche quotidiani come il Rocky Mountain News of Denver.

L’insieme di queste testate nel 2006 ha raccolto quasi 50 miliardi di pubblicità, impiegato 74mila dipendenti con una diffusione pari a 52 milioni di copie. Nel 2017 i ricavi sono scesi a 16,5 miliardi (un crollo pari al 66,4 per cento), la forza lavoro si è quasi dimezzata a 39mila unità (-47,3%), e la diffusione è scesa a 31 milioni di copie.

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