Mediaset, Nieri: settore tv sotto pressione, affrontiamo concorrenza sleale. Noi favorevoli al 5g, ma il passaggio sia guidato

“Siamo un settore molto sotto pressione perché siamo regolati e abbiamo a che fare con una competizione sleale e asimmetrica”. Lo ha detto Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset, durante un’audizione alla Camera sul 5G e i big data. “Come Mediaset abbiamo una tv gratuita con una copertura capillare grazie alle frequenze. Siamo l’unica piattaforma disponibile con 18 milioni di famiglie” che non hanno abbonamenti per la pay-tv; “27.500 dipendenti diretti e 90.000 occupati” mentre “Facebook più Google ne hanno meno di 200”, ha rilevato.

“Siamo completamente favorevoli allo sviluppo della tecnologia 5G”, ha spiegato Nieri, aggiungendo che “il digitale è stato un passaggio importante ma sicuramente non è il nostro settore che può giustificare l’investimento per una diffusione del 5G perché i nostri contenuti sono già tutti sulla rete”. “Non è per fare la televisione meglio di come la facciamo che si giustifica il 5G”, ha puntualizzato.

“Il nostro obiettivo è far arrivare i nostri contenuti a un più largo numero di persone possibile. Quindi, quando il 5G ci darà la possibilità di essere una televisione in mobilità, soprattutto sui device telefonici mobili, questa sarà un’ulteriore modalità di diffusione e Mediaset accederà per continuare a sviluppare la sua offerta”.

Gina Nieri (Foto ANSA/GIORGIO ONORATI)

Nel suo intervento Nieri ha parlato anche del contributo da 150 milioni di euro previsto dall’ultima manovra di bilancio, per il passaggio al nuovo digitale terrestre entro il 30 giugno 2022. “La previsione è rilevante ma non servono assolutamente a raggiungere l’obiettivo. Visto che l’asta 5G ha avuto successo riteniamo che ci debba essere uno sforzo più cospicuo” da parte del Governo, ha evidenziato.
“I televisori diffusi nelle case al 2022 devono essere attrezzati per ricevere le nuove tecnologie per questo chiediamo che la fase di transizione verso il 5G sia guidata” in modo da evitare che “l’upgrade tecnologico comprima un sistema della tv digitale terrestre che vuol dire occupazione, programmazione garantita, creatività anche italiana che viene difesa e un’offerta pubblicitaria per consentire alle aziende di continuare a investire nelle nostre aziende”.
“Abbiamo ancora le ferite della trasformazione del sistema televisivo da analogico a digitale perchè lo abbiamo totalmente pagato noi editori televisivi”, ha proseguito, rimarcando poi come in questa situazione ci sia “una discontinuità tecnologica”.

“Non c’è una resistenza da parte di un’azienda che non vuole favorire l’ulteriore sviluppo ma anzi mira ad essere un volano importante e rilevante perché è un’attività che va difesa anche per gli impatti” che ci possono essere. “Vogliamo che ci sia una sorveglianza continua e un piano di transizione che sia effettivo”, ha proseguito.

“Il ministro Di Maio ha costituito questo tavolo Tv 4.0, che sicuramente è fondamentale per questo tipo di transizione, ma c’è bisogno di un’attività quasi quotidiana”, ha concluso.

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