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L’Università Cattolica accende i riflettori sulla terza missione. Una responsabilità culturale di fronte alle nuove sfide

L’università che non ti aspetti è già realtà. Così si potrebbe parafrasare il titolo [1] e il senso dell’iniziativa con cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha voluto illustrare le sue attività afferenti alla cosiddetta terza missione (la prima sono gli studenti, la seconda la ricerca accademica), un pilastro sempre più imprescindibile per ogni ateneo che non intenda perdere il passo con la contemporaneità.

Il saluto del rettore

A presentare nell’aula Pio XI di Largo Gemelli il ricco bouquet di idee e progetti delle sedi padane (Milano, Brescia e Piacenza-Cremona) a servizio della società e dei territori sono intervenuti il magnifico rettore Franco Anelli, il direttore di sede Mario Gatti, Mario Molteni, delegato ai rapporti con le imprese, e Roberto Zoboli, delegato al coordinamento e alla promozione della ricerca scientifica. Mentre Paul Coyle, direttore dell’Entrepreneurial Mindset Network di Londra, ha tenuto un discorso sul concetto di università vivente.

Formazione continua, attività di consulenza e ricerca applicata sono i tradizionali ambiti che costituiscono la terza missione dell’ateneo, ha ricordato il rettore, e non sono soltanto mere voci di ricavi da mettere a bilancio insieme alle rette degli alunni. È un “ruolo culturale”, ha detto Anelli, quello svolto dalla terza missione, fondamentale per “far parlare i due mondi” dell’accademia, da un lato, e dell’azienda, delle istituzioni (in sala in prima fila c’era anche il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana) e del no profit, dall’altro, secondo una logica di contaminazione virtuosa e scambio reciproco.

Senza curare la terza missione, ha rilanciato Coyle, è dura per l’università “creare i semi del successo futuro”, i giovani, aiutarli a “comprendere il mondo reale”, assicurando loro studi al passo coi tempi e un adeguato livello di “employability”, spingere all’innovazione amministrazione e docenti (“il decision making negli atenei, si sa, può essere molto lento”, ha osservato), aprirsi a una dimensione “nazionale e internazionale” senza dimenticare le “realtà locali”.

“Milano – ha concluso il professore – è uno degli hub più importanti d’Europa”, il che rappresenta, se possibile, un’ulteriore risorsa per dare slancio alla terza missione. Non si tratta di un concetto statico, è stato ricordato più volte nel corso della presentazione, ma richiede capacità di leadership e visione, dunque una responsabilità comune da parte tanto di chi governa l’ateneo quanto dell’intera comunità accademica (studenti, docenti, amministrazione).

Il punto da cui l’impegno per promuovere la terza missione deve prendere le mosse è capitalizzare tutto ciò che già esiste in termini di attività e relazioni, come è stato ben illustrato dai delegati del rettore per imprese e ricerca scientifica Molteni e Zoboli. Otto alte scuole, 80 centri di ricerca, 7 centri di ateneo, 12 facoltà, istituti e dipartimenti, i poli di cattolicaPer (lo sport, il turismo, la scuola, le startup, ecc.). Senza dimenticare master, Mba, formazione continua e ci sono persino spazi di coworking come ContaminationLab e numerosi casi di spin-off di successo realizzati a partire da progetti di studenti e docenti.

Solo nel 2018 si sono tenuti 1.200 tra convegni, conferenze ed eventi in Cattolica. Studi e ricerche, progetti di comunicazione e report giornalistici non mancano di certo ma tanto altro può essere fatto ancora. E sarà fatto, ha spiegato Molteni, nuovi “progetti multi-disciplinari”, per “favorire imprenditorialità diffusa”, “intensificando il dialogo con i diversi interlocutori (enti, imprese, territorio)”, “intensificando l’attività di comunicazione” per “raggiungere nuovi pubblici”, “valorizzando gli Alumni, i nostri laureati, che sono una grande ricchezza” per l’Ateneo. Il tutto in pieno raccordo, ha assicurato Zoboli, con la ricerca accademica. Offrendo così nuove opportunità a tutti.

Del resto, come ha ricordato il rettore, l’Università Cattolica è pioniera della terza missione: “già con padre Agostino Gemelli si tenevano cicli di conferenze dedicate a laureati e persone colte, intendendo con questo termine (che oggi potrebbe anche apparire divisivo), chiunque abbia un interesse culturale e sociale da coltivare”. Una missione insomma da riscoprire ogni giorno tra antichi sentieri e nuove sfide.

Per l’occasione l’Università Cattolica ha messo in mostra il patrimonio archeologico aprendo la Sala delle Cinquecentine con volumi del 16esimo secolo o l’aula Bontadini, dieci metri sotto terra, che era la ghiacciaia dell’antico monastero di Sant’Ambrogio.