Dolce&Gabbana: per esprimere unicità e identità utile solo la carta stampata. Niente web e influencer, è il momento di tornare ai giornali

Dolce&Gabbana hanno scelto il concept per la loro campagna P/E 2019 che dovrà essere “pensata per la carta stampata, per le migliori riviste, per le testate che amiamo e a cui teniamo di più”. Lo spiega Stefano Gabbana a Vogue.it che precisa: l’’idea è di chiedere non a uno, bensì a sette fotografi di interpretare in piena libertà il dna della casa di moda e la collezione di questa stagione. Con un casting che include personaggi iconici fianco a fianco a volti nuovi.

Dolce&Gabbana (foto under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license

Dolce&Gabbana (foto under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license

Ma qual è la logica dietro questa campagna, apparentemente controcorrente? Dopotutto, molte case di moda investono sempre più risorse nei digital influencer e nei social media. Spiega Gabbana a Vogue.it: «Utilizzare i media tradizionali in modo ancor più massiccio che in passato: ecco l’idea. Credo che nessun altro stia facendo qualcosa di simile. In un mondo sempre più globalizzato, esprimere la nostra unicità è diventato sempre più importante. Spiegare la nostra identità in questo modo è possibile solo attraverso la carta stampata: sfogliando le pagine di un giornale, a una a una, il punto di vista di ciascun fotografo si riconosce chiaramente, a colpo d’occhio. Se avessimo fatto un post, o lanciato una campagna digitale non sarebbe stata la stessa cosa. Per noi», prosegue lo stilista, «questo è il momento di tornare ai magazine, e anche ai giornali, di andare nella direzione opposta rispetto agli altri. Siamo un’azienda del lusso, ed esprimiamo il nostro valore attraverso un punto di vista unico. Nel 2019 la stessa cosa vale per i magazine. Mentre tutti sono sullo smartphone, comprare la carta stampata potrebbe sembrare un lusso. In realtà se ne ricava un punto di vista unico, preparato con cura e tempo. Per me è il momento del grande ritorno delle riviste: potere alla stampa!».

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