La commissione parlamentare Uk sui media accusa Facebook: si comporta da “gangster digitale”

Facebook avrebbe “intenzionalmente e consapevolmente” violato le leggi sulla privacy dei dati e anche le leggi anticoncorrenziali mentre chiedeva alle società di social media di assumersi responsabilità legali per i contenuti condivisi sulle loro piattaforme. Così il rapporto del Comitato Digitale, Cultura, Media e Sport del Parlamento britannico, che ammonisce: “le società di social media non possono nascondersi dietro la pretesa di essere semplicemente una ‘piattaforma’ e sostenere che non hanno alcuna responsabilità nel regolare il contenuto dei loro siti”.

zuck fb

Mark Zuckerberg (Foto Ansa-Ap)

Il rapporto, frutto di 18 mesi di indagini, ha esaminato anche una serie di email interne a Facebook e accusa il social network di essere “disposto a scavalcare le impostazioni sulla privacy dei suoi utenti per trasferire dati ad alcuni sviluppatori di app”. Non mancano i toni forti: i parlamentari che compongono il comitato spiegano infatti che “ad aziende come Facebook non si dovrebbe permettere di comportarsi come veri e propri gangster digitali” che non rispettano la legge. Un passaggio che è stato ripreso anche dal Guardian.

I legislatori hanno anche accusato l’amministratore delegato Mark Zuckerberg di mostrare “disprezzo” al parlamento britannico scegliendo di non apparire davanti alla commissione né di “rispondere personalmente a nessuno dei nostri inviti”.

Nel mirino dei parlamentari è finita la gestione definita “opaca” di Facebook che “sembrava essere progettata per nascondere la conoscenza e la responsabilità di decisioni specifiche”. Il comitato ha chiesto l’istituzione di un codice etico obbligatorio supervisionato da un regolatore indipendente per redigere un regolamento di comportamenti accettabili e inaccettabili sui social media.

“Il processo dovrebbe stabilire una chiara responsabilità legale per le società tecnologiche di agire contro contenuti dannosi e illegali concordati sulla loro piattaforma”, afferma il rapporto. L’autorità di regolamentazione dovrebbe avere la possibilità di avviare procedimenti giudiziari “con la prospettiva di amministrare grandi multe” per società non conformi.

Un nuovo caso che coinvolge il social network di Zuckerberg, dopo lo scandalo Cambridge Analytica, la società di consulenza con base a Londra, che è stata in grado di raccogliere i dati di Facebook fino a 87 milioni di utenti in tutto il mondo, e dopo la recente accusa di pagare 20 dollari al mese per avere i dati dei giovani.

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