Calabresi saluta Repubblica: investito su qualità e innovazione per raccontare un mondo radicalmente cambiato

E’ oggi in edicola l’ultimo Repubblica firmato da Mario Calabresi. La guida del quotidiano del gruppo Gedi passerà da domani, 20 febbraio, nelle mani di Carlo Verdelli. Nel suo editoriale di saluto e ringraziamento, Calabresi traccia un bilancio di quanto accaduto nei 3 anni in cui ha guidato il giornale.

“In questi mille giorni siamo passati da Obama a Trump, dai discorsi ispirati ai tweet rancorosi, dal dovere di salvare chi sta affogando al dovere di respingerlo, dagli ultimi fuochi dell’idea di progresso alla chiusura totale nelle nostre paure”, scrive il giornalista, riassumendo i principali eventi esteri e italiani, senza tralasciare ovviamente le vicende politiche di casa nostra e le ripercussioni che hanno avuto anche sul mondo del giornalismo.

“Ci hanno rimproverato di avere pregiudizi, ci hanno intimato di lasciarli lavorare, ci hanno accusato di lanciare falsi allarmi, invece era chiaro che l’ignoranza e l’improvvisazione ci avrebbero portato fuori strada e che i nuovi razzismi avrebbero lacerato il tessuto del Paese”, racconta, parlando di un atteggiamento di “fastidio verso chi fa opposizione o contro chi semplicemente esercita un diritto di critica”, con “la stampa non fiancheggiatrice diventa nemica del popolo e va messa all’indice”.

“Gli attacchi e le pressioni che abbiamo ricevuto sono stati pesanti, ci siamo preoccupati ma non abbiamo mai arretrato, perché la cronaca e la storia indicano che mai tutto è perduto, che resistere è difficile ma possibile”, aggiunge.

Mario Calabresi (Foto ANSA/FABIO FRUSTACI)

“L’impegno a Repubblica sia stato quello di investire sulla qualità e sulla capacità di innovare”, chiosa Calabresi. “Abbiamo dato il meglio nel classico giornalismo di inchiesta” sottolinea ancora facendo un bilancio di quanto fatto dal giornale sotto la sua direzione. “C’è stato un modo nuovo di raccontare la cultura, e Robinson ne è l’esempio migliore, di aprire alle diverse voci della stampa europea con Fuoricampo, fino a quel grande laboratorio multimediale che è stato Super8: la stessa storia raccontata in tre linguaggi diversi con il long journalism sulla carta, i documentari per la televisione e le serie per il web.

“Resto convinto che il futuro del giornalismo non possa più essere solo nella carta e che la qualità non si possa identificare con una sola piattaforma, per questo abbiamo lavorato su un sistema informativo nuovo e largo, dai video alle newsletter, dalla presenza sui social a Repubblica delle Idee, dai supplementi ai tanti inserti settimanali”.

“Abbiamo sperimentato molto e con successo in un tempo di tempestosa transizione: ne è davvero valsa la pena. Sono orgoglioso di aver aumentato la presenza di firme femminili e aver dato spazio anche ai più giovani”, conclude Calabresi, prima di salutare Verdelli: “persona che stimo per preparazione e tenacia, professionista dotato di una straordinaria capacità artigianale di scovare e raccontare grandi storie e fenomeni sociali”.

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