Tim, Vivendi: con consiglieri di Elliot situazione precaria. Revoca per cda indipendente

Vivendi apre alla rete unica Tim-Open Fiber, ma torna in pressing in vista dell’assemblea del 29 marzo, chiedendo la revoca dei cinque consiglieri in quota Elliot, rimarcando come l'”inadeguata gestione” degli amministratori indicati dal fondo Usa abbia “portato Tim in una situazione precaria”.

La proposta dei francesi “per restituire valore a Telecom Italia” è spiegata in un documento di 48 pagine pubblicato nel quadro di una sollecitazione di deleghe di voto. La revoca non vuole essere “una contesa per il controllo di Tim”, si difende Vivendi, “ma esclusivamente una sollecitazione a nominare un cda veramente indipendente”.

In questo scenario si inserisce l’apertura di Vivendi alla rete unica. Secondo i francesi la rete fissa di Tim è “fondamentale per la creazione di valore ed è pronta a supportare la fusione di Open Fiber con Tim nel caso in cui le condizioni siano corrette ed eque da un punto di vista operativo, finanziario e normativo e supervisionate da un cda composto in maggioranza da amministratori indipendenti”.

Arnaud de Puyfontaine, CEO di Vivendi e Presidente di Telecom (Foto Ansa/Riccardo Antimiani)

I francesi spiegano che sosterranno “qualsiasi proposta che si riveli nel miglior interesse a lungo termine di tutti gli azionisti di Tim e degli altri stakeholder di Tim”, inclusi i modelli di business alternativi di rete fissa, ma anche “iniziative di riduzione del debito, potenziale vendita di asset non strategici, semplificazione della struttura del capitale e distribuzione dei dividendi”.

Nel mirino di Vivendi ci sono le promesse non mantenute di Elliot: con la gestione degli amministratori indicati dagli americani “è stato distrutto il valore per gli azionisti” (il prezzo delle azioni Tim – evidenzia il documento – ha perso circa il 40%) e “sono aumentati i rischi”. Ecco perché “il cambiamento deve iniziare subito”, avvertono i francesi, proponendo come soluzione la sostituzione dei 5 consiglieri incriminati con i 5 indipendenti proposti. Solo un simile board, assicura Vivendi appellandosi agli azionisti, avrà “la credibilità e la fiducia” necessari per implementare in modo obiettivo qualsiasi piano industriale strategico.

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