Casarin, direttore TgR: nelle sedi regioni mancano giornalisti. La Rai pensi ad un concorso dedicato

Gli ascolti della Tgr sono in netta crescita e il Tgr della sera, in onda alle 19.35, è il secondo più seguito tra i tg Rai dopo il Tg1. Lo ha spiegato il direttore delle testae regionali Rai, Alessandro Casarin, in audizione in Commissione di Vigilanza. “L’edizione principale della sera, nei primi due mesi del 2019, registra una media di 2,8 milioni di telespettatori, diventando così il secondo tg della Rai dopo il Tg1, con uno share del 12,8%, che segna un +1,1% sullo stesso periodo dell’anno scorso”, ha aggiunto, esprimendo anche una certa soddisfazione per i dati di ‘Buongiorno Italia’, la trasmissione in onda al mattino con collegamenti e contributi di tutte le sedi regionali. “E’ arrivato al 13,4% di share nei primi due mesi del 2019, con un +2,6% sull’anno scorso”, ha specificato Casarin.

Alessandro Casarin (Foto ANSA/ GUIDO MONTANI)

Nel corso del suo intervento il direttore delle TgR ha affrontato il tema dei giornalisti impiegati nelle sedi regionali, sostenendo la necessità di organizzare dei concorsi ad esse dedicate “per colmare le carenze di organico che riguardano alcune regioni”.

Dopo il concorso del 2015, che metteva in palio 100 posti, sono stati assunti 200 giornalisti, perché la Rai decise di andare avanti nella graduatoria che è composta da 400 persone, ha ricordato. “Ora, la Rai deve decidere se andare avanti con la graduatoria o bandire un nuovo concorso”, ha rimarcato. “Io propongo un nuovo concorso su base regionale, che metta in palio un numero di posti diverso nelle diverse regioni a seconda delle esigenze della Tgr”.

“Con il concorso nazionale è successo che la maggioranza dei colleghi selezionati provenivano da Roma e Milano e lì vogliono tornare. E io passo moltissimo tempo a occuparmi di richieste di trasferimento che mi fanno ritrovare posizioni scoperte nelle regioni che non siano Lazio e Lombardia. Allora sarebbe molto meglio che i giornalisti si candidassero direttamente per le sedi regionali dove c’è bisogno e che fossero disposti davvero a operare in queste regioni”.

Ma siccome l’organizzazione di un concorso richiede circa un anno per arrivare alle graduatorie, in questo caso regionali, “nel frattempo per colmare i buchi degli organici delle sedi regionali si potrebbe attingere alle scuole di giornalismo, cominciando da quella di Perugia, dove ci sono già pronti ad entrare in servizio 73 giornalisti ‘digital’ (quelli che operano come producer autonomi con telecamerina, ndr), visto che la Rai finanzia annualmente quella scuola”, ha concluso.

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