Radio comparto in salute. Confindustria: volano i ricavi e la pubblicità delle emittenti nazionali, calo della raccolta locale

+6,7% i ricavi totali delle radio a livello nazionale (+3,7% i ricavi pubblicitari), +1,6% i ricavi totali delle radio locali (-4,8% i ricavi pubblicitari): i risultati relativi all’analisi dei bilanci (radio nazionali, commerciali, radio di servizio pubblico e 383 radio commerciali locali) pubblicati nell’ultimo Studio Economico di CRTV evidenziano come la radio avanzi fra conferme e novità.

Nel 2016 i ricavi totali raggiungono i 525 milioni di euro. La radio locale pesa per il 28% del totale mercato (pubblico e privato), 38% all’interno del solo settore privato, leggermente in calo per peso ma pur sempre importante. Su quote analoghe (e con andamenti ugualmente leggermente decrescenti) anche i ricavi pubblicitari leggibili da bilancio, ossia facenti capo all’editore al netto degli sconti di agenzia e dei margini delle concessionarie. “Lo studio di CRTV, ancora una volta, rappresenta con concretezza lo stato del settore radiofonico, nazionale e locale, accompagnandolo con dati reali ed oggettivi, nella consapevolezza della complementarietà dei due comparti, che viviamo nel quotidiano della nostra realtà associativa” ha dichiarato il Presidente di CRTV Franco Siddi.

 

Per quanto riguarda le radio nazionali i dati sono una conferma della ripresa del comparto. Una ripresa guidata dagli investimenti pubblicitari che, intravista nei bilanci 2014 e chiaramente leggibile in quelli 2015, appare consolidata nel 2016 e nel 2017. Le aziende radiofoniche nazionali risultano in positivo anche su altri parametri, quali redditività, patrimonializzazione, occupati diretti, questi ultimi addirittura in aumento del 5%: tali dati indicano che le aziende migliorano i margini, pur con performance diverse imputabili, tra l’altro, all’ondata di consolidamento del comparto.

Per le radio locali, il dato relativo ai ricavi totali e ai ricavi pubblicitari risente dell’accessibilità a un numero ridotto di bilanci (383, mancano 66 bilanci rispetto al 2015). A livello locale, pertanto la ripresa ha luci e ombre, pur mantenendo, anche il comparto, indici di fermento comuni all’intero settore: le aziende che hanno una dimensione di impresa congrua migliorano i risultati, ma permane un’eccessiva polverizzazione del mercato: sono 246 infatti aziende (pari al 64% del campione analizzato) che hanno ricavi totali minori di 250.000 euro e patrimonializzazione, redditività, e numero di dipendenti ai limiti della sostenibilità.

A livello locale tuttavia si registra un forte segnale di discontinuità: i “ricavi altri” crescono complessivamente del 42,5% nel 2016. Il balzo è attribuibile principalmente ai contributi statali, di cui si intravedono gli effetti positivi delle novità introdotte sui conti. Il 2016 è infatti il primo anno di riferimento della riforma complessiva del sistema radiotelevisivo locale che, come noto, è partita dall’istituzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” (L. 198/2016), che ha aumentato e stabilizzato le risorse complessive afferenti al settore. E della disciplina nei criteri di erogazione e ripartizione operata dal successivo Regolamento (DPR 146/2017): CRTV si è battuta affinché tale regolamento potesse favorire la ripresa dell’emittenza locale più sana e strutturata.

L’analisi restituisce la fotografia di un settore molto vivace, ma soprattutto che è in grande fermento negli assetti organizzativi, commerciali e di mercato alla ricerca di economie di scala e di scopo, e con grandi potenzialità, che potranno dispiegarsi, per una serie di fattori abilitanti. Fra questi, di estrema importanza, gli sviluppi collegati all’adozione della tecnologia digitale DAB+ sulla quale l’Associazione ha determinato una svolta nelle politiche pubbliche, l’assegnazione prioritaria al digitale radiofonico delle risorse frequenziali della banda III-VHF. “La radiofonia attraversa un momento di vivace competitività, sia sul piano dell’innovazione tecnologica e organizzativa, che della offerta di contenuti e linguaggi; cresce nei favori del pubblico, per consumi e autorevolezza, e in quelli degli investitori pubblicitari, per cui è mezzo imprescindibile, anche in un’ottica di complementarietà. Il momento è propizio per trasformare i fattori critici per lo sviluppo in opportunità di crescita” ha detto Siddi.

Lo Studio Economico del Settore Radiofonico Italiano analizza i fondamentali delle aziende che operano nel settore a livello nazionale e locale desumibili dai bilanci pubblicati presso le Camere di Commercio.  Dal 2005 lo Studio, redatto nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale delle imprese radiotelevisive private, in collaborazione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori SLC-CIGL, FISTEL CISL, UILCOM/UIL, documenta l’evoluzione della radio, costituendo un punto di riferimento soprattutto per l’ambito locale, per il quale non esistono dati di sistema.

 

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