Privacy: Soro, su Gdpr pressioni enormi da parte dei grandi gestori di piattaforme

“Nella fase di lunga gestazione del Gdpr grandi gestori di piattaforme tecnologiche, e nella cronaca di questi giorni ci sono notizie di carattere scandalistico, hanno svolto pressioni enormi di lobbying sulle autorità politiche e di governo europee, in particolare su alcune”. Lo ha affermato Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, in una lectio magistralis all’Università di Firenze.

Il garante della Privacy, Antonello Soro (Foto Ansa/Claudio Peri)

Sportello unico. “Questo dato ha prodotto un tributo che è stato pagato all’idea della semplificazione e a queste pressioni con l’approvazione dello sportello unico”, ha detto Soro, spiegando che “lo ‘one stop shop’ è la parola magica che faceva pensare alle imprese di poter individuare come stabilimento principale in Europa un paese non molto grande, con un’autorità non molto grande, e poter beneficiare di un’attenzione da parte del governo di un paese che è molto grato se Google, Facebook o Amazon decide di venire a fare lì la propria sede. Al rischio che lo strumento dello sportello unico favorisca un’applicazione non uniforme del regolamento si può e si deve ovviare valorizzando al massimo la cooperazione fra le attività nazionali”.

Profilazione vs libertà. Se attraverso la profilazione su Internet “ricevo notizie che sanno che possono farmi piacere, e non ricevo quelle che possono dispiacermi o mettere in dubbio le mie certezze, seleziono dei pezzi di società che hanno perso la libertà perché non hanno più la conoscenza, o le condizioni per sviluppare conoscenza”, ha affermato Soro. “Da questo punto di vista – ha proseguito – la necessità di avere una protezione rispetto all’invasività, al condizionamento che la profilazione produce, anche solo a cominciare da una trasparenza reale di questi processi, è una scelta fondamentale di libertà”. Per Soro “fino a quando la profilazione” online “era funzionale a orientare le nostre scelte di consumo c’è stata una discreta assuefazione mondiale a questa idea”, ma “poi abbiamo cominciato a sapere in modo più esplicito che chi detiene questo potere di condizionamento difficilmente rinuncerà a condizionare altri comportamenti, come quelli elettorali e politici. E c’è un condizionamento più sottile che è quello valoriale, della conoscenza”.

Bilanciare privacy e sicurezza. Secondo il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, “non ci può essere un diritto alla sicurezza che prevale rispetto alla protezione del dato, vanno bilanciati: diversamente, arretriamo verso uno Stato illiberale rispetto al quale saremo sempre più indifesi”. E in merito al bilanciamento del diritto alla privacy con gli altri diritti, Soro ha sottolineato la rilevanza del “principio della proporzionalità e della ragionevolezza”, per cui “non può essere che il Governo e il Parlamento ignorino il fatto che quando stanno legiferando oggi, in queste ore, settimane, su materie importanti per la vita degli italiani, ignorano il problema della proporzionalità, riparandosi dietro l’espressione ‘rispetto a questa scelta la privacy deve stare da parte’: non c’è mai un principio di libertà eccessivo, deve essere bilanciato” con “gli altri diritti che hanno tutela costituzionale”.

Difficoltà Pmi e Pa periferica su Gdpr. “Le grandi imprese hanno cominciato, e spero concluso, la fase di adeguamento al nuovo regolamento” Gdpr per la protezione dei dati personali, ha detto Soro, “e spero anche la Pubblica amministrazione centrale: ma siamo consapevoli delle difficoltà che affrontano le piccole imprese, e la Pubblica amministrazione nelle sue strutture periferiche”. “Il punto centrale di questa riforma – ha proseguito – sta nel fatto che la protezione del dato è un investimento che l’impresa fa per se stessa, per avere tutela del proprio patrimonio informativo, per essere competitiva e non vulnerabile. Questo comporta un impegno economico per le imprese, ma è un elemento di modernizzazione delle imprese, per farle entrare nella società digitale non in modo passivo ma come protagoniste: è un mutamento straordinario”.

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