Mediaset, il futuro è ancora la tv generalista (le pay soffrono l’aggressività degli Ott). Aumenta la produzione interna

Appuntamenti importanti attendono Mediaset la prossima settimana. Il 12 marzo, infatti, è prevista la Riunione del Cda per l’approvazione dei conti 2018 che, il giorno seguente a Londra, verranno illustrati agli analisti finanziari.

Pier Silvio Berlusconi (foto uff stampa Mediaset)

Pier Silvio Berlusconi (foto uff stampa Mediaset)

Quello passato è stato un anno di apparente discontinuità in cui la holding televisiva controllata da Fininvest ha puntato a consolidare il proprio core business, con la scelta di uscire dal calcio pay e rifocalizzando l’attività sulle reti storiche, affiancate dalle reti tematiche, dall’attività sul digitale e sulle emittenti radiofoniche. Un nuovo perimetro da cui, quindi, sono uscite dalla stagione in corso le partite di serie A e quelle di Champions (non solo quelle a pagamento, ora trasmesse da Sky, ma anche quelle in chiaro, ora sui canali Rai): il tutto per un valore pubblicitario di circa 70 milioni di euro per l’intera stagione, che pesa sul risultato finale per un 3-4%.

Comunque, secondo le stime di Bloomberg della vigilia si annuncia un utile intorno ai 167 milioni di euro e il ritorno al dividendo. Risultati a cui ha contribuito una raccolta televisiva intorno ai 2 miliardi di euro aumentata dell’0,8% , quindi superiore dell’0,2% in confronto al mercato. Alla fine di settembre l’incremento era del 2,5% e a pari perimetro del 2,6%.

In particolare, per quanto riguarda le reti tematiche l’aumento sarebbe del 20% (con un contributo di oltre 200 milioni di euro), del 6,2% per le radio (+0,7 rispetto al mercato), del 10,5% sul digitale (contro il 4,5% del mercato).

Stefano Sala

A Mediaset sono più che mai decisi a puntare sulla tv generalista, convinti che saranno soprattutto le tv a pagamento a pagare maggiormente l’aggressività dei player Ott. In quest’ottica, secondo il gruppo deve crescere l’autoproduzione: 30% per Canale 5, 15% per Italia 1 e 90% su Rete 4. In questa prospettiva ai vertici dell’azienda di Cologno non desta preoccupazione lo stato di salute delle reti generaliste. Es e Canale 5 (che, in ogni caso, vale solo 1/6 del business totale) mostra qualche affanno per i dati di ascolto – tra l’altro, deludente ‘Adrian’ – continua a vantare una pressione pubblicitaria mai calata, anzi incrementata. Anche i risultati del riposizionamento di Rete 4 vengono considerati positivi. Inoltre, un aumento degli ascolti (+10% sulla fascia individui) c’è stato con l’arrivo sulla piattaforma Sky dei canali tematici Mediaset di cinema e di serie tv (la racconta pubblicitaria rimane a Publitalia).

Per il futuro, pensando anche alla fortunata esperienza dei Mondiali 2018, a Mediaset continuato a pensare che i diritti sportivi in chiaro – la Formula E e, per il calcio, la Nations League, le qualificazioni per gli Europei e magari le partite di Champions in chiaro – rimangano una leva competitiva su cui lavorare
Infine, per il mercato pubblicitario, dopo una flessione in dicembre del 2,5% che riflette il peggioramento della situazione economica, anche all’inizio del 2019 si è presentato con un gennaio e un febbraio in calo. Una situazione che Publitalia affronta nel suo quarantesimo compleanno, organizzando capillarmente sul territorio incontri con gli utenti. Già una settantina di clienti sono stati coinvolti in operazioni di addressable adv, che permettono di indirizzare spot mirati aii circa 4,5 milioni di televisori per ora connessi.

 

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