Mediaset, Ps Berlusconi: dobbiamo cambiare passo, espandersi all’estero per crescere ancora

“Espansione all’estero? Prima si fa, meglio è” I progetti del gruppo di Cologno Monzese per diventare l’unico broadcaster free paneuropeo leggi dopo commenta Mediaset guarda a una dimensione “ancora più internazionale” che “permetterà di aumentare gli investimenti in Italia e in Spagna, dove siamo radicati, dove vogliamo restare contribuendo ad allargare ulteriormente l’industria dei contenuti”.È questo lo scenario prospettato da Pier Silvio Berusconi, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato del gruppo di Cologno Monzese, in un’intervista al “Corriere della Sera”. E i tempi dell’ampliamento potrebbero essere brevi: “Prima si fa, meglio è. I competitor non aspettano”. Il gruppo controllato da Fininvest ha deciso di non staccare il dividendo per avere l’immediata disponibilità di capitali per eventuali acquisizioni all’estero.

Pier Silvio Berlusconi

Come commenta ancora Pier Silvio Berlusconi al “CorSera”, “la questione non è solo investire e con quale impostazione economico-finanziaria, il grande lavoro sta nel riuscire a costruire un nuovo modello industriale, un modello di business da media company  nternazionale che crei valore e sviluppo facendo di Mediaset l’unico broadcaster free paneuropeo… Già siamo leader in due paesi, Italia e Spagna”. Del resto i conti 2018 sono stati estremamenti positivi, con un utile record di 471 milioni, doppio rispetto alle attese, ricavi per 3,4 miliardi e un indebitamento finanziario abbattuto a 736 milioni: “Noi non ci siamo mai fermati, abbiamo continuato a spingere e oggi siamo più solidi che mai. Nel 2018, in un mercato che è calato ancora, i nostri ricavi pubblicitari sono cresciuti e abbiamo raggiunto il 39% di quota. E oggi per un editore italiano aver realizzato 471 milioni di utile netto e dimezzato l’indebitamento è una soddisfazione incredibile – prosegue l’intervista, – anche se non manca qualche preoccupazione per “la situazione economica italiana e il conseguente calo del mercato pubblicitario”.

Dal governo infatti sono arrivati finora solo ostacoli: “Con un Paese in recessione tecnica, con una produzione industriale in netto calo e con un mercato della pubblicità che arretra, c’è di che essere orgogliosi per il bilancio 2018 che abbiamo appena approvato. E se il governo non dico ci stesse a fianco, non dico ci sostenesse, ma almeno non ostacolasse le poche grandi aziende rimaste italiane, il Paese potrebbe trarne giovamento in termini di sviluppo e occupazione”.

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