La media education protagonista alla Milano Digital Week

La media education protagonista alla Milano Digital Week. Domenica 17 marzo si è conclusa la seconda edizione dell’iniziativa promossa dal Comune di Milano, Assessorato a Trasformazione Digitale e Servizi Civici, e dedicata, come si può leggere sul sito della kermesse, alla “promozione dell’alfabetizzazione digitale” e a “favorire integrazione, apprendimento e condivisione, indicando percorsi di crescita già in essere e prospettici”.

Intelligenza urbana ed educazione digitale. Cinque giorni di mostre, seminari, dibattiti, installazioni e laboratori diffusi sul tutto il territorio milanese con a tema il racconto collettivo dell’Intelligenza Urbana (questo il tema scelto per il 2019), grazie alla partecipazione di partner come Intesa Sanpaolo (main partner), Bmw, Fastweb, Ibm, Ing, Nexi, Olivetti, Team System, Tim, Vodafone e Wind Tre. Senza dimenticare il supporto delle istituzioni cittadine, a partire dai musei e gli atenei universitari.

Dei 543 eventi in calendario dal 13 al 17 marzo quelli a carattere educativo erano 82, anche se non sono stati gli unici ad aver affrontato nel merito e nel metodo tematiche di educazione mediale e digitale. Tale è stato infatti il numero di eventi esplicitamente taggati con la dicitura “educazione” dal motore di ricerca interno al sito della Digital Week, ma l’argomento dell’educazione digitale è risultato essere uno dei leitmotiv costanti in un numero ben più ampio di eventi, allestimenti ed esibizioni, peraltro affrontato dai più svariati punti di vista. Ne è un esempio la mostra “Olivetti, una storia di innovazione”, allestita presso il Museo del Novecento e aperta al pubblico fino al 14 aprile 2019.

Dal coding in classe alle nuove professioni. Degli oltre 80 eventi a carattere mediaeducativo presenti all’interno del palinsesto della Digital Week, un quarto erano esperienze laboratoriali dedicate per lo più al coding, al design digitale (soprattutto videogames) o a esperimenti di robotica applicata. Una decina, invece, sono stati gli eventi connessi a tematiche prettamente scolastiche e di didattica digitale; altrettanti quelli dedicati all’alfabetizzazione e cittadinanza digitale (anche per adulti e terza età), digital divide e/o netiquette. Una decina le opportunità formative in ambito professionale su future jobs e digital skills. Poi ancora altri eventi dedicati alla sicurezza informatica, alla tutela della privacy online, alla progettazione del rapporto tra spazio urbano e ambienti digitali, all’utilizzo responsabile e creativo dei media a carattere informativo.

Cinque gli incontri dedicati ai fenomeni di cyberbullismo e odio online. Tre appuntamenti hanno affrontato l’analisi della dieta mediale mettendo a confronto senior e nativi digitali oppure diverse generazioni di donne alle prese con la digitalizzazione; mentre Raiplay ha raccontato il processo di digitalizzazione dell’archivio delle Teche Rai nel contesto del passaggio da una modalità di fruizione del prodotto televisivo da orizzontale e incentrata sul palinsesto a una verticale, non lineare, con al centro il telespettatore e il suo dispositivo mobile.

Laboratori di un nuovo modello di socialità. “Le città sono i laboratori di un nuovo sistema di socialità”, ha opportunamente osservato il sindaco di Milano Giuseppe Sala. E da questo punto di vista il capoluogo meneghino è forse uno di quelli più all’avanguardia. Lo confermano, peraltro, anche se indirettamente, i tanti eventi che la Digital Week ha dedicato a un altro tema estremamente attuale: l’avvento del 5G e della fibra ottica con tutte le novità che ciò comporta in termini di mobilità, domotica e digitalizzazione delle procedure anche all’interno della pubblica amministrazione.

Laboratori che, come ha fatto notare Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici del Comune di Milano, spiegando il passaggio dal concetto di “Smart Cities” a quello di “Smart Citizens”, “al centro devono sempre avere l’uomo”. E quella di mettere al centro della rivoluzione digitale la persona è proprio una delle responsabilità che l’educazione ai media e quella digitale sentono come propria fin dall’albore dei primi approcci pratici e teorici di queste discipline. Discipline che, nel contesto odierno pervaso dalla presenza del digitale, sono destinate sempre più ad abbandonare la stretta cerchia degli addetti ai lavori, come pedagoghi e studiosi di nuovi media, per entrare in pianta stabile nel campo dell’educazione tout court a una nuova dimensione della cittadinanza e del vivere insieme.

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