Sciopero al Giornale contro la decisione dell’editore di chiudere la redazione romana. Il Cdr: nessun beneficio per i conti

Il Comitato di redazione (Cdr) e la Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) del Giornale hanno proclamato ieri una giornata di sciopero ( la seconda di un pacchetto di cinque) per protestare contro la decisione unilaterale della Società europea di edizioni di chiudere la redazione romana della testata a partire dal 30 aprile prossimo.

Le rappresentanze sindacali, spiega un comunicato del Cdr, dopo una delle assemblee più partecipate di sempre, “deprecano e respingono la decisione, arrivata dopo mesi di trattative sulla riduzione del costo del lavoro giornalistico, durante le quali i dipendenti del quotidiano fondato da Indro Montanelli hanno dimostrato la massima disponibilità. Ai dipendenti poligrafici una ipotesi analoga era stata semplicemente ventilata e mai neppure formalizzata”.

La sede del quotidiano ‘Il Giornale’ (foto ANSA/STEFANO PORTA)

Ieri l’azienda, “con un vero e proprio ricatto”, ha messo diciannove lavoratori e le loro famiglie “davanti alla scelta secca tra le dimissioni e il trasferimento coatto da Roma a Milano. La chiusura della redazione del giornale si configura come una rappresaglia di un management poco abituato a relazioni industriali collaborative”, prosegue il Cdr.

“La soppressione della redazione romana rappresenta la perdita di un punto riferimento culturale e politico e segna il tramonto di una lunga stagione editoriale”, concludono i giornalisti, convinti che “la scelta non porta alcun beneficio economico ai conti del quotidiano, anzi rischia di relegarlo ad un ruolo di foglio senza più ambizioni nazionali. La redazione di Roma”, ricordano, “è sempre venuta incontro alle esigenze economiche e strutturali de Il Giornale, con un progetto riuscito di integrazione sul lavoro di desk tra Roma e Milano”.

Solidarietà da parte di Fnsi e Associazioni regionali di Stampa che, in una nota, ribadiscono a loro volta “la ferma contrarietà a questo tipo di politiche miopi che pretendono di far quadrare i conti sulla pelle dei lavoratori”.

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