Google: multa Ue da 1,4 miliardi per abuso di posizione dominante con AdSense. Vestager: impedita concorrenza su adv dei motori ricerca

Nuova multa della Commissione Ue a Google, che dovrà pagare 1,49 miliardi di euro (1,69 miliardi di dollari) per aver abusato della sua posizione dominante nel settore della pubblicità per motori di ricerca con la piattaforma AdSense.

La sanzione è la terza per Big G, dopo le prime due con import  6,76 miliardi di euro totali che la società dovrà pagare per le due precedenti cause sul servizio shopping e Android.

L’azienda imponeva clausole restrittive nei contratti con siti di parti terze,che hanno impedito ai rivali di offrire le loro pubblicità sugli stessi siti. La decisione non è accompagnata da ordini specifici di cambiare le pratiche della società. L’Ue ha infatti dichiarato che Google ha interrotto questo tipo di condotta anticoncorrenziale dopo le multe imposte 3 anni fa.

“Google ha consolidato la propria posizione dominante nelle pubblicità che compaiono nei risultati di ricerca online e si è protetta dalla concorrenza imponendo restrizioni anticoncorrenziali ai siti web di terzi”, ha sottolineato Margrethe Vestager, responsabile antitrust dell’Ue. “E’ un comportamento illegale secondo le regole europee sulla concorrenza”, ha detto ancora la commissaria, specificando che “la cattiva condotta è durata dieci anni e ha impedito alle altre aziende di competere sul merito e innovare”.

Margrethe Vestager (Foto Ansa – EPA/OLIVIER HOSLET)

Siti di giornali, blog o aggregatori di viaggi usano spesso una funzione di ricerca integrata. Quando un utente esegue una ricerca usando questa funzione, il sito web visualizza sia i risultati della ricerca sia gli annunci pubblicitari che appaiono accanto al risultato della ricerca. Google utilizza AdSense per la ricerca per fornire questi annunci ai proprietari dei siti web “editori”.
Google è un intermediario, un’agenzia pubblicitaria, tra inserzionisti e proprietari di siti web che desiderano sfruttare lo spazio intorno alle pagine dei risultati.

Bruxelles spiega che è stato di gran lunga l’attore più potente in questo settore, con una quota di mercato superiore al 70%. I concorrenti come Microsoft e Yahoo non possono vendere spazi pubblicitari sulle pagine dei risultati di Google, per questo i siti di terzi sono per loro un’importante possibilità allo sviluppo della propria attività.

La Commissione ha quindi esaminato diverse centinaia di accordi individuali tra Google e siti web, concludendo che a partire dal 2006 ha inserito clausole di esclusività nei suoi contratti: gli editori non erano autorizzati a pubblicare annunci di concorrenti sulle loro pagine dei risultati di ricerca. A partire da marzo 2009, Google ha gradualmente iniziato a sostituire le clausole di esclusività da altre chiamate ‘Premium Placement’, che hanno costretto gli editori a riservare lo spazio più redditizio nelle pagine dei risultati di ricerca agli annunci Google e richiesto la presenza di un numero minimo di annunci. Inoltre, da marzo 2009, Google ha anche incluso clausole che impongono ai siti di ottenere un permesso scritto di Google prima di poter cambiare il modo in cui gli annunci pubblicitari concorrenti vengono visualizzati.

La replica di Big G – “Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione”, ha commentato Kent Walker, SVP Global Affairs di Google, riferendosi alla multa della Commissione Europea per AdSense. “Nei prossimi mesi, introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa. Siamo sempre stati d’accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell’interesse di tutti”.

“Ogni anno – ha continuato Kent Walker – apportiamo migliaia di modifiche ai nostri prodotti sulla base dei feedback che riceviamo da partner e utenti. Negli ultimi anni abbiamo anche apportato cambiamenti in risposta alle preoccupazioni formalmente sollevate dalla Commissione Europea: a Google Shopping, alle licenze delle nostre app e ad AdSense per la ricerca”.

“Dal 2017, anno in cui abbiamo modificato Google Shopping per rispettare l’ordine della Commissione, abbiamo apportato una serie di cambiamenti per rispondere a questi riscontri. Recentemente, abbiamo iniziato a testare un nuovo formato che fornisce link diretti a siti comparatori di prezzo, oltre a specifiche offerte di prodotti dei merchant”. Per i telefoni Android, aggiunge il manager di Mountain View, “a seguito della decisione della Commissione del luglio 2018, abbiamo modificato il modello di licenze che regola le app Google creando nuove licenze separate per Google Play, per il browser Google Chrome e per Google Search. In tal modo, abbiamo mantenuto la libertà per i produttori di telefoni di installare qualsiasi app concorrente accanto ad un’app Google”. “Ora faremo di più – ha concluso conclude Kent Walker – anche per assicurarci che i proprietari di telefoni Android siano a conoscenza dell’ampia scelta di browser e motori di ricerca disponibili per i loro telefoni. Nei prossimi mesi, attraverso il Play Store, cominceremo a chiedere alle persone che usano dispositivi Android, già esistenti o nuovi, quale browser e app per la ricerca”.

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