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File e Aci Comunicazione: no a esclusione coop e giornalisti da Stati Generali Editoria. Sanare subito questa ferita

La decisione di organizzare gli stati generali dell’editoria [1] più con il format di un incontro esclusivo invece che come una grande occasione di confronto democratico su un tema molto importante per gli operatori del settore e per il Paese, sta degenerando in polemiche e proteste, innanzitutto dei giornalisti [2] che inizialmente non potevano seguire i lavori, a cui seguono quelle di altri protagonisti del mondo dell’editoria e dell’informazione.

Sono entrati in campo a gamba tesa i rappresentanti delle Coop, le cui giuste rimostranze hanno anche un sapore politico come oppositori e antipatizzanti dei 5 Stelle. Un comunicato stampa a firma congiunta Aci e File parla, infatti, di “falsa partenza per gli Stati Generali dell’Editoria: il Governo esclude dalla discussione del 25 marzo le cooperative di giornalistie gli editori puri. Protestano Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione e Federazione italiana liberi editori: un dibattito che era stato annunciato come aperto e rivolto alla soluzione dei problemi rischia di essere già orientato verso gli interessi dei giganti del web e delle grandi concentrazioni editoriali”.

Vito Crimi e Giuseppe Conte (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)

Prosegue la nota: “Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione e File esprimono stupore e rammarico di fronte al mancato diretto coinvolgimento degli editori puri, cooperative digiornalisti e altre realtà non profit, relegati al ruolo di spettatori nella discussione che lunedì 25 marzo aprirà gli Stati Generali dell’Editoria. Ci auguriamo che si tratti di una svista e non di una scelta consapevole da parte del Sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi e del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a cui ci rivolgiamo per chiedere di sanare questo vulnus istituzionale nel più breve tempo possibile”.

“Le associazioni di riferimento delle cooperative di giornalisti e degli editori puri rappresentano centinaia di realtà che sono impegnate a garantire i valori del pluralismo nei territori, investendo nel prodotto, nell’informazione di qualità e nell’approfondimento, sia nelle forme tradizionali che online, nel massimo rispetto dei contratti di lavoro e della legalità”, ricorda la nota stampa di Aci e File. “Escludere dal dibattito un pezzo fondamentale del sistema dell’informazione italiano sembra già voler orientare l’impiego del Fondo per il pluralismo e per l’innovazione dell’informazione a favore dei grandi editori e delle multinazionali del web. Un dialogo che era stato invece annunciato come aperto e rivolto alla soluzione dei numerosi problemi del settore dell’informazione”.

“Di fronte a un mercato sempre più in crisi e sempre più dominato da processi di concentrazione azionaria e tecnologica”, spiegano “le cooperative digiornalisti e gli enti no profit, le radio e le tv locali, rappresentano nei territori e negli ambiti di riferimento un fondamentale presidio di libertà e pluralismo dell’informazione, costituendo nei fatti, e il più delle volte, l’unica alternativa a situazioni di monopolio informativo”.

“Per questo motivo, tra l’altro”, conclude la nota stampa, “la recente riforma del sistema editoriale le aveva riconfermate e poste con maggior vigore al centro del sistema di sostegno pubblico all’informazione. Come ha ricordato in più occasioni il presidente della Repubblica Sergio Mattarella [3], infatti, la Costituzione non si limita a stabilire principi e valori, ma chiede allo Stato di farsi parte attiva per il loro raggiungimento. Così è anche per la libertà di informazione e di espressione”.