Stati Generali Editoria: lavoro, business model, pubblicità e digitale. Tutti gli interventi alla tavola rotonda con gli stakeholder

Sono in corso i lavori degli Stati Generali dell’Editoria. Dopo l’intervento inaugurale del presidente del Consiglio Giuseppe Conte  è la volta della tavola rotonda moderata da Ferruccio Sepe capo dipartimento informazione editoria.

Alla tavola rotonda sono interventui: Marco Giovanelli (presidente Anso), Andrea Riffeser Monti (presidente Fieg), Raffaele Lorusso (segretario generale Fnsi), Carlo Verna (presidente Odg), Francesco Saverio Vetere (presidente Uspi), Giovanna Maggioni (dg Upa). A concludere il sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria Vito Crimi.

Leggi lo Speciale dedicato agli Stati Generali dell’Editoria

 

Gli interventi dei relatori:

“È la prima volta che un’associazione che rappresenta realtà native digitali ha l’opportunità di partecipare a un tavolo così importante”, ha esordito il presidente di Anso Marco Giovannelli, direttore di Varesenews, che ha ricordato come “la riforma dell’editoria abbia finalmente inserito il quotidiano online nei prodotti editoriali” e come “da qualche mese esiste un contratto Fnsi-Uspi che mette al centro le nuove figure professionali del digitale”.

“In questi anni – ha aggiunto Giovannelli – abbiamo contribuito all’uscita del digitale da una situazione non sempre regolare sia per quanto riguarda la registrazione della testata sia i rapporti di lavoro”. Il presidente Anso ha ricordato anche “l’importante collaborazione con Agcom sul primo Osservatorio sulle testate digitali nazionali e locali; nessuno finora, nemmeno Audiweb, era stato in grado di fare un censimento” del panorama dell’informazione online.

Di quattro argomenti ha parlato Andrea Riffeser Monti, presidente Fieg, nonché presidente e ad di Poligrafici Editoriale: “mercato del lavoro, distribuzione, pirateria e pubblicità”.

Due assunzioni ogni sei prepensionamenti è la proposta che il numero uno della Fieg ha lanciato al governo, in pratica “raddoppiare” il meccanismo già esistente di “uscita attraverso il prepensionamento di tre persone e l’assunzione di una persona. Chiedo a questo Governo di raddoppiare questa procedura perché c’è una marea di giovani che possono entrare; hanno una mentalità completamente diversa, dimestichezza con l’online e possono ringiovanire il linguaggio e la scrittura”. Per gli editori, ha precisato Riffeser Monti, si tratterebbe, al contempo, di un “risparmio sui costi del personale”. “Quando noi abbiamo un’azienda in crisi dobbiamo licenziare giovani e tenere gli anziani che è un’assurdità”, ha sottolineato.

“Non siamo solo il vecchio sistema di carta, siamo nei primi posti anche per quanto riguarda l’online”, ha puntualizzato Riffeser Monti, riferendosi alle testate rappresentate dalla Fieg, prima di affrontare il problema delle rassegne stampa gratuite in tv e nelle radio (“stiamo lavorando positivamente sia con le radio che con le tv”, perchè “si fanno delle ore e ore di lettura dei quotidiani” e “questo è uno strumento” che “dobbiamo regolamentare) e quello dei quotidiani in consultazione presso i bar ( “se in alcuni bar ci sono 4-5 quotidiani perché devo andare all’edicola a fianco?”). Sempre a proposito di edicole il presidente degli editori ha ricordato lo “storico” accordo Fieg-Anci con i rappresentanti dei Comuni: “processo che si è avviato ma che andrebbe accelerato”.

In merito al voto europeo sulla direttiva sul copyright, ha concluso: “ci sono degli scontri politici, ma bisogna arrivare a una definizione delle modalità di retribuzione del diritto d’autore, non sappiamo quale ma bisogna arrivarci, perché il lavoro che fa un giornalista non può non essere retribuito”.

“Prima di parlare delle retribuzioni dobbiamo parlare di lavoro, che è il grande assente dell’agenda politica”, ha esordito Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi. E “non possiamo prescindere dalla necessità di mettere al centro del dibattito l’occupazione regolare, anche perché molti colleghi accompagnati all’uscita (e per i quali abbiamo speso 114 milioni dal 2014 al 2018) di fatto, vengono sostituiti da giornalisti precari”.

“La misura più utilizzata per aggirare il contratto nazionale di lavoro ottenendo sostanzialmente le stesse prestazioni è quella del collaboratore coordinato e continuativo”, ha spiegato Lorusso. “Abbiamo chiesto al Parlamento di intervenire”, ha ricordato, ma “a luglio scorso l’unica proposta in tal senso è stata bocciata”.

Secondo Lorusso, che ha ammesso come “possano non esserci le condizioni per assumere 100mila persone”, ciò non toglie che non si debba “contrastare il precariato”. “Di quale qualità della democrazia vogliamo parlare se non c’è qualità del lavoro, se non ci sono diritti?”.

La Fnsi ha lamentato anche “la mancanza di una adeguata normativa antitrust, la mancanza di regole sul conflitto d’interesse e siamo l’unico Paese dove non esistono tetti al mercato pubblicitario, che infatti è fortemente squilibrato verso le televisioni e da ultimo gli over the top, che – vorrei ricordare – non pagano le tasse: tutto quello che raccolgono diventa guadagno”.

Secondo Lorusso “l’editoria ha bisogno di un piano di sostegno pubblico per risollevarsi, altrimenti non si può rimettere in carreggiata”, ed “è l’unico settore dove non sono previste procedure d’infrazione europee per chi riceve aiuti di Stato”, ha ricordato.

In conclusione il segretario della Fnsi ha ribadito l’auspicio che il governo “riconsideri i provvedimenti adottati nei mesi scorsi, a cominciare dal taglio dei fondi all’editoria: non lo condividiamo, così si colpisce il pluralismo dell’informazione, voci che altrimenti non avrebbero possibilità di esprimersi, e si colpisce occupazione”. Ma anche l’auspicio “che vadano in porto le leggi sulle querele bavaglio” e che alle “agenzie di stampa e all’informazione primaria venga attribuita la stessa centralità nel dibattito”.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna ha parlato della professione del giornalista che cambia: “in un contesto completamente mutato, anche l’ordine non può permettersi di non cambiare e abbiamo già presentato una proposta innovativa” di riforma. “Dobbiamo capire che abbiamo perso l’esclusiva di parlare da uno a tanti – ha proseguito Verna -. Ci sono più iniziative editoriali professionali in un contesto di offerta polverizzata e meno rapporti di lavoro strutturati. È un problema dal punto di vista della verifica delle fonti”. E ha aggiunto “abbiamo bisogno di risposte concrete a questo dato di fatto”. In pratica “chiediamo che resti la qualifica di giornalista professionale” e “noi ci preoccupiamo soltanto di tutelare il marchio di giornalista: cioè un soggetto che opera in quadro di regole, dopo essere stato sufficientemente formato, a tutela della comunità”. Una potenziale risposta anche alla “reiterazione delle pratiche pubblicistiche” e “riconoscimenti d’ufficio” di fronte ai quali, spesso, anche “noi ci troviamo a dover validare un sistema in realtà basato sullo sfruttamento”.

Mentre sulle querele temerarie Verna ha ribadito: ci sono “inquietanti escalation di intimidazione e minacce ai giornalisti, è urgente affrontare il tema e garantire libertà di stampa”. Pur valorizzando il “confronto agli Stati Generali dell’Editoria”, il presidente dell’Odg ha chiesto una “moratoria sugli inaccettabili tagli lineari ai fondi per la piccola editoria, già varati e che faranno chiudere testate e perdere posti di lavoro, serve garantire pluralismo nell’informazione”.

“Il bisogno di informazione non è diminuito, anzi è aumentato, solo che si va spostando sui nuovi mezzi”, ha detto aprendo il suo intervento Francesco Saverio Vetere, presidente Uspi, che rappresenta la “stampa periodica di informazione locale, di nicchia e anche quella digitale, anche se non ha senso la definizione di periodico nel digitale, ha precisato.

Secondo Vetere, “lo Stato deve porsi come garante del pluralismo e il governo deve rappresentare questa linea di tendenza, soprattutto in periodi di crisi come l’attuale momento storico in cui calano le vendite e gli investimenti pubblicitari”. “Il 68% degli editori digitali fattura sotto i 100 mila euro”, ha ricordato il presidente Uspi, “soltanto il 7% oltre 1 milione di euro e l’87% dell’editoria digitale è gratuita”. “Così non ci si sviluppa”, ha osservato, “chiudono anche gli editori puri, mentre le testate che rimangono in piedi si raggruppano e così si creano oligopoli”.

Motivo per cui, almeno per “l’editoria piccola e media, territoriale, le cooperative, sarà imprescindibile per un po’ il sostegno pubblico”, per esempio facendo come il “contributo carta negli anni ’80”: “serve creare un regime di sovvenzione di cinque anni per rendere questi editori progressivamente indipendenti”. Il rischio, altrimenti, è quello di “perdere posti di lavoro anche in questo settore, nonostante l’apprezzamento che registriamo per il nuovo contratto“.

Giovanna Maggioni, direttore generale dell’Upa (che a fine mese lascerà il posto a Vittorio Meloni), ha espresso soddisfazione perché “forse è la prima volta che a un tavolo in cui si parla di editoria viene chiamata anche la pubblicità”.

“Con la crisi, dal 2008 ad oggi, si sono persi circa i due terzi degli investimenti pubblicitari”, ha ricordato Maggioni, e “la perdita della parte cartacea non è stata compensata dall’online. Ma in un leale confronto – ha aggiunto – dobbiamo prendere in considerazione anche gli altri mondi con cui la pubblicità ora si confronta, per esempio la gestione dati e in un tavolo come questo ne va tenuto conto”.

“Google, Facebook e Amazon”, ha ricordato Maggioni, “stanno cubando un quarto dell’investimento pubblicitario, solo dieci anni fa erano marginali… questo fatto ci ricorda che è anche qui che si gioca la sfida del futuro, l’innovazione che sta portando spostamenti negli investimenti pubblicitari. È ciò che noi, come Upa, abbiamo cercato di evidenziare nel libro bianco della comunicazione digitale“.

La conclusione della tavola rotonda è stata affidata all’intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Vito Crimi. “Il tema dell’informazione non può essere relegato a mero settore industriale, ma deve essere attenzionato dal governo”, ha detto Crimi, che si è poi difeso sulle critiche relative ai tagli all’editoria: “confermo il sostegno, il sostegno al pluralismo, al settore”, ha detto, “è il motivo per cui il fondo per il pluralismo non è stato toccato. È lì, intatto, e rimane, per utilizzarlo per il pluralismo”.

“In merito ai piccoli giornali e alla proposta di una moratoria sul taglio”, ha concluso il ragionamento Crimi, “il taglio non è stato lineare, che è un taglio identico per tutti, in realtà il taglio ha previsto uno zoccolo di 500mila euro che per tre anni non è stato toccato e gli altri interventi di tagli lineari, relativamente, avvengono sulla differenza, e questo serve a tutelare maggiormente chi ha una realtà in termini di fatturato ridotta, locale. Ben vengano comunque modalità di sostegno all’editoria che trovino modelli diversi”.

Tra gli altri temi che saranno trattati nei prossimi giorni, ha annunciato Crimi, quello delle “Audi, con il qui presente Auditel, che è legato a quello dei dati e degli investimenti pubblicitari”, “gli over the top, Google, Facebook, Amazon, che sono presenti e saranno parte di questo tavolo di confronto”

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Qui di seguito il video della tavola rotonda:

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