Copyright, appello dal vicepresidente Ue Ansip: sostegno alla riforma. Testo diverso da quello di luglio: non è macchina da censura

“Spero vivamente che domani il Parlamento europeo dia il suo sostegno” con un voto positivo alla riforma Ue del copyright, perché “non è né una macchina della censura né una tassa sui link”. Alla vigilia del voto a Strasburgo, a intervenire sul futuro della direttiva è il vicepresidente della Commissione Ue Andrus Ansip.

Il testo sul tavolo, ha ricordato, è molto diverso da quello bocciato a luglio che “era una vera macchina della censura”, e assicura la giusta remunerazione a editori, giornalisti e artisti, e tutela utenti e patrimonio culturale.

Andrus Ansip (Foto ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Il testo di compromesso raggiunto a febbraio tra Consiglio e Parlamento, ha ricordato Ansip, anche se non è il testo inizialmente proposto dalla Commissione ha il supporto della Commissione Ue rispetto a quello che era sul tavolo di Strasburgo a luglio proprio perché è stato eliminato ogni riferimento a ‘filtri’ ex ante da applicare ai contenuti caricati sulle piattaforme come Youtube o Facebook. Al contrario, la riforma sul tavolo con l’art. 13 consente semplicemente di colmare il ‘value gap’, ovvero il gap del valore tra i ricavi commerciali che le grandi piattaforme (le piccole non hanno obblighi, quelle di medie dimensioni ne hanno meno) fanno, diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione agli autori o detentori dei diritti di questi contenuti, dai musicisti ai registi.

Gli utenti non rischieranno più come oggi multe o sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright ma l’onere della responsabilità sarà in capo alle piattaforme.

Già oggi, ha rimarcato tra l’altro Ansip, la stessa Youtube è in grado di riconoscere il 95% dei contenuti che ospita, eppure la remunerazione che va agli artisti dalle piattaforme basate sulla pubblicità è di appena 553 milioni di dollari nonostante 900 milioni di utenti. A differenza, invece, di quelle ad abbonamento come Spotify, che sebbene abbiano solo 211 milioni utenti riversano agli artisti 3,9 miliardi di dollari a livello globale.

In questo senso va anche l’attuale art.11, che non introduce link a pagamento – gli snippet brevi, ossia le sintetiche parole di presentazione di un articolo non sono protette dal copyright – ma dà quanto meno “una migliore posizione negoziale” agli editori di giornali per stringere facoltativamente un accordo con le piattaforme per l’utilizzo dei loro contenuti giornalistici, garantendo tra l’altro che una parte di questi introiti supplementari vadano ai giornalisti.

“Quanto è oggi online”, ha infatti evidenziato il vicepresidente della Commissione Ue per il digitale, “è già contenuto coperto dai diritti d’autore per cui però nessuno paga”. L’art. 11 consente tra l’altro di colmare una lacuna della legislazione europea che dagli anni Sessanta tutela i cosiddetti ‘diritti d’autore connessi’ per le etichette musicali ma non prevede nulla di simile per gli editori. Da queste misure a tutela del copyright sono esenti le enciclopedie online come Wikipedia, i meme, le parodie, le citazioni, i pastiche e anche i servizi di cloud. Nella direttiva rivista ci sono inoltre tutele per garantire l’accesso al patrimonio di biblioteche, musei, materiali didattici, e consentire il data mining dei testi essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

In serata si è espresso sulla votazione anche il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani. “Negli ultimi mesi stanno facendo girare la falsa notizia che l’Unione europea vuole mettere il bavaglio ai giganti del web. Questo è falso!”, ha cinguettato alla vigilia del voto all’Eurocamera sulla riforma del diritto di autore.

“Non si facciano pressioni indebite sui deputati europei alla vigilia del voto sul copyright”, ha poi aggiunto in un altro tweet.

 

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