Crimi: basta sostegni ai giornali. L’editoria per i cittadini è il progetto del governo

“Se l’idea è continuare a pensare che l’unica forma per sostenere l’editoria è il contributo diretto, signori, non ci siamo. Dobbiamo guardare al futuro, il mondo sta cambiando, bisogna creare un modello nuovo per il rilancio del settore, non per farlo bivaccare ancora per un po’ di tempo”. A bivaccare sarebbero i giornali che si crogiolavano nei fondi di finanziamento pubblico, secondo Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, che ha aperto gli Stati Generali dell’Informazione. Cominciati non proprio in armonia nei confronti dei giornalisti, che hanno ottenuto la presenza nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio (e prima gli accrediti) solo dopo proteste per essere stati relegati in una stanza dal lato opposto del palazzo sopra la Galleria Sordi a Roma.

La tavola rotonda all’apertura degli Stati generali dell’editoria

Crimi ha preso a cuore la sua mission firmata 5 stelle: “guardare al futuro e cambiare il sistema”. Nessuno spazio in sala per le domande , ma alla fine della cerimonia di apertura alla richiesta di spiegazioni sui tagli all’editoria che faranno chiudere giornali come Il manifesto, Avvenire o le tv locali, la risposta del sottosegretario è stata chiara: “Giornali come il manifesto devono provare a stare sul mercato, hanno preso 3,5 milioni di euro su 4,5 di fatturato, studino un nuovo modello di sostentamento, lo vedremo anche insieme”. E chi ne prende 6 di milioni? “E’ indecente, fa concorrenza sleale”, dice severo Crimi che non accoglie la richiesta di “moratoria” per i fondi tagliati alle tv private e alla piccola editoria, proposta da Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei giornalisti, ma assicura che restano 500mila euro per le realtà più piccole. Nessuna notizia sul ripristino del finanziamento a Radio radicale, a rischio chiusura, che non invitata alla cerimonia però ha trasmesso la diretta.

Anche stamattina è stata ribadita l’impostazione grillina basata sulla convinzione che sia più credibile la comunicazione diffusa dalla rete: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aprendo i lavori infatti ha citato l’articolo 21 della Carta insistendo sul “diritto dei cittadini ad essere correttamente informati”, dando pari dignità, se non di più, all’informazione sui social: “voi della stampa”, ha detto rivolto ai giornalisti in sala, “la chiamate disintermediazione, ma per molti cittadini è l’unica forma di informazione”, per cui vale la pena “semplificare il linguaggio” combattendo l’hate speech.

Giovanna Maggioni, direttore generale dell’Upa (unica donna al tavolo) in rappresentanza degli inserzionisti pubblicitari, immagina un aumento della qualità del prodotto di carta stampata, una sorta di élite di lettori ai quali potrebbero rivolgersi gli investitori. Ma i rappresentanti del governo considerano che siano i giornali a sfornare fake news: “le dirette facebook dei politici a volte sono stravolte nei contenuti sui giornali… certo è giusto criticare, è la democrazia”, dice Crimi che assicura che “il fondo per il pluralismo non si tocca, ci sono 500 milioni per i prossimi tre anni. Da destinare non agli editori ma al credito d’imposta, alle imprese multimediali, alle edicole per le quali è pronto il bando da 2 milioni di euro”. Temi enormi che mezza giornata è servita a malapena ad elencare lasciando un certo senso di sconcerto tra i rappresentanti di editori e giornalisti finora inerti nel contrastare le scelte del governo.

Accorpare, fondere e ridurre anche le agenzie di stampa che, secondo Crimi, “cosi sono tante ci sono solo in Italia. Si devono ripensare, diventare specializzate. Alcune già lo fanno”. Questo sarebbe “il futuro, ma in questa fase di transizione il governo non sembra pensare al rovescio della medaglia, alla crisi occupazionale che comunque deve sostenere con gli ammortizzatori sociali”, lamenta Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della Stampa. “Il lavoro è scomparso dall’agenda del governo insiste il segretario “quale qualità dell’informazione ci può essere se alla base non c’è la qualità del lavoro? La figura più usata per evitare il contratto è quella del collaboratore continuativo, senza garanzie”. E senza possibilità di controllo deontologico perché non iscritto all’Ordine, segnala Verna, “l’Infotainment è già realizzato da non giornalisti, o vengono usati tanti pubblicisti, a proposito di correttezza dell’informazione e deontologia da rispettare”.

“L’editoria per i cittadini”, è la parola d’ordine scritta sulla slide che fa da fondale al tavolo di presidenza. “E’ un mio pallino”, ammette Crimi. Ma in che cosa consiste? “In un incentivo per gli abbonamenti digitali ai quotidiani, con le scuole e per i giovani, ora vediamo”. Non si sa se con un bonus o un’altra forma, la carta comunque scompare ma questo, del resto, è il futuro.

 

Leggi lo Speciale dedicato agli Stati Generali dell’Editoria

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