Revenge porn, presto il carcere anche in Italia. Il ddl dei M5S all’esame della Commissione Giustizia

Finalmente il revenge porn, l’odiosa pratica di pubblicare e diffondere immagini o video sessualmente espliciti di persone non consenzienti, si accinge a diventare anche nel nostro Paese (lo è già in Germania, Regno Unito, Israele e in 34 Stati degli Usa) un reato a se’ stante, con pene specifiche a cominciare dal carcere.  E’ quanto prevede il ddl presentato dal Movimento 5 Stelle al Senato (prima firma Elvira Evangelista), attualmente all’esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama, per contrastare questo terribile fenomeno, che ha portato a drammatici casi di cronaca, basti ricordare, per tutti, quello del suicidio della trentunenne napoletana Tiziana Cantone, ma anche di moltissimi casi di bullismo e persecuzione ai danni di giovanissmi.

Elvira Evangelista (foto Twitter)

La norma prevede dunque per chi pubblica le immagini illecite, in ogni forma ma soprattutto per via informatica o telematica, da 6 mesi a 3 anni di reclusione, che salgono (aggravanti) da uno a 4 anni se l’autore è il coniuge o persona legata da una relazione affettiva con l’offeso, e da 5 a 10 anni nel caso la condotta porti come conseguenza, anche non voluta, alla morte dell’offeso.  Ma si prevedono anche pene pecuniarie per chi rilancia e diffonde le immagini illecite postate da altri, con multe da 75 a 250 euro, come pure l’impegno da parte del Ministero dell’Istruzione, a tutela dei minori ed i soggetti in giovane età, di attuare interventi nelle scuole – anche in collaborazione con la Polizia postale -, e dettare linee guida per il contrasto di questo fenomeno, prevedendo la formazione del personale scolastico (referente scolastico per politiche attive e sostegno alle vittime).

Il reato è perseguibile previa querela di parte, irrevocabile, entro 6 mesi dal fatto, ma se si rientra nelle fattispecie delle aggravanti è perseguibile d’ufficio. Viene ribadito l’obbligo da parte dei gestori dei siti di rimozione o oscuramento delle immagini su richiesta dell’interessato o, se minore, dei genitori o aventi diritto.

“Quello a mia prima firma è un ddl aperto a contributi ulteriori – sottolinea la senatrice Evangelista, avvocato specializzato in bullismo e sexting, fondatrice dell’Associazione Genitori no bullismo -. Puntiamo a un testo il più condiviso possibile e trasversale. Attualmente è già previsto il collegamento in commissione con il ddl a prima firma Aimi (Fi) ed è già annunciato un altro del Pd”. “Sono molti i miglioramenti possibili – aggiunge -. Io stessa penso di aggiungere un’aggravante nel caso l’offeso sia un minore, ma anche sconti di pena per coloro i quali hanno rilanciato le immagini illecite ma riferiscono i nominativi di chi le ha inviate loro, in modo da risalire al primo responsabile”. La commissione ha già predisposto una serie di audizioni, relative a Polizia postale, associazioni, psicologi ed esperti di diritto.

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