Storia e Memoria, il ruolo dei media. Convegno internazionale organizzato da Intesa Sanpaolo

Alle Galleria d’Italia di Piazza della Scala a Milano, da questa mattina, per due giorni, si discute del ruolo dei media nella conoscenza e divulgazione della storia nel corso del convegno ‘La Storia pubblica. Memoria, fonti audiovisive e archivi digitali’, organizzato da Intesa Sanpaolo e curato da Aldo Grasso, direttore scientifico Ce.R.T.A. – Centro di Ricerca sulla Televisione e l’Audiovisivo e editorialista del Corriere della Sera.

Giovanni Bazoli (foto Primaonline)

L’appuntamento è stato aperto dall’intervento di Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo. Bazoli sottolineato che “la domanda centrale, in un periodo in cui si parla di ‘bisogno di storia’, di ‘uso pubblico della storia’ e del rapporto attivo fra Storia e Memoria, si appunta su cosa sanno offrire in concreto i nuovi mezzi di comunicazione (agli storici, ma anche al suo pubblico) e su cosa si può chiedere loro di offrire”. E proprio da questi interrogativi è nata l’idea del convegno.  Bazoli ha pure invitato anche a recuperare progetto Encyclomedia di Umberto Eco, con i suoi 3mila saggi sulla storia della civiltà europea. Un invito raccolto da Stefano Lucchini, direttore Rapporti istituzionali e Relazioni Esterne di Itnesa Sanpaolo, che nel suo intervento ha affermato come il legame tra memori, identità e repurazione siano fondamentali per un grande gruppo bancario.

Giovanni Bazoli, Stefano Lucchini, Aldo Grasso (foto Primaonline)

Dopo una breve introduzione di Aldo Grasso sul rinnovato interesse tdella relazione tra media e storia (la televisione come grande libro di storia), è stata la volta di Paolo Mieli, storico, editorialista del Corriere, curatore e conduttore di trasmissioni  su temi storici sulle reti Rai. Mieli, tra l’altro ha ripercorso il rapporto tra la tv, in particolare la Rai, e la storia, a partire dagli sceneggiati prodotti tra il 1959 e il 1964 (‘Ottocento’, ‘I grandi camaleonti’), “fondamentali per la formazione storica degli italiani”, per arrivare alle trasmissioni curante da Gianni Bisiach, Sergio Zavoli, Arrigo Petacco e al programma ‘Nascita di una dittatura’ di Sergio Zavoli, fino alle serate in cui Beniamino placido tratteggiava i ritratti dei grandi personaggi. Mieli ha, inoltre, parlato delle esperienze Usa, ‘Holocaust’ e ‘Radici’, per arrivare a metà degli anni Novanta alla nascita dei canali interamente dedicati alla storia.

Paolo Mieli e Aldo Grasso (foto Primaonline)

Per quanto riguarda la digitalizzazione, Mieli ha pure evidenziato il rischio di un immenso archivio di cui non è stata trovata ancora la chiave per renderlo appetibile. “Un archivio senza archivisti”.

La memoria e la storia nell’era di Internet, è stato il tema centrale del contributo di Jerome Bourdon, della Tel Aviv University, uno dei più importanti specialisti internazionali di media. Bourdon ha sviluppato il suo intervento sulla critica della memoria, sulla relazione tra memoria e le diverse tecnologie (“l’illussione di avere tutto nonline per sempre), raccomandando tra l’altro di “inseguire la storia dell’assenza: cosa non c’è e perché.

Jerome Bourdon (foto Primaonline)

Infine la mattinata sé stata conclusa da Silvia Salvatici della Università Statale di Milano che ha, tra l’altro, parlato di come diventi interessante capire quanto il mutamento delle modalità di fruizione (sempre più individuale con gli smartphone) significhi per la storia sociale della televisione, ma anche per la storia della famiglia italiana. Salvativìci, infine, ha ricordato come l’operazione di riflessione sulla memoria possa contribuire a sviluppare un’identità nazionale, che senza rigidità, possa essere essere articolata e complessa, e riesca a contenere forme e modi diversi di ricordo e oblio.

Il convegno è continuato nel pomeriggio con un intervento di Serge Noiret del European University Istitute e da una tavola rotonda sulla politica editoriale dei network, alla quale partecipano: Laura Carafoli, Chief Content Officer Discovery Southern Europe, Simone D’Amelio Bonelli, Content and Creative Director A+E Networks Italia; Marco Paolini, Direttore Generale Palinsesto e Distribuzione Mediaset; Giuseppe De Bellis, Direttore Sky Tg24; Andrea Salerno, Direttore di LA7 e La7d; Gian Paolo Tagliavia, Chief Digital Officer Rai e Chief Executive Officer Rai Pubblicità.

Il secondo giorno è dedicato ad una riflessione sulla funzione degli archivi audiovisivi digitali, con interventi, tra gli altri, di Guido Guerzoni, dell’Università Luigi Bocconi, di Agostino Giovagnoli, Massimo Scaglioni e Anna Sfardini dell’Università Cattolica di Milano e una tavola rotonda con i principali responsabili di archivi e istituzioni museali e storiche, tra cui Barbara Costa, Responsabile Archivio storico Intesa Sanpaolo e Sergio Toffetti, Presidente Museo del Cinema di Torino.

I contenuti del convegno

In un periodo in cui si parla di “bisogno di storia”, di “uso pubblico della storia” e del rapporto attivo fra Storia e Memoria, il convegno si concentra su cosa sanno offrire in concreto i nuovi mezzi di comunicazione agli storici e al pubblico, cosa si può chiedere loro di offrire anche in rapporto al nostro vasto patrimonio audiovisivo. Istituzioni e professionisti della comunicazione, archivisti e storici, studiosi dei media e mondo della cultura riflettono circa il rapporto tra media audiovisivi e storia, un campo di analisi particolarmente significativo per le questioni che solleva e per la loro ricaduta sulla comprensione del presente.

Quelli che erano chiamati “mezzi di comunicazione di massa” ora si sovrappongono, si combinano, si piegano con maggiore flessibilità a usi, tempi e spazi dettati dalle esigenze individuali di chi li utilizza. Il cambiamento non è confinato solo alla tecnologia, ma tocca la “cultura” nel senso più ampio e antropologico della parola: un patrimonio di conoscenze, di nuove convenzioni sociali e di inedite espressioni di socialità. A questo corrisponde la diffusione del concetto di public history il quale fa riferimento alla possibilità che la narrazione storica esca dalle aule universitarie, così come dai convegni o dalle riviste scientifiche, e incontri il bisogno più o meno diffuso di conoscere e ricostruire il passato da parte di un pubblico composto non necessariamente da addetti ai lavori.

La prima giornata ruota intorno alla televisione nel suo duplice ruolo di strumento di narrazione storica e di produttrice di memoria. Nell’era della convergenza digitale, la public history non sembra essere più soltanto destinata ai classici luoghi della divulgazione (i musei, le biblioteche, gli archivi, i festival, i teatri, le mostre) o ai tradizionali mezzi di comunicazione di massa (la radio, la stampa, il cinema, la televisione), ma si serve di uno spettro sempre più ampio di nuovi media (il web, i social network, i videogiochi, la realtà virtuale), fino a qualche anno fa quantitativamente e qualitativamente inimmaginabili, che forniscono al pubblico generalista, così come agli storici stessi, un archivio digitale di immagini e fonti storiche potenzialmente infinito.

La seconda giornata è dedicata agli archivi e all’immenso patrimonio audiovisivo del nostro Paese. Da parecchi decenni gli storici hanno sentito la necessità di allargare ai media e ai loro prodotti l’attenzione riservata per le fonti. Il valore culturale delle fonti audiovisive, anche televisive, oltre a essere ribadito dai diversi linguaggi con cui la tv e i mezzi audiovisivi costruiscono una memoria condivisa, trova oggi nuove modalità di espressione attraverso le possibilità di racconto garantite dalle tecnologie più recenti e nei processi di digitalizzazione che stanno investendo gli archivi in termini di conservazione, circolazione e fruizione dei materiali.

Il mondo degli archivi

Non esistendo una statistica ufficiale sul loro numero totale, informazioni quantitative sul panorama archivistico nazionale possono essere desunte dalla collazione delle diverse informazioni disponibili sulle differenti tipologie di archivi istituzionali, un computo che esclude gli archivi personali non vincolati e/o vigilati dalle Soprintendenze archivistiche.

Questi i numeri:

  • 100 sedi degli Archivi di Stato, cui si aggiungono 33 Sezioni staccate e l’Archivio centrale dello Stato. Gli Archivi di Stato sono presenti in ogni città capoluogo di provincia, mentre le Sezioni sono presenti in 33 città non capoluoghi di provincia.
  • 224 archivi di enti pubblici territoriali, di cui 8.100 dei Comuni.
  • 000 di enti pubblici non territoriali (Università, istituzioni culturali, camere di commercio).
  • 800 archivi privati Vigilati (persone fisiche e persone giuridiche private, archivi familiari, imprese partiti politici, etc.).
  • 000 archivi ecclesiastici e parrocchiali.

L’unità di misura, il chilometro lineare, fornisce una prima impressionante idea della loro straordinaria consistenza: nei soli Archivi di Stato, che possiedono una porzione minima del patrimonio archivistico nazionale, esistono 1.300 chilometri di documenti, di fatto la lunghezza dell’Italia.

La salvaguardia degli archivi fotografici del ventesimo secolo riveste un’importanza strategica che va al di là della loro dimensione patrimoniale o culturale, in quanto investe la tutela delle fonti –  e del pluralismo interpretativo – della storia recente del nostro paese, la definizione di nuove politiche di conservazione, gestione e valorizzazione dei beni culturali novecenteschi, la riflessione sulla funzione didattica che tali fonti svolgeranno nell’immediato futuro.

Si tratta, nei fatti, di un patrimonio di dimensioni molto ampie: le valutazioni più prudenziali stimano l’esistenza in Italia di circa 6.000 archivi fotografici, variamente distribuiti tra archivi pubblici, privati, editoriali e aziendali; di questi, quelli che hanno intrapreso processi di digitalizzazione, spesso parziali, sono circa 500, a fronte di consistenze di centinaia di milioni di positivi e negativi, in larghissima misura inedit

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

<strong> 19 settembre </strong> Liotti stacca Eurogames, bene la Roma su Tv8. Formigli batte Del Debbio

19 settembre Liotti stacca Eurogames, bene la Roma su Tv8. Formigli batte Del Debbio

Rai, Laganà su Vespa: la sensibilità che dovrebbe avere il bravo giornalista era altrove; potenziale danno di immagine – L’INTERVISTA

Rai, Laganà su Vespa: la sensibilità che dovrebbe avere il bravo giornalista era altrove; potenziale danno di immagine – L’INTERVISTA

Rai, Salini: condivido la contrarietà per i toni dell’intervista di Vespa, faremo chiarezza

Rai, Salini: condivido la contrarietà per i toni dell’intervista di Vespa, faremo chiarezza