Storia e Memoria, il ruolo dei media. Al convegno Intesa-Sanpaolo i principali editori tv raccontano la loro prospettiva

Una due giorni ritmata e intensa d’incontri a Milano, alle Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala – patron  Intesa  Sanpaolo dal titolo  convegno ‘La Storia pubblica. Memoria, fonti audiovisive e archivi digitali’ sul tema sempre più cruciale di come adesso, in era digitale, con smartphone e sharing social nuovi protagonisti e possibili fonti aggiuntive di cronaca, si scriva, si riproduca e si conservi la storia. Nel primo pomeriggio del 27 marzo, dopo un suggestivo approfondimento incentrato proprio sulla nuova dimensione della Public History, c’è stato lo spazio dedicato ancora da Aldo Grasso (direttore scientifico del Centro Ricerca sulla televisione e l’Audiovisivo) alle ‘politiche’ dei principali editori televisivi.

Andrea Salerno, direttore de La7, ha sottolineato quanto e come sia cambiata la relazione tra i media ed il racconto dei fatti destinati ad assumere densità e valore storico. Lo ha fatto raccontando come, ancora nel 1978, ai tempi del sequestro di Aldo Moro, non ci fosse una piena consapevolezza del valore dei materiali che si producevano quotidianamente con le news e gli approfondimenti. “I tg di quei 55 giorni sono quasi tutti persi, rimangono per fortuna i Gr” ha detto Salerno. Già nel 2001, però, è la tv a raccontare la vita in diretta mostrando gli arei che sfondavano le Torri Gemelle. Mentre nel 2015, nella tragedia del Bataclan, sono filmati video corti postati by twitter a illuminare su quello che stava avvenendo a Parigi. Preservare la logica e la correttezza di avvenimenti, “mantenendo la sequenza”, contestualizzando senza per forza spettacolarizzare, sono due aspetti del racconto storico de La7. Che – in un’emittente d’informazione, che non produce fiction – funge da elemento “supplementare” ma non centrale della lettura del presente e del passato.

Simone D’Amelio, content e creative director di A+E Netowrks Italia, che nel globo e nel nostro Paese produce History Channel, ha parlato dei nuovi prodotti televisivi ibridi, sempre più innovativi, che la possibilità di ricorrere ai punti di vista dei nuovi device e ai personal archive rende possibile. Ma nel preparare uno speciale sui 10 anni del terremoto de L’Aquila, History ha trovato tanto materiale utile negli archivi delle tv locali.

Gianpaolo Tagliavia, ora ad di Rai Pubblicità, ma protagonista per la tv pubblica del lancio di raiplay, ha sottolineato come la proposta ‘consumer’ di questo tipo di contenuti da parte della tv pubblica sia stata resa possibile dalla digitalizzazione dei materiali e da tante altre scelte industriali operate negli anni da Viale Mazzini. Le Teche, per converso, già adesso possono offrire – secondo modalità e costi diversi, in qualche caso gratis – un patrimonio enorme di contenuti ‘storici’ a chi studia e agli operatori professionali.

Laura Carafoli, chief content officer Discovery Souther Europe, ha spiegato come la proposta di content di tipo ‘storico’ sia entrata più costantemente nella proposta editoriale del gruppo da quando, nel 2015, ha esordito nel bouquet il canale generalista Nove. Più della “Grande Storia” però, nei palinsesti di Discovery è finora entrato il racconto di certe vicende giudiziarie, con l’approfondimento sul Delitto di Avetrana, ma anche un contenuto internazionale come ‘I Grandi Papi’ e, by Matteo Renzi versione divulgatore, una ricognizione sulle bellezze di Firenze. Un successo, in Spagna, infine, su DMAX, è stato il racconto della guerra civile a colori.

Da Discovery a Mediaset, le differenze sono tante. Se nella ricerca storica per raccontare il cambiamento c’è chi ritiene legittimo utilizzare come chiave interpretativa quella delle modifiche del paesaggio, “è lecito guardare alle mutazioni della tv, anche della sua quotidianità più minuta, per decodificare i cambiamenti della società, dell’economia della cultura”. Marco Paolini, direttore generale del palinsesto e distribuzione Mediaset, ha risposto così ad Aldo Grasso che gli chiedeva se certi contenitori trash, alla fine, non raccontassero del Paese, molto di più di certe produzioni più costruite. Paolini ha raccomandato un’analisi non superficiale di quelli che nono affatto prodotti ‘ingenui’ e non scritti e poi ha enucleato le diverse opzioni sul tema per un gruppo come Mediaset. Per Canale 5, la fiction ‘storica’, emotivamente connessa con il vissuto del Paese, non sempre con successo, è una prima chiave. Ma poi ci sono anche i cicli di film di Iris, i contenuti più specifici di Focus nel bouquet di canali e di possibilità di Cologno.

Che tipo di ruolo – rispetto alla produzione di ‘storia’, ma anche nel nuovo quadro dell’offerta di news dell’era attuale – svolge un canale all news come SkyTg24? “Pensiamo di dare l’anteprima della storia, ma fatalmente non possiamo sapere quale parte della cronaca lo diventerà…” ha spiegato il direttore, Giuseppe De Bellis. Spesso è l’evoluzione stesa della cronaca, che s’impone come storia con la ‘s’ maiuscola. La concorrenza dei social nel racconto in tempo reale di quanto accade? Per De Bellis è il fornire già un certo grado di approfondimento, di contestualizzazione, ordine per rilevanza che smarca una tematica di news dal confronto con i contenuti prodotti da altri soggetti e offre un posizionamento diverso dai disintermediatori.

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