Revenge porn, M5S: misure più stringenti per i provider. Il Web non sia un Far West

“Mi auguro che il dibattito parlamentare sul ddl per l’introduzione del reato di revenge porn (la pubblicazione e diffusione di immagini e video a carattere sessuale senza il consenso del diretto interessato, ndr) possa intervenire per introdurre misure più stringenti contro i provider, il cui ruolo è determinante. Oggi la tecnologia consente il riconoscimento automatico di chi posta questo tipo di materiale. Se si interviene prima che queste immagini vengano diffuse, riusciremo a risparmiare grandi sofferenze a moltissime persone e a salvare la vita a qualcuno”. Lo ha dichiarato il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Salvatore Giuliano, in quota M5S, nel corso della conferenza stampa di presentazione del ddl in discussione in commissione Giustizia del Senato.

Un momento della conferenza stampa

“La politica deve intervenire per un uso più consapevole del web – ha rilanciato la senatrice Elvira Evangelista (M5S), prima firmataria del provvedimento – è questo ciò che manca tanto ai minori quanto agli adulti. Serve conoscere diritti e doveri, gli strumenti informatici vanno utilizzati al meglio ed avere anche dei limiti. Non è possibile che il web e i social siano usati e siano senza regole, come un vero e proprio Far West”. Per il momento il ddl prevede la possibilità di inoltrare al gestore del sito internet o dei social media istanza per oscuramento, rimozione o blocco delle immagini, ma il provvedimento è “aperto a miglioramenti con il contributo di tutti” ha auspicato Evangelista.

In questo quadro un ruolo centrale spetta alla scuola, sotto il profilo educativo e culturale. Il ddl prevede che il ministero dell’Istruzione stabilisca linee guida per la formazione degli studenti e del personale scolastico, con l’introduzione di un referente che organizzi attività di progetto ma che sia anche un primo centro di ascolto e assistenza.

In base ad una ricerca Osservatorio nazionale adolescenza-Skuola.net su 6.500 giovani tra i 13 e i 18 anni risulta che circa 1 su 4 almeno una vota si è lasciato andare a effusioni virtuali a base di foto sexy, lasciando aperto il campo ai ricattatori del web. Il 12% di chi ha fatto sexting è stato minacciato di veder pubblicate le immagini, il 15% ha dichiarato che le sue foto siano state successivamente condivise con altri. Più in generale, il 67% degli italiani è on line, ma solo il 27% è consapevole che se invia a un amico immagini di qualsiasi genere, queste possano essere divulgate senza il suo consenso e appena il 15% prende precauzioni nell’invio. Allarmante il fatto che solo il 31% è a conoscenza che divulgare immagini intime senza consenso dell’interessato sia un reato punito dalla legge. Solo il 10% dei genitori con figli minorenni vigila sui contenuti dei loro telefonini. Il 27% degli italiani ha ricevuto immagini osè senza averle richieste, ma nessuno ha inoltrato denuncia, il 40% l’ha cancellato, il 52% lo ha conservato.

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