Storia e Memoria, il ruolo dei media. Al convegno Intesa-Sanpaolo la centralità degli archivi, il valore e la promozione

Mattinata conclusiva dedicata soprattutto agli archivi, oggi al convegno ‘La Storia pubblica. Memoria, fonti audiovisive e archivi digital’, organizzato da Intesa Sanpaolo alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala a Milano.

Michele Coppola e Aldo Grasso

Aldo Grasso, direttore scientifico Ce.R.T.A. – Centro di Ricerca sulla Televisione e l’Audiovisivo, editorialista del Corriere della Sera e curatore del convegno ha introdotto i lavori, aperti con l’intervento di Michele Coppola, direttore arte, cultura e beni storici di Intesa Sanpaolo , che ha illustrato i vari aspetti del progetto cultura della banca, di cui sono un esempio il convegno e la sua stessa sede – le Gallerie d’Italia – e che comprende la promozione e la valorizzazione dell’archivio storico del gruppo.

Guido Guerzoni e Aldo Grasso

Dopo di lui, Guido Guerzoni della Università Bocconi , riprendendo la discussione della prima giornata su come il digitale ha cambiato il rapporto tra media e storia, ha ribadito che ciò non va considerato dal punto tecnologico ma da quello delle scelte culturali. Insomma, la tecnologia deve essere al servizio della narrazione.

Agostino Giovanoli

Agostino Giovanoli, della Università Cattolica di Milano, partendo dalla definizione di Public History – “campo delle scienze storiche a cui aderiscono storici che svolgono attività attinenti alla ricerca e alla comunicazione della storia all’esterno degli ambienti accademici nel settore pubblico come nel privato, con e per diversi pubblici” – si è chiesto chi è davvero il ‘public historian’ per, poi, affermare che fare storia per il pubblico “può portare anche a risultati non gradevoli”. Infatti, Giovanoli ha sottolineato che, per quanto riguarda l’uso del passato, basta navigare nel web per trovare di tutto e di più riguardo alla questione della Shoah e verificare che sul tema la conoscenza storica è nettamente perdente rispetto alla quantità di siti negazionisti. Un fatto che pone un problema complessivo nel rapporto della società con il passato, che riguarda soprattutto le nuove generazioni.

Anna Sfardini e Massimo Scaglioni

Entrando più direttamente nel tema degli archivi, Anna Sfardini e Massimo Scaglioni, dell’Università Cattolica, hanno parlato di una digitalizzazione sostenibile e della formazione dei curatori digitali, proponendo una serie di domande – come evitare i rischi di obsolescenza?; quale forma narrativa è più efficace per la divulgazione e la fruizione degli archivi?; come rendere gli archivi sostenibili anche in chiave di cooperazione nazionale e internazionale? – ai partecipanti alla tavola rotonda conclusiva. Un dibattito a cui hanno partecipato, Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Teche (una miniera di 3 milioni di materiali tra pellicole, nastri magnetici nei più diversi formati); Enrico Bufalini, direttore archivio storico Luce Cinecittà; Barbara Costa, responsabile archivio storico Intesa Sanpaolo (che ha aggiunto al suo patrimonio nel 2015 il grande archivio fotografico Publifoto-Milano: circa 6-7 milioni di fotografie); Andrea Moroni, Fondazione Corriere della Sera; Laura Ronzon, direttore Museo della Scienza e della tecnologia; Sergio Tofetti, presidente Museo del Cinema di Torino; Elisabetta Ballaira, responsabile Cultura e comunicazione Fondazione 1563 per l’arte e la cultura della Compagnia San Paolo.

Nella mattinata finale del convegno è stata protagonista una figura in carne ed ossa: l’archivista. Personaggio che trova sempre più spazio in una serie di diverse istituzioni culturali, tutti lo cercano, a partire dalle banche nazionali. “Non è un problema l’età “, spiega a Primaonline.it Barbara Costa, responsabile dell’archivio storico Intesa San Paolo: ”Riceviamo richieste di professionisti che hanno lasciato l’azienda per raggiunti limiti di anzianità e che vorrebbero partecipare all’avventura nella direzione di arte, cultura e beni storici. Un’avventura che parte dalla prima pergamena del 1472”.
Non mancano giovani e giovanissimi. Per diventare archivista serve un diploma di studi superiori e un master biennale, preferibilmente a Roma. “Fare l’archivista in un grande istituto di credito consente di operare su una base di 90mila donne e uomini, tanti sono i dipendenti di Intesa Sanpaolo”, dice ancora Barbara Costa. “Siamo a disposizione di strutture molto importati del gruppo, come la comunicazione interna, e la direzione legale,

 

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