Silvio Berlusconi si interesserà in prima persona della situazione al Giornale

“Ho visto” la lettera-appello dei giornalisti della sede romana del Giornale che chiedono un intervento contro la chiusura, “adesso ci penso, c’è qualcosa nella legge sul conflitto di interessi che non mi dovrebbe consentire di interessarmi di fatti che riguardano la stampa. Comunque mi interesserò”. Lo ha detto sabato Silvio Berlusconi lasciando il palazzo dei Congressi dell’Eur dove ha festeggiato i 25 anni di Forza Italia e presentato il simbolo per le europee.

Silvio Berlusconi (Foto ANSA/CLAUDIO PERI)

Di “segnale di attenzione importante” parla Stampa Romana in una nota e il Cdr del Giornale accoglie “con soddisfazione le dichiarazioni” di Berlusconi. Di seguito il testo della lettera a Berlusconi dei giornalisti di Roma del Giornale:

“Caro presidente Silvio Berlusconi, il prossimo 30 aprile la redazione romana del Il Giornale chiude. È la fine di una lunga avventura iniziata nel 1974, la fine di un mondo e di un punto di riferimento ideale e culturale. È una scelta aziendale che ha riflessi pesanti sulle famiglie dei giornalisti: madri o padri divisi dai figli, mogli o mariti costretti a giocarsi a testa o croce chi deve rinunciare al proprio lavoro. Ci dicono: è inevitabile. Non ci sono altre strade per far quadrare il bilancio. Il risultato è che ci troviamo con le spalle al muro. Ma è davvero questa l’unica strada?” A chiederlo in una lettera aperta, sono i giornalisti della redazione romana de Il Giornale. “E quanto costa invece a livello di immagine, di prospettive future, di strategie aziendali – aggiungono nella lettera a Silvio Berlusconi – chiudere la redazione cardine di un giornale politico come il nostro? Forse la chiusura non è l’unica risposta. Forse ci sono altre strade. Forse ci possiamo sedere intorno a un tavolo e trovare nuove soluzioni, come è sempre stato nella storia del Giornale. Noi siamo disposti a trattare, a trovare insieme all’azienda un’idea alternativa per il bene di tutti. L’inevitabile non può essere tagliare con un colpo secco – e a sorpresa – anni e anni di storia. Non vogliamo arrenderci al gioco dell’aut aut. Non serve a nessuno. Non è nello spirito di questo quotidiano. È a Lei, Presidente, che ci rivolgiamo: inventi lo spazio per una mediazione. Un’azienda non è fatta solo di numeri. Il suo destino dipende sempre dal capitale umano”.

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