Rivoluzione Guglielmi, Giancarlo Leone racconta ‘I sette anni a Raitre cambiarono la storia della televisione italiana’

Nel suo blog sull’Uffpost Italia, Giancarlo Leone Amministratore Delegato di Q10 Media  e presidente di Apa, ricorda  la figura di Angelo Guglielmi e ‘I  sette anni che cambiarono la storia della televisione italiana’.

Dal 1987 (pochi anni dopo l’avvento delle emittenti private nazionali e la concorrenza al ribasso della qualità televisiva) al 1994 irrompe e perdura a Rai3 l’intellettuale fuori dagli schemi che era stato uno dei protagonisti del Gruppo 63, un movimento di scrittori, critici e studiosi animati spontaneamente (senza alcun manifesto o codice scritto) dal desiderio di sperimentare, innovare e rompere gli schemi tradizionali della cultura dell’epoca.

Angelo Guglielmi (foto Olycom)

Per la verità ancora prima di dirigere la terza rete Guglielmi aveva già dato prova di una non comune originalità a Rai1, quando tra il 1976 ed il 1978 fu capostruttura della rete e tra gli ideatori di “Bontà loro” condotto da Maurizio Costanzo.

Ma i sette anni che cambiarono la televisione – e che portarono Rai3 da uno scarso 3% di ascolti al 10% – restano un momento storico nella ideazione di un nuovo modello televisivo di cui ancora oggi si vedono gli effetti. Molti, impropriamente, la definirono allora tv verità perché attingeva spesso dalla cronaca e della realtà e si spingeva in modo non convenzionale nei meandri della politica e dell’approfondimento culturale, ma i titoli di allora si ispiravano ad una filo logico ben più sofisticato: portare in televisione tutto quello che non era stato fatto fino ad allora, mescolando talvolta anche il basso e l’alto, raccontare la realtà in modo del tutto nuovo, con una visione di parte (in questo senso non generalista, ma con una forte lettura tematica degli avvenimenti) e con una buona dose di ironia e dissacrazione.

Tutti questi elementi mancavano nel panorama televisivo di allora e la linea editoriale di Rai3 – sebbene non fosse stata mai oggetto di una vera e propria teorizzazione (esattamente come era avvenuto anni prima per il Gruppo 63) – sembrava essere quella di occupare tutti quegli spazi (ed erano tanti) non percorsi dagli altri canali televisivi.

Così nacquero titoli cult quali Un giorno in pretura, Profondo Nord, Milano-Italia, Samarcanda, Chi l’ha visto, Mi manda Lubrano, Telefono giallo, radicati nella cronaca e nella politica con la novità di renderli appassionanti nel racconto, anche emotivo, e di utilizzare linguaggi nuovi, dove il telespettatore trovava spesso nel pubblico in studio un nuovo elemento della narrazione televisiva, anche distonica rispetto alle proprie opinioni, e – laddove c’era soltanto lo studio senza pubblico – da casa si veniva proiettati per la prima volta nelle vicende più misteriose e cupe del nostro Paese come se prima di allora quegli argomenti fossero stati banditi dalla programmazione.

L’altra caratteristica vincente delle rete di Guglielmi fu quella di consacrare l’ironia e la satira come elementi fondanti dello spettacolo televisivo, come necessaria aggiunta ai tanti show di intrattenimento puro (soprattutto Rai1) o innovativo e spesso trash dei canali privati. In questo Il portalettere di Chiambretti, La tv delle ragazze, Avanzi, Quelli che il calcio ebbero un ruolo decisivo nell’aprire nuove strade al genere dell’intrattenimento culturale ed informativo poco praticato fino ad allora.

Michele Santoro, Giuliano Ferrara, Fabio Fazio, Piero Chiambretti, Serena Dandini, Daniele Luttazzi, Antonio Lubrano, Beniamino Placido, Donatella Raffai, Paolo Guzzanti, Corrado Augias, Giovanna Milella, Roberta Petrelluzzi, Sabina Guzzanti, Corrado Guzzanti, Marco Messeri, Federico Zeri solo per citarne alcuni (ma l’elenco sarebbe interminabile), insieme ad alcuni grandi dietro le quinte quali Angelo Balassone e Bruno Voglino, furono tra i tanti protagonisti di quel settennato.

Oggi, a distanza di 25 anni dalla conclusione di quella era televisiva, si vedono ancora le tracce di quel percorso: alcuni di quei programmi sono ancora in onda, altri sono stati clonati e rivisti, altri ancora resistono a tutte le intemperie e continuano a dare il senso di quella Rai3. Uno tra tutti Blob, programma creato insieme a Enrico Ghezzi e Marco Giusti, che forse più di tutti può spiegarci ancora oggi – con i frammenti dell’essenza televisiva – chi è davvero Guglielmi. Un uomo curioso alla ricerca delle sue verità. E tra pochi giorni anche Blob avrà il suo degno anniversario. Il prossimo 17 aprile compirà trent’anni. Un terzo di quelli che compie oggi Angelo Guglielmi. Forse lo vedremo protagonista di quella puntata. Spezzoni, qua e la, di sue interviste, che rilasciava sempre con un malcelato disgusto, perché il protagonismo non è mai stato il suo forte, ma la sua forza si.

 

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