Radio Radicale, Crimi: come mai il 25% è di una holding finanziaria? Perchè teme di chiudere se ha un socio che vale 2 miliardi di euro?

“Negli ultimi giorni si parla tanto della ‘voce libera’ di Radio Radicale, che senza aiuti dello Stato rischierebbe di ‘spegnersi’. Dal 1994 ad oggi Radio Radicale ha percepito contributi pubblici per oltre 200 milioni di euro (14 milioni di euro l’anno). La radio fa capo alla società Centro di Produzione Spa. Chi sono i soci di Centro di Produzione Spa? Le quote sono così suddivise: Associazione politica nazionale Lista Marco Pannella: 62,68%; Lillo Spa: 25,00%; Cecilia Maria Angioletti 6,17%; Centro di Produzione Spa 6,15%”. E’ quanto scrive su Facebook Vito Crimi, sottosegretario M5S con delega all’Editoria.

“Tra i soci in elenco – evidenzia l’esponente grillino – desta interesse la partecipazione della società Lillo Spa, che ha sede a Gricignano di Aversa e ha un fatturato di 2,3 miliardi di euro. Si tratta di una holding finanziaria attiva nel campo della grande distribuzione alimentare. La Lillo Spa è di proprietà della famiglia Podini. E nel consiglio d’amministrazione di Centro di Produzione Spa (l’emittente di Radio Radicale), Marco Podini e Maria Luisa Podini ricoprono la carica di consiglieri”.

“Mi chiedo come mai una holding finanziaria della grande distribuzione sia titolare del 25% di Radio Radicale. E mi domando: come mai Radio Radicale teme di chiudere se ha un socio d’affari che vale oltre 2 miliardi di euro?”, rimarca ancora Crimi.

La risposta di Radio Radicale
‘La presenza della Holding Lillo tra gli azionisti di Radio Radicale è nota da quasi 20 anni, cioè da quando
Marco Podini, con la Pasubio Spa, acquistò la quota il 27 marzo del 2000 aderendo all’appello pubblico di Marco Pannella pubblicato a pagamento sul Corriere della Sera”. Lo scrive Radio Radicale in una nota rispondendo così al post del sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi.

‘La Pasubio Spa – prosegue la radio – acquistò una quota del 25% con un investimento che aveva chiara natura filantropica e, già allora, mirava a garantire la sopravvivenza del servizio pubblico di Radio Radicale”.

”La ripartizione azionaria è nota e pubblica sul sito della Radio”, tiene a sottolineare la Radio che conclude con una precisazione: ”L’importo ricevuto da Radio Radicale negli ultimi anni non è di 14 milioni ma di 12,1 composto da 10 al lordo dell’IVA (8,1 netti) corrispettivo per la trasmissione delle sedute parlamentari e 4 di contributo per l’editoria in quanto impresa di informazione che svolgeattività di interesse generale in base alla legge 7 agosto 1990 n. 230”.

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