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NEL NUMERO – Fabrizio Salini, amministratore delegato della Rai, ha accettato di raccontare alla nostra Anna Rotili, i punti principali del suo piano industriale per fare della Rai una media company moderna di servizio pubblico. Una storia importante che è diventata la copertina del numero di aprile di Prima. Non è stato facile accordarsi per l’appuntamento, perché c’era sempre l’attesa della convocazione della commissione di Vigilanza Rai che incombeva. Poi venerdì sera alle sette finalmente Salini si libera dei molti impegni e Rotili arriva a Viale Mazzini e attacca il registratore.

Pragmatico e prudente, Salini racconta di essere arrivato al vertice della tv pubblica “pensando di volerla cambiare in senso multimediale. Ma non è un piano rivoluzionario, mi piace chiamarla una riforma un po’ ambiziosa”, e nega che sia una riorganizzazione che moltiplica le poltrone: “Il termine ‘poltronificio’ fa parte della narrazione a volte un po’ pesante che si fa sulla Rai, ma non è questo il caso. Alla fine del processo”, afferma l’ad, “costi e poltrone saranno diminuiti. Non a tutte le nuove funzioni corrisponderà una direzione. In ogni caso, parliamo di una razionalizzazione per lavorare meglio, ottimizzare le risorse e abbassare i costi”.

Alla domanda sul perché abbia deciso una riforma così radicale che mette i contenuti al centro e depotenzia le reti, Salini risponde: “La Rai oggi ragiona per comparti, con canali e una programmazione molto rigida, un modello che funzionava quando le persone avevano comportamenti prevedibili e c’era la tv degli appuntamenti. Di fronte a un consumo dei media, che cambia in maniera così veloce e imperscrutabile, la sfida non è nel prevedere cosa succederà, ma nel mettere le strutture di un’azienda televisiva in grado di adeguarsi velocemente a quello che succederà”, dice Salini, che sottolinea, “l’esigenza di disegnare una Rai più efficiente. La parte Corporate l’abbiamo posta sotto il direttore generale (Alberto Matassino: ndr). Per l’area editoriale il piano industriale prevede una semplificazione con un direttore della Distribuzione, un direttore Marketing e un coordinatore delle nuove direzioni di genere, che rispondono all’amministratore delegato. Proprio perché l’obiettivo cardine è quello di porre i contenuti, il prodotto, al centro, per far diventare la Rai una media company di servizio pubblico”.

È un progetto importante, che rigira la Rai come un guanto, e c’è da sperare che manager, giornalisti e sindacati collaborino alla sua attuazione. E che soprattutto i politici non scassino tutto con le loro manie predatorie o punitive.

In questa rivoluzione del modo di produrre, creare e mettere in onda della Rai, un peso rilevante, a proposito di politica, l’ha il Pd, che finora è stato su posizioni di dura opposizione per il modo discutibile in cui si è arrivati alla nomina di Foa a presidente.

Importante il ruolo che avrà anche sulla Rai il nuovo segretario del Pd Nicola Zingaretti, di cui Natalia Lombardo fa un ritratto curioso e interessante rafforzato da un’analisi dei nostri bravi collaboratori di Reputation Science sull’anima social del neo segretario, molto presente e organizzato sul fronte dell’online e, che dietro a un’aria sorridente e amicale sui social ha una strategia puntuta in cui domina l’antagonismo come modalità di comunicazione. Leggere per credere.

Urbano Cairo ha deciso che Rcs MediaGroup tornasse a dare dividendi ai suoi azionisti, che da dieci anni erano a bocca asciutta. Che cosa ha fatto l’editore per risvegliare il gigante editoriale da quando è entrato nel luglio del 2016? Una quantità di iniziative impressionanti: le abbiamo registrate in ordine cronologico.

Grandi storie di comunicazione non mancano mai su Prima. Raccontano l’anima delle aziende più di qualsiasi bilancio e annual report. C’è la storia di Salini Impregilo, colosso italiano presente in tutto il mondo, che costruisce ponti, gallerie, dighe e porti. Saranno loro a occuparsi della costruzione del nuovo ponte, progettato da Renzo Piano, che sorgerà al posto del Morandi a Genova. Non solo ingegneria, ma anche cultura storica e artistica, come testimoniano mostre, libri e un bel magazine web.

Un altro racconto affascinante è quello di Manuela Kron, la nuova responsabile marketing consumer communication di Nestlé Italia, cui affianca dal 2007 la responsabilità corporate affairs, che ci fa capire l’importanza della cultura dell’alimentazione per il gruppo svizzero fondato nel 1867 che, oltre a essere leader nel caffè, cioccolato e bevande, è un colosso negli integratori e prodotti per la buona salute.

E sempre come forza comunicativa, chi riesce a fare di più con pochissimi mezzi della Fondazione Veronesi per la ricerca, che realizza una campagna di raccolta fondi con oltre 200 volti noti e micro influencer? C’è da imparare e anche da donare, perché tutto quello che la Fondazione fa è a favore della scienza, dei giovani ricercatori e di tutti i noi.

Ecco questi sono degli assaggi di quello che potete trovare su Prima Comunicazione nella versione cartacea in edicola e in quella digitale su sfogliatore, tablet e smartphone.

Non siate pigri. Non accontentatevi dell’online.
L’informazione non è solo sapere, è anche potere.

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