Rai, Salini: certezza di risorse e di governance per l’autonomia. Al via il percorso verso newsroom unificata

“Alla Rai servono certezze economiche e di governance: solo tali certezze possono garantire concretamente quell’autonomia da tutti auspicata”. A rivendicarlo l’ad del servizio pubblico, Fabrizio Salini, nel corso dell’audizione in commissione di Vigilanza.

“Un’azienda di servizio pubblico ha bisogno di risorse economiche certe” e di “una governance più stabile e di lungo respiro, per ridurre i periodi di stallo”, ha rimarcato Salini. Con lui, davanti ai commissari della bicamerale anche il presidente di Viale Mazzini, Marcello Foa.
“Un’azienda di servizio pubblico alla quale vengono giustamente chiesti impegni duraturi  ha bisogno di risorse economiche certe. E’ vero, la Rai ha il canone, ma la programmazione deve sempre passare per le revisioni dell’importo unitario o i prelievi decisi all’ultimo momento”, ha rilevato l’ad. “Un’azienda che compete sul mercato globale non può essere messa in condizioni di rivedere tutto improvvisamente”.
Tutto questo, ha riassunto Salini, darebbe all’azienda “più velocità e possibilità di competere in modo più deciso e proficuo sul mercato“. La Rai “va allontanata dall’idea di essere solo pubblica amministrazione, per muoversi rapidamente in un mercato che evolve velocemente anche sul piano della tecnologia”.

Fabrizio Salini (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

I conti Rai: ritorno all’utile nel 2021 – Guardando ai bilanci di viale Mazzini, Salini ha previsto “un ritorno all’utile nel 2021: sul 2020 pesano infatti le Olimpiadi estive e gli Europei di calcio”. Nel triennio del piano industriale, ha spiegato in Vigilanza, “la Rai ha previsto di indirizzare circa 170 milioni per il potenziamento dell’offerta e ulteriori 200 milioni per la liberazione della banda 700, il rafforzamento tecnologico e del patrimonio immobiliare”. Sono investimenti “rilevanti – ha rivendicato – in un panorama già complesso anche a seguito del mancato riconoscimento integrale dell’extragettito del canone, per un valore pari a 100 milioni annui solo parzialmente compensati dai 40 milioni di contributo”.
La Rai “ha comunque l’obiettivo di garantire l’equilibrio economico della gestione a regime“. Un risultato legato anche alla “riduzione dei costi nel triennio di circa 100 milioni”. Il piano industriale, ha ricordato, prevede inoltre “interventi mirati di razionalizzazione dei costi sia sugli appalti editoriali sia sulle collaborazioni esterne tra cui quelle artistiche”, quantificabili in 15 milioni nel triennio.

Nel suo intervento in Vigilanza, Salini si è soffermato anche “sulla posizione finanziaria netta, ovvero il livello di indebitamento aziendale. Il piano prevede una posizione finanziaria nel 2021 di circa 590 milioni di euro contro i 480 del 2019. Tale livello di indebitamento è determinato dall’incremento degli investimenti per il ‘refarming’ della banda 700 (ovvero investimenti connessi ad un obbligo di legge e dunque non rinviabili) e dagli investimenti di adeguamento del patrimonio immobiliare. Complessivamente il piano ha dovuto stanziare circa 200 milioni per investimenti una tantum (e dunque non ripetibili nel futuro) che hanno determinato il peggioramento della posizione finanziaria netta. Non considerando tali investimenti, il livello di indebitamento si attesterebbe ad un fisiologico livello di circa 380-400 milioni di euro. Pertanto, ha chiosato, la posizione finanziaria prevista nel piano è da considerarsi comunque su livelli sostenibili anche in ragione dei confronti con altri operatori televisivi sia nazionali sia europei che hanno dimensioni di indebitamento ben più alti”.

I contenuti del piano industriale – La Rai ha il dovere di mantenere la  leadership sul fronte dei contenuti informativi ma deve anche  soddisfare gli obblighi del contratto di servizio ed ha una propria  responsabilità in materia culturale, per questi “maggiori vincoli nel  confronto con altri gruppi” televisivi “non può agire esclusivamente  con logiche di mercato”, ha sottolineato poi l’ad Rai Salini, ribadendo che in questo senso  va il Piano Industriale per il triennio 2019 – 2021, e che punta a “completare la transizione da broadcaster a public service media”.

Tra le novità che il servizio pubblico introdurrà ci sono un nuovo canale in inglese “per raccontare l’Italia al mondo nella lingua del mondo” e “un canale istituzionale, non solo di flusso, ma di approfondimento, per garantire ai cittadini un servizio giornalistico che racconti il lavoro delle istituzioni e in particolare quello legislativo”.

“Con la nuova testata multipiattaforma per l’informazione, che nasce dall’integrazione di Rainews24, Rainews.it, Televideo e Tgr, si avvierà di fatto il percorso per una newsroom unificata“, ha affermato Salini illustrando i contenuti del piano industriale.
Previsto anche il potenziamento dell’identità delle reti tematiche. “Rafforzeremo Rai4 connotandolo come un canale prevalentemente maschile e introdurremo una nuova rete prevalentemente femminile che nasce dall’integrazione di Rai Movie e Rai Premium”.

Tra le altre mosse previste dal piano industriale, “rafforzeremo l’offerta radio, focalizzeremo Rai Gulp sul segmento 8-11 anni e sposteremo Rai Scuola online che è la modalità più utile per la sua fruizione”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Di Nicola (M5S): fondamentale una legge di riforma della Rai

Di Nicola (M5S): fondamentale una legge di riforma della Rai

Mise: chi si insedierà negli uffici di Largo Brazzà? Apertissima la partita per la delega alle tlc

Mise: chi si insedierà negli uffici di Largo Brazzà? Apertissima la partita per la delega alle tlc

Giletti: in Rai se devi spostare un tavolino,  devi mandare cinque mail; La7 ha una struttura agile

Giletti: in Rai se devi spostare un tavolino, devi mandare cinque mail; La7 ha una struttura agile