Foa: contro le fake news servono pluralismo, onestà e autorevolezza. La Rai ha professionalità e risorse per essere riferimento

Quello delle fake news “è un fenomeno reale, va combattuto”, anche perché una “buona informazione e una stampa libera sono fondamentali per la democrazia”. A dirlo è il presidente della Rai, Marcello Foa, in una lectio aperta agli studenti del master in International Screenwriting and Production di Almed in collaborazione con il master in Giornalismo dell’Università Cattolica. Per combattere le notizie false servono “professionalità, onestà intellettuale, capacità di aprirsi a più culture, orientamenti politici, pluralismo autentico e autorevolezza”.
Un percorso lungo che bisogna intraprendere, in cui bisogna credere perché, ha rimarcato Foa, “una buona informazione è indispensabile per una democrazia sana e veramente al servizio della popolazione”.

Nella foto, da destra Marcello Foa, Giovanni Gobber, preside della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, Armando Fumagalli, direttore del Master in International Screenwriting and Production

Secondo il presidente Rai, la questione fake news è molto più complessa di quello che sembra. “In gioco spesso ci sono interessi più grandi di chi vuole fare click o manipolare il voto ottenendo illegittimamente dei risultati”,  ha spiegato, sottolineando come “per il cittadino comune è difficile” difendersi. “Se noi giornalisti facciamo bene il nostro mestiere e evitiamo di farci strumentalizzare, abbiamo un po’ di umiltà ammettendo i nostri errori quando li commettiamo, questo è un ottimo servizio, perché il pubblico riconosce nei media una fonte di autorevolezza, di rispettabilità e credibilità, che oggi viene sempre più messa in discussione”, ha aggiunto.

“L’unico modo è essere più autorevoli e trasparenti”, ha ribadito, Foa secondo cui i giornalisti dovrebbero essere più consapevoli che quando si tratta di fake news, molti degli attori in gioco utilizzano anche le logiche della “cosiddetta guerra asimmetrica o ibrida”. “Sono tecniche non codificate di orientamento sociale che mischiano guerra psicologica, finanziaria, mediatica, con il dominio degli standard tecnologici e che possono incidere sulla cultura di un paese”, ha spiegato, attribuendo ai social un ruolo chiave in questi contesti.

In questa situazione nella quale il cittadino ha finito per perdere “la fiducia nei media tradizionali”, la Rai “è sempre più importante”.  “La crisi dell’editoria privata, che non rallegra nessuno offre paradossalmente un’opportunità al servizio pubblico, che è più stabile economicamente, in quanto ha risorse grazie al canone, e noi abbiamo veramente l’opportunità di offrire un servizio di garanzia, di tutela, di buon giornalismo ai nostri cittadini. Credo che mai come in questo momento ce ne sia bisogno”, ha affermato ancora Foa, citando anche le professionalità e il presidio del territorio tra gli elementi che possono aiutare il servizio pubblico nel suo compito.

Per evitare distorsioni nell’informazione, ha continuato ancora, “bisogna distinguere la comunicazione istituzionale da quella politica” perché altrimenti “diventa tutto un po’ ambiguo e il risultato ultimo è la sfiducia nelle istituzioni”. “Il pubblico non sempre lo capisce, ma per noi è molto importante. La tendenza è quella di mischiare”, ha chiarito.

 

“Quando un governo, ad esempio, dà delle cifre, delle comunicazioni ufficiali, queste devono essere a prova di qualsiasi polemica politica, perché è l’istituzione che parla, poi c’è il momento in cui il politico difende le sue idee e decisioni quella è comunicazione politica”.
“Quando mischi queste due specialità – ha aggiunto il presidente Rai – crei i presupposti per trarre in inganno il cittadino. Poi la distorsione o manipolazione dei media da parte delle istituzioni credo debba avvenire in momenti molto critici e per ragioni di Stato supreme e non deve diventare uno strumento di lotta politica”. “Da questo punto di vista serve uno sforzo da tutte le parti, altrimenti diventa tutto un po’ ambiguo e il risultato ultimo è la sfiducia nelle istituzioni”, ha concluso Foa.

A margine dell’intervento, Foa ha risposto anche alle domande su un eventuale concorso in Rai. “E’ una questione che non riguarda me, ma l’amministratore delegato”. “Nell’ambito del piano industriale servono delle riflessioni per valutare, laddove siano necessarie, nuove professionalità. In base a questa perlustrazione che faremo si prenderanno le decisioni conseguenti, ma non spetta a me prenderle”, ha concluso.

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