Anica presenta il Rapporto cinema e audiovisivo. Rutelli: settore fondamentale di fronte a sfide epocali

“Le industrie dell’audiovisivo chiedono certezze al governo, al Parlamento, ai regolatori, per poter investire e competere a fronte di aggregazioni enormi che rischiano di colonizzare il Paese se si facesse trovare impreparato”. Così Francesco Rutelli, presidente dell’Anica, in apertura della presentazione a Roma del Rapporto ‘Cinema e Audiovisivo: l’impatto per l’occupazione e la crescita in Italia’, prima ricerca condotta del Centro Studi di Confindustria per Anica.

Francesco Rutelli, presidente dell’Anica

“Siamo un Paese appetibile, per prestigio, mercato e talenti – ha aggiunto Rutelli con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in platea -. Chiediamo che si scelga in modo corale e con visione strategica. Questo per sostenere la localizzazione degli investimenti in Italia, evitare incertezze e lungaggini normative, regolare i diritti e i doveri dei nuovi campioni dello streaming, tutelare la proprietà intellettuale di chi crea, stroncare pirateria e crimini informatici, difendere e promuovere le capacità produttive italiane, far crescere la buona occupazione legata a questa filiera”.

“L’industria dell’audiovisivo – ha sottolineato – è fondamentale per il Paese e deve affrontare sfide epocali”, considerando anche che nel mondo “sono stati investiti 215 miliardi di dollari di acquisizioni negli ultimi 9 mesi, e per i prodotti 15 miliardi solo quest’anno”.

“Il settore audiovisivo è un comparto strategico per l’economia italiana e deve cavalcare le sfide del futuro, che sono innovazione, digitalizzazione e investimenti”, ha aggiunto Vincenzo Boccia, presidente Confindustria, intervenendo in un video messaggio. “E’ fatto per il 90% di piccole imprese che vanno aiutate a crescere e caratterizzarsi per qualità dei prodotti”. “Il cinema produce arte – ha aggiunto – ma anche una percezione del Paese positiva, un punto di attrattiva per il turismo in Italia che è un altro elemento su cui dobbiamo puntare”.

Conte, intervenendo, ha assicurato che “il governo è dalla vostra parte. Dobbiamo tutelare questa filiera che assicura crescita e occupazione ma che ci fa anche emozionare”. E ha aggiunto che intenzione del governo è “proteggere il settore dalla pirateria”, “stiamo lavorando ad agevolazioni fiscali per favorire una crescita del settore” e “interverremo anche affinché i fondi già previsti per la tutela delle sale vengano presto erogati”. Secondo il presidente del Consiglio “bisogna fare in modo che le nostre imprese, in una competizione globale agguerrita, non siano target di iniziative predatorie”.

Grandi applausi poi per la notizia data dal sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Lucia Borgonzoni: “la prossima settimana riapriamo la finestra del tax credit. Devo dire che c’è bisogno di trovare altri soldi, e su questo siamo lavorando”. E ha aggiunto: “quando chiedo l’aumento del tax credit, è perché il settore dell’audivisivo va bene ed è giusto aiutarlo a investire”.

Silvia Costa, eurodeputata per dieci anni e protagonista della politica culturale europea e della battaglia per la difesa del diritto d’autore, ha deciso di non presentarsi alle prossime elezioni. “Ma non abbandonerò il campo”, dice Costa, “continuerò a lavorare per il mondo dell’impresa culturale italiana”.

“Il presidente del Consiglio ha detto cose molto condivisibili – ha aggiunto Costa parlando del sistema audiovisivo – ma resta il fatto che è necessario ci sia un ecosistema digitale europeo equilibrato. Abbiamo fatto una battaglia dura sul copyright, che per me è stata una battaglia di civiltà e di giustizia, perché il lavoro creativo sia pagato il giusto, però tra gli otto Paesi che si sono opposti c’è il nostro Paese. Spero ci sia un ripensamento”.

Silvia Costa

Il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, ha parlato delle piattaforme: “sono i predatori, nel mercato della pubblicità hanno portato via 3-4 miliardi, il che ha impoverito molto la nostra possibilità di competere”. Come ha ricordato Confalonieri, “nello sviluppo del settore audiovisivo italiano la tv ha un ruolo primario – ha ricordato – con oltre il 70% del prodotto audiovisivo italiano. Gli occupati sono 27mila che arrivano con l’indotto a più di 90 mila. Negli ultimi 12 anni le emittenti televisive nazionali hanno investito circa 10 miliardi nella produzione di opere europee”. E ribadendo la necessità di combattere la pirateria, ha fatto i complimenti “a Silvia Costa per quello che ha fatto per il copyright. E lo faccio con una puntina polemica verso il secondo che ha parlato oggi (il premier Giuseppe Conte), perché loro hanno votato contro”.

Fedele Confalonieri

“Sono contento perché anche in un convegno così importante, emerge che il Lazio è la regione leader in Italia nell’audiovisivo e la seconda in Europa, grazie a sei anni di politica attiva sulle produzioni, la formazione professionale, l’internazionalizzazione e il sostegno alle sale”, ha detto il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Quando ci sono talenti e professionalità, con politiche innovatrici i risultati si vedono – ha aggiunto -. Abbiamo finanziato, ad esempio, 67 coproduzioni, stravolgendo i numeri, e portando qui tanto lavoro e tanta qualità”.

Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio e segretario Pd

Quanto emerge dal primo Rapporto ‘Cinema e Audiovisivo: l’impatto per l’occupazione e la crescita in Italia’ è che ogni euro di domanda aggiuntiva di servizi e prodotti audiovisivi, infatti, attiva un effetto moltiplicatore pari a 1,98 euro, ripartito diffusamente a vantaggio di tutta l’economia nazionale. Il moltiplicatore di valore del cinema e dell’audiovisivo, spiegano Anica e Confindustria, dopo il settore delle costruzioni, è il più alto fra tutte le attività economiche.

Il settore, “fortemente integrato nel sistema Paese”, è composto da quasi 8.500 imprese con una dimensione media di 4,5 addetti – pari alla media europea – evidenzia la differenza con gli altri settori dell’economia italiana (a partire dal manifatturiero) dove le imprese scontano una dimensione media significativamente più ridotta rispetto agli altri Paesi europei.

Nelle imprese italiane di audiovisivo e broadcasting si conta un totale di 61 mila posti di lavoro diretti (dipendenti o assimilabili). Nelle filiere connesse ne sono attivati quasi il doppio, circa 112 mila. Per la prima volta viene stimato il valore dell’occupazione indotta, che esiste, quindi, in funzione dell’attività dell’industria audiovisiva. Tra diretti e indiretti, sono 173 mila i posti di lavoro complessivi generati da Cinema, Audiovisivo, Broadcasting.

La ripartizione dei posti di lavoro indiretti

Nel rapporto si mette in evidenza, inoltre, come il comparto dell’audiovisivo attivi lavoro giovane e femminile più della media nazionale (39% di donne vs la media del 36%), oltre che sottolinearne la forte componente di competenze specialistiche, artistiche e tecniche.

La forza lavoro del settore è caratterizzata da una maggiore presenza di under 50 (77% vs 73% di media nazionale); nel settore della produzione, in particolare, un quarto degli occupati ha meno di 30 anni.
Significativo è anche il numero di posti indotti dall’audiovisivo nel settore dei servizi ad alto contenuto di conoscenza: un totale di 43 mila, di cui 26 mila tra ingegneri, architetti, consulenti legali, designer, fiscalisti e 17 mila nelle professioni creative e artistiche.

La produttività del lavoro, in termini di valore aggiunto per addetto, è molto elevata in Italia e risulta terza in Europa dopo Belgio e Germania e prima di Regno Unito, Spagna e Paesi Scandinavi. Nella classifica mondiale dell’Audiovisivo, l’Italia – malgrado l’andamento abbia risentito della doppia crisi economica dell’ultimo decennio, pur difendendosi meglio dell’industria manifatturiera – si trova tra i primi dieci Paesi del mondo. L’export dei prodotti audiovisivi italiani registra una dimensione importante, pari a 890 milioni di euro, molto superiore al valore dell’import infra-settoriale, pari a 120 milioni.

Viene poi evidenziato come l’avvento della rivoluzione digitale abbia portato a livello globale cambiamenti profondi e strategici che vanno colti e interpretati affinché un settore produttivamente così fertile non rischi la marginalizzazione o si trasformi in un creatore di talenti e competenze attratti altrove. I numeri dicono che questa dinamica si tradurrebbe in ricadute negative anche sul resto dell’economia.

Quello che i dati non possono leggere è il peso del soft power dell’Italia attraverso il racconto per immagini: al valore economico si affianca quello della capacità di costruire la percezione dell’Italia nel mondo, di qualificare la sua offerta culturale e industriale, di attrarre visitatori e operatori, con ricadute sui territori e sulle economie locali.

Dopo la presentazione del Rapporto da parte di Andrea Montanino, Capo Economista di Confindustria e Francesca Medolago Albani, Responsabile Pianificazione Strategica di ANICA, nel pomeriggio intervengono, alternati alle voci dei rappresentanti dell’industria, delle organizzazioni dei lavoratori e delle associazioni: Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali; Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio e Segretario del Partito Democratico; Claudio Durigon, Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Luca Bergamo, Vicesindaco e Assessore alla Crescita Culturale di Roma Capitale; Fabrizio Salini, Amministratore Delegato RAI; Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset S.p.A.; Nicola Maccanico, EVP Sky Italia; Marco Ghigliani, Amministratore Delegato La7; Andrea Castellari, EVP General Manager Viacom Italia; Luca Josi, EVP TIM; Giorgio Tacchia, AD Chili; Rappresentante CGIL, CISL, UIL; Silvia Costa, Parlamento Europeo; Mario Turetta, Direttore Generale per il Cinema MiBAC.

Nicola Maccanico direttore contenuti e canali di cinema e intrattenimento di Sky Italia

 

Leggi o scarica il Rapporto Anica a cura del Centro Studi di Confindustria

Leggi o scarica il documento Anica di scenario sullo stato del cinema e dell’audiovisivo in Italia

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